Russo sul piede di guerra coi vertici del Pd messinese: “Io non vado via”

A pochi giorni dall’insediamento di Accorinti sindaco, nel Pd messinese è già ora di contare i danni. Il professore di educazione fisica, l’uomo di tante battaglie pacifiche per la salvaguardia dei diritti del popolo, con una rimonta che passerà alla storia, ha sbaragliato la concorrenza dei partiti dell’on. Francantonio Genovese e del ministro della Pubblica Amministrazione, Gianpiero D’Alia. Mentre ci si chiede cosa non abbia funzionato nella grande macchina organizzativa che avrebbe dovuto condurre l’avvocato Calabrò sulla poltrona di primo cittadino del centro peloritano e si prepara sotto banco il ricorso per il riconteggio delle schede del primo turno, ecco che vengono tirati in ballo i nomi dei possibili responsabili di questa débâcle interna. Il gruppo del Pd di aria renziana, con in testa Francesco Palano Quero ed Alessandro Russo, è quello ad essere stato accusato di “alto tradimento” per via del presunto appoggio fornito al candidato di “Cambiamo Messina dal basso”. Noi de “Il Nuovo – Quello che gli altri non dicono” abbiamo voluto approfondire la vicenda ascoltando le parole del diretto interessato, Alessandro Russo, la cui epurazione dal partito, a giochi ormai fatti, è stata chiesta con veemenza da parte di Felice Calabrò.
Dopo un’ampia disamina sui motivi che hanno portato il Pd a tante micro fratture interne, Russo si è anche espresso in merito alla mancata riconferma come presidente della V Circoscrizione, oltre che sul ricorso al TAR che, con grande probabilità, verrà inoltrato per il riconteggio totale dei voti.

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“Avendo perso anch’io, posso comprendere l’arrabbiatura di Calabrò per via della cocente sconfitta elettorale – dice il presidente uscente della V Circoscrizione – , ma non mi sono sognato di chiedere l’allontanamento di qualcuno dal partito. Felice è un tesserato, quindi con i diritti e i doveri di un qualsiasi altro membro, e non può pensare di chiedere la mia espulsione dal Pd. Noi, in quanto renziani, ci assumiamo la nostra parte di responsabilità, ma queste devono far capo, in primis, a chi sta alla dirigenza del partito”.

E se la sconfitta fosse figlia delle primarie del centrosinistra cittadino? Credi siano state davvero utili al Pd?
“Sinceramente, credo che Calabrò fosse il candidato migliore, certo è che i messinesi hanno capito che avrebbe goduto dell’appoggio dei vertici. Negli ultimi giorni, delle pressioni ci sono state, e chi lo nega è in cattiva fede, ma noi renziani abbiamo comunque dialogato con tutti con grande serenità. È vero, però, che una volta terminate le primarie, ci si aspettava che il vincitore chiamasse gli “sconfitti” per lavorare tutti insieme per il bene di Messina. Sia chiaro, non volevamo poltrone o contentini, si sarebbe solo dovuto lavorare da squadra. Le primarie sono previste dal nostro statuto e, se libere, è giusto che vengano fatte. Nel caso in cui le primarie siano una farsa, il risultato elettorale lo svela subito, come a Napoli o Palermo; mentre a Milano, Cagliari e Genova le primarie sono state regolari”.

Come ti spieghi i 28.000 voti in più di Accorinti rispetto al primo turno?
“Questo è il punto principale di questa vicenda. Piuttosto che puntare il dito contro di noi, bisognerebbe comprendere i motivi di una sconfitta che viene da lontano. Quando Calabrò perde il 25% di voti della sinistra , vuol dire che qualcosa non va. Le responsabilità, oltre che dei dirigenti del Pd, sono anche del Consiglio comunale, inutile girarci attorno. La candidatura di Calabrò non è stata percepita come autonoma. Noi non abbiamo lesinato di consigliare all’amico Felice di allontanarsi dai legami che lo tenevano ben saldo ai vertici del partito, ma i consigli, a giudicare dal risultato finale, non credo siano stati accettati. Se parti dal 49,9% al ballottaggio, non puoi pensare di avere già vinto. Detto questo, la vittoria politica di Accorinti è qualcosa di straordinario”.

Quale ritieni sia stata la maggiore forza del nuovo sindaco di Messina?
“Lui è stato la forza di se stesso, facendo una campagna elettorale da manuale della strategia politica: a costo zero e coinvolgendo la gente da mesi; mentre noi del Pd pensavamo ancora a quale campagna da 70-80.000 euro avremmo dovuto fare. La gente ha votato lui, non un partito. Molti del Pd credo abbiamo votato Accorinti. Non si vincono le elezioni se non si ha un messaggio politico di fondo, e lui lo aveva”.

L’alleanza con l’Udc vi ha giovato o creato danni?
“Credo che l’Udc non abbia votato proprio. Il dato del ballottaggio è emblematico, basta vedere quanto poco si siano impegnati per Felice i consiglieri eletti. Le sezioni in cui avrebbe dovuto stravincere Felice erano deserte”.

Voi renziani, consci di non appartenere a “logiche di partito”, perché volete continuare col Pd e non fondare un nuovo movimento?
“Il mio partito è una casa e devo essere libero di esprimere una opinione. La politica si fa dall’interno degli apparati in cui si è deciso di militare, apparati che proveremo a cambiare, non riuscendoci. È brutto il messaggio di un partito che, non accettando le tue idee, decide di tagliarti fuori. Sembra un messaggio fascista. Qui si parla del centrosinistra messinese”.

