“Non sapevano che era impossibile, quindi l’hanno fatto”

24 giugno 2013, Messina ha un nuovo sindaco. Renato Accorinti, con una rimonta che segnerà indelebilmente la storia di un popolo, ha battuto, contro ogni pronostico, Felice Calabrò. Non racconterò né chi è l’uomo Accorinti, né qual sia la sua storia politica, bensì quello che ho visto con i miei occhi in uno dei più caldi pomeriggi della storia contemporanea di questa città.

Alla notizia dell’ufficialità della vittoria del pacifista, fuori dalla sede del movimento “Cambiamo Messina dal basso”, in via XXIV maggio, è successo qualcosa di incredibile: al di là dei prevedibili cori da stadio e delle bandiere con arcobaleni, centinaia e, ripeto, centinaia di messinesi in lacrime. Mai visto tanta gente piangere di felicità nello stesso momento. Mai visto tanta gente piangere di felicità per un solo uomo, un uomo che proviene “dal basso”.

Renato Accorinti ha avuto la capacità di far abbracciare, sotto i miei occhi, un punkkabestia con un professore universitario, di mettere d’accordo politici di Destra con giovani dei centri sociali. Renato Accorinti ha avuto il merito, pochi minuti dopo la sua elezione ufficiosa a sindaco di Messina, di aprire le porte di Palazzo Zanca ai suoi concittadini e di riempire piazza Unione Europea con migliaia e migliaia di persone, tra cui due sposini in abito nuziale.

Io ho preferito sedermi sui gradini del Monumento ai Caduti ed osservare a distanza ciò che accadeva. Ogni ceto sociale era ben rappresentato in quella piazza che, mai come quel pomeriggio, aveva saputo dimostrare l'”unione europea” da cui prende il nome. Tante, tantissime mamme con passeggini. Uomini in giacca e cravatta. Stranieri residenti a Messina. Tanti professori universitari. Ma anche giovani, una marea di giovani con negli occhi le lacrime, la speranza e la consapevolezza che, se questa città deve cambiare, non può che ripartire “dal basso”. Al di là dell’appartenenza politica e dell’ideologia di base.

Il futuro sono le nuove generazioni, e nessuno come Accorinti ha saputo trasmettere questo messaggio ai tanti giovani siciliani. Ho pianto anch’io. Ho pianto e non me ne vergogno. È stato il più bel pianto della mia vita. Per la prima volta da 22 anni a questa parte, avevo compreso che Messina – politici e massoneria permettendo – sarebbe tornata ad essere dei messinesi. Davide aveva battuto Golia e riscritto la storia.

Il professore che cammina in bicicletta aveva attirato l’attenzione di storici e sociologi di tutto il Paese, pronti a chiedersi come un solo uomo avesse fatto, “a mani nude, – volendo usare le parole del pacifista – a fermare una portaerei armata”. Renato Accorinti ha sempre amato la sua città, dimostrandolo coi fatti e non con le parole, da uomo e non da politico della peggior specie. La vittoria di Accorinti non poteva che essere la degna conclusione di una splendida storia d’amore che, dopo quarant’anni di lotte e sacrifici, aveva finalmente portato all’unione tra Messina ed il suo nuovo sindaco, il sindaco del popolo. Come recitava uno striscione esposto all’ingresso del Comune di Messina, “Non sapevano che era impossibile, quindi l’hanno fatto”.

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@HermesCarbone

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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