Le lacrime (di coccodrillo) di Fabrizio Miccoli

E’ ormai nota anche ai “profani” del mondo del calcio la bufera che ha travolto l’ex capitano del Palermo Fabrizio Miccoli (nella foto

Secondo l’inchiesta della Procura di Palermo, l’ormai ex capitano rosanero si sarebbe rivolto a Mauro Lauricella, figlio del boss mafioso Antonio Lauricella, per recuperare una somma di denaro prestata e mai corrisposta.

Fabrizio Miccoli ha dovuto rispondere davanti ai magistrati in merito alla sua amicizia con Mauro Lauricella e con Francesco Guttadauro (entrambi incensurati), nipote di Matteo Messina Denaro, trapanese latitante (tra i più ricercati al mondo!), boss mafioso, anch’egli ai vertici dell’organizzazione criminale “Cosa Nostra“.

Ma non è finita qui…Più che le sue frequentazioni, peraltro ormai note ai più informati, a far gridare allo “scandalo” sono state alcune intercettazioni nelle quali il calciatore, al telefono, pronunciava le seguenti parole: “Quel fango di Falcone”.

Fabrizio Miccoli

Fabrizio Miccoli, idolo incontrastato dei tifosi palermitani, dopo essere stato interrogato per oltre quattro ore, è scoppiato in lacrime in conferenza stampa, chiedendo scusa all’intera Città di Palermo, e ribadendo: “Sono un calciatore, non sono un mafioso. Io spero solo che la Città un domani possa perdonarmi. Voglio crescere i miei figli nella legalità, ed impegnarmi nella lotta al crimine organizzato”.

Frasi di circostanza? Forse. Le lacrime di Fabrizio Miccoli e la telefonata di scuse a Maria Falcone (che, peraltro, ha smentito di aver ricevuto), sorella di Giovanni Falcone, non possono cancellare l’indignazione (che non è solo dei palermitani, ma di tutti gli italiani) per le offese rivolte, post-mortem, ad un eroe anti-mafia, come fu Giovanni Falcone, trucidato, con la moglie e la scorta, a Capaci, dai boss mafiosi di “Cosa Nostra“.

Scatti, dunque, la sospensione immediata del calciatore da parte della giustizia sportiva della FIGC, in attesa che gli inquirenti della giustizia ordinaria decidano se rinviare a giudizio o meno l’ormai ex attaccante del Palermo.

In casi come questi vanno assolutamente banditi il buonismo e la tolleranza.

Fabrizio Miccoli ha ora davanti a se un lungo percorso di “riabilitazione“: i pentimenti-lampo, manifestati attraverso conferenze stampa organizzate per salvarsi “in corner” (si fa una cazzata, si chiede scusa, e male che vada ci si fa da parte cercando di commuovere la gente e di passare per la vittima di turno), contano molto meno di anni di chiacchiere sterili e di finti atteggiamenti da “profeta in patria“.

Inoltre, questa scandalosa vicenda di Fabrizio Miccoli dimostra un’altra cosa: in Italia ci si può ancora “proteggere” con la propria notorietà in caso di azioni ingiustificabili, vergognose e ributtanti.

Culturalmente, in questo senso, non c’è stata alcuna progressione. Siamo stati troppo abituati all’insulto, alla bassezza ed alla miseria morale. Siamo stati abituati ad una riabilitazione immediata.

Le società di calcio non hanno quasi mai controllato, fuori dal campo, i propri calciatori, che spesso vengono avvicinati da personaggi “poco raccomandabili“. Il calcio non è, ne deve considerarsi, un settore separato dalla società, e deve reagire con maggiore efficacia e con maggiore decisione.

Ecco, di seguito, la conferenza stampa di Fabrizio Miccoli

Fabrizio Bertè

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