Il Partito Democratico, quindi, non è più democratico?
“Il Pd non è mai stato democratico nemmeno alla sua nascita, a Messina come in tutta Italia. Così come siamo, l’elettorato non ci vota. Il partito non è più interlocutore tra la società reale e le istituzioni. Viene lanciato un messaggio di un organo succube di meccanismi propri della vecchia Democrazia Cristiana e del Partito Comunista. Il Pd messinese si passi una mano sulla coscienza e verifichi se ha davvero voluto coinvolgere tutta la città, perché non si possono colmare dei vuoti interni sfruttando negli ultimi mesi di campagna elettorale i social network. Anziché gioire perché è andato a votare il 30% degli elettori, ci si dovrebbe chiedere perché il restante 70% ha deciso di restare a casa”.

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Voi che avete appoggiato Accorinti in campagna elettorale, come lo sosterrete adesso?
“Noi abbiamo solo dato libertà di coscienza. Il Pd dice che noi lo abbiamo sostenuto, ma noi siamo persone all’interno del partito. Renato ci ha coinvolto prima della presentazione degli assessori, ma noi abbiamo rifiutato qualsiasi tipo di incarico e ritenuto fosse fuori luogo far parte della sua squadra di governo. Siamo del Pd e qui vogliamo restare, perché solo con una rifondazione interna potremo aiutare il sindaco”.

È corretto definirvi ancora “renziani” dopo che il sindaco di Firenze è venuto a Messina facendo campagna elettorale in favore di Calabrò?
“Renzi è venuto a Messina solo perché glielo ha chiesto il Pd nazionale, che gli aveva fatto credere che il 49,9% dei consensi al primo turno significasse aver già la vittoria in tasca.
Renzi non è uno stupido, abbiamo pranzato insieme a Comiso e, quando gli abbiamo parlato di Calabrò, lui era a conoscenza di una realtà non corrispondente al vero. Su Messina, il Pd si è comportato in modo cinico e miope. Noi siamo renziani perché Renzi è tutto ciò che non è stato il Pd fino ad oggi. Abbiamo programmato degli incontri a Roma con il suo entourage e già nelle prossime settimane faremo chiarezza e chiederemo spiegazioni di alcuni comportamenti, mettendo la parola fine su questa vicenda”.

Riguardo la IV e la V Circoscrizione, cos’è accaduto?
“È accaduto che io e Quero abbiamo deciso di presentarci con una lista civica, dal momento che il nostro partito, oltre a non riconfermarci dopo i risultati ottenuti negli anni precedenti, non ci ha nemmeno detto grazie. È stata stabilita una candidatura dall’alto, violando lo statuto del Partito Democratico. Nel caso della V Circoscrizione, è stato scelto Santino Morabito, persona appartenente a Sel, che invece ha portato Accorinti. Morabito è una bravissima persona, fa politica da tanti anni e, non essendo vicino all’area Renzi, non può che essere vicino ai vertici del partito (Rinaldi su tutti , ndr)”.

Cosa ha combinato il magistrato Claudia Misale?
“La Misale, poverina, ha sbagliato l’assegnazione dei seggi conquistati da chi, per mesi, ha fatto campagna elettorale. Il magistrato ha attribuito sei seggi a liste che non avrebbero dovuto averne nemmeno uno. È opportuno che Accorinti prenda posizione in merito ad un errore così marchiano. Facendo ricorso al TAR, i consiglieri aventi diritto non dovranno attendere molto tempo per la correzione dei registri. Nel mio caso, chiederemo la riapertura di tutte le schede ed il riconteggio singolo, ma qui la Misale non c’entra, avendo solo trascritto gli errori dei presidenti delle sezioni comprese tra la 153 e la 200”.

Se potessi mandare un messaggio a Calabrò e ai vertici del Pd messinese, cosa diresti?
“Sediamoci tutti insieme attorno ad un tavolo, analizziamo i motivi veri della sconfitta senza dover cercare capri espiatori. Noi renziani vogliamo bene a questo partito, ma così com’è stato condotto non può andare più bene. Dobbiamo fare politica, non favoritismi. Scelte basate sul merito e non sull’amicizia. Felice è una grandissima risorsa di questo partito e credo sia stato mal consigliato. La sconfitta può essere un viatico per la rinascita”.

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p style=”text-align:justify;”>In conclusione, i consiglieri del centrosinistra faranno stregua opposizione ad Accorinti, presenteranno ricorso o lo aiuteranno a governare meglio?
“Sarebbe da miopi fare opposizione a testa bassa. Accorinti è una persona super partes e deve certamente essere aiutato per il bene di Messina. Se viene fatto un atto valido, questo non può essere bocciato per preconcetto, e chi lo farà se ne assumerà le responsabilità. Sul ricorso, sono convinto che, in qualche modo, lo presenteranno. Calabrò non lo farà, ma gli altri non saprei. Mi auguro che i cittadini liberi, quelli che vogliono il bene di Messina, non lo presentino. Accorinti è sindaco ed ora è giusto che governi e si concentri sui problemi di una città che ha bisogno d’aiuto”.

Hermes Carbone

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