Quando suini e pecore fanno vincere le elezioni

gregge
Quant’è bella la mia città in periodo elettorale: le piazze che sembrano più pulite e addobbate a festa, il mare un po’ più blu, quell’odore d’estate che comincia a far capolino da dietro le nubi di una lunga primavera, i lidi che riaprono i battenti.

Ma chi se la passa meglio davvero, tra tutte le attività commerciali, sono i panifici: pensate a quanti chili di focaccia saranno stati ordinati e  consumati nei cenoni pre elettorali che nulla hanno da invidiare a quelli di Capodanno. E ancora le pizzerie, i locali notturni, dove dei giovani – forse troppo, per essere adatti alla res publica – distribuiscono i loro “santini” tra una Corona ed un Mojito, rigorosamente offerti dai vari candidati al Consiglio comunale.

Meno eleganza – ma lo perdoniamo, siamo a Messina – l’ha di certo avuta quel candidato che, nell’ultima sera prima del coprifuoco elettorale, ha organizzato una cena a base di “sugo di maiale dei Nebrodi”. Pensare che dei suini possano risultare determinanti al termine di questa bagarre, mi fa venire il voltastomaco. E che dire poi dei candidati sindaco.

Non si capisce bene per quale motivo, improvvisamente, sempre in periodo pre elettorale, un’orda di sette, otto, dieci persone – in questo caso sono in sei – si risvegli dal letargo, organizzi concerti e feste di piazza (tutte pagate con i rimborsi elettorali, quindi con soldi versati dai contribuenti) e dica, con quella convinzione propria dei grandi oratori del passato: “Io amo la mia città, ora è il momento di cambiare”. Ora è il momento di cambiare? No, il momento di cambiare era quarant’anni fa, ma si è sempre deciso che Messina dovesse ricoprire il ruolo di “Città babba”.

Allora, a poche ore dall’apertura dei seggi, da comune cittadino e non da aspirante giornalista, sfoglio la brochure dei singoli candidati. Senza voler considerare i simboli di partito, guardo i loro volti: chi ha gli occhi azzurri, chi porta la barba, chi ha i capelli ricci e chi porta gli occhiali. All’apparenza, sembrano tutte brave persone, quelle a cui affideresti le chiavi di Palazzo Zanca. Poi, però, la tua curiosità viene fuori e porta a chiederti: Ma chi sono queste persone? Chi rappresentano? Scopri allora che quei volti tanto rassicuranti nascondono dietro – tranne che per alcuni candidati – il cancro che ha portato alla paralisi totale, prima, e alla metastasi, poi, questa meravigliosa città.

L’età dei candidati di questa tornata elettorale per la prima poltrona di Palazzo Zanca è compresa tra i 32 ed i 59 anni. Com’è strano che proprio il più “anziano” non sia altro che unica espressione di se stesso… Eppure la festa è ormai finita. Domattina i messinesi andranno al voto. Tutto tornerà alla normalità, anche gli occhi della gente. Tutti vedranno quanto Messina sia precipitata in basso: spazzatura ad ogni angolo delle strade e discarica di Mazzarà S. Andrea “chiusa”, bus dell’Atm che passano una volta si e tre no, il 40% di disoccupazione nella fascia d’età compresa tra i 15 ed i 24 anni.

Messina non può più permettersi di sbagliare, non può più essere affidata sempre alle stesse persone. Vi siete mai chiesti perché, storicamente, dopo un’elezione di un sindaco di centrodestra, alla scadenza del mandato è stato poi eletto un sindaco di centrosinistra? Vi siete resi conto di come, in realtà, destra o sinistra che sia, mai nessuno ha voluto il bene di questa città?

La speranza reale è che i messinesi votino non chi ha portato “in omaggio” a casa la busta della spesa più pesante (fatti realmente accaduti nei quartieri più disagiati di questa città) o chi ha fatto la ricarica telefonica più remunerativa, bensì chi permetterà che tutto ciò non debba più succedere. A far parte del gregge, si finisce sempre col fare una brutta fine.

Hermes Carbone

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2 Responses to Quando suini e pecore fanno vincere le elezioni

  1. Marcello Arico' says:

    lucido, arguto, analitico ma soprattutto Vero!!!!
    Marcello

    Mi piace

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