Giornalismo: hobby o professione?

Fabrizio Bertè

Di Fabrizio Bertè

D: “Cosa fai nella vita?R: “Scrivo per un giornale.D: “Ok, ma di serio cosa fai nella vita?R: “Te l’ho detto, scrivo per un giornale!D: “Ok, hai un bel passatempo, ma che mestiere vuoi fare nella vita? R: “Vorrei diventare un bravo giornalista.D: “Ed è un mestiere?R: “Non solo è un mestiere, ma è anche la mia passione!

A quanti giornalisti o aspiranti tali è capitato di sostenere una conversazione simile? Probabilmente a molti, o almeno, a me è capitato parecchie volte.

Vorrei sottolineare che quello che sto scrivendo non è un articolo, bensì una riflessione personale, una lettera scritta a cuore aperto a tutti i ragazzi che, come me, hanno intrapreso (o hanno intenzione di intraprendere) questo tipo di carriera e che, come il sottoscritto, hanno lavorato o continuano a lavorare a titolo gratuito.

Sono veramente tanti i giornalisti (o aspiranti tali) che pur di vedere apparire la propria firma su un cartaceo o su un sito web lavorano a titolo gratuito. C’è chi vive di altri lavori, o chi scrive gratis convinto che un domani le cose potrebbero andare meglio (beata ingenuità!).

E i direttori? Cosa fanno? E’ difficile trovare un altro “fessacchiotto” che lavora gratis, dunque facciamolo pure scrivere, indipendentemente dalle sue qualità. Il risultato? Un prodotto che rischia di diventare estremamente scadente.

C’è chi scrive gratis, o quasi, perché considera il giornalismo un semplice passatempo, c’è chi scrive gratis perché si sente sufficientemente gratificato nel sentirsi dire quanto sia bravo (senza avere il dubbio che forse gli dicono così solo per farlo continuare a lavorare gratis!).

C’è chi scrive a titolo gratuito solo per il piacere di poter dire ad amici, parenti e conoscenti di essere un giornalista (e qui, meglio stendere un velo pietoso!).

Infine, c’è chi scrive gratis esclusivamente per poter arrivare ad ottenere il “tesserino” di giornalista pubblicista (e questo, è il caso di molti).

Il “tesserino” si può ottenere con due anni di collaborazioni (presso un giornale, una TV o una radio) regolarmente retribuite, ma in realtà, in barba alla legge, sono ben poche le testate che pagano e la maggior parte di esse non garantiscono neanche un minimo rimborso spese e costringono i propri, ingenui, collaboratori a versare i contributi di tasca propria al fine di ottenere il tanto agognato “tesserino”.

Anche l’editore più onesto è costretto a fare i conti con i continui tagli e a farne le spese sono sempre loro: gli aspiranti giornalisti.

In Italia, e soprattutto al Sud, va sempre peggio, e questi escamotage (che sono all’ordine del giorno) avvengono all’interno di un sistema “malato”, che andrebbe abbattuto e ricostruito dal principio.

È fondamentale tutelare la dignità di chi fa parte di questo mondo, sia da apprendista che da professionista, e poi bisognerebbe ripristinare i tariffari minimi dei giornalisti e soprattutto controllare che vengano rispettati (e qui entra in gioco l’ordine dei giornalisti): questo permetterebbe a chi scrive di avere la giusta ricompensa per il proprio lavoro.

È un dramma quotidiano, individuale e silenzioso, che lascia sul campo morti, feriti, gente incazzata con la vita, che si mette contro genitori, fidanzate, figli.“, così Fernando Bassoli ha definito il mestiere del giornalista.

Io non sono d’accordo. Il giornalista è un mestiere difficile, spesso denigrato, poco redditizio e nel quale c’è tanta competizione (forse anche troppa). Ma per me scrivere è una passione e vorrei trasformare questa passione in un lavoro effettivo. Sono un giovane che vive in un Pese governato da vecchi, dove le opportunità per imparare e per mettersi alla prova sono veramente poche, quasi nulle.

Ed io? Perché scrivevo gratis? Beh, semplice. E’ difficile trovare qualcuno pronto a dare una chance ad un ragazzo. Ho fatto tante telefonate, e ho inviato ovunque il mio curriculum vitae. Un CV piuttosto povero, siamo d’accordo, ma come si fa ad avere esperienze professionali rilevanti se nessuno ti da una possibilità? E’ normale che se un giovane si approccia al giornalismo vorrebbe imparare, lavorare duramente, essere valorizzato, fare esperienze ed essere affiancato a gente competente. Ma io guardo con fiducia al futuro e rimango in attesa di avere la mia possibilità.

Parto dallo zero a zero, ma aspetto il momento buono per segnare il gol decisivo, non importa quando, anche al novantacinquesimo minuto, ma il merito dovrà essere soltanto mio.

Le sfide non mi spaventano, perché alla fine con la tenacia e con la forza di volontà i risultati si ottengono, a dispetto di coloro che vedono il giornalismo come un semplice hobby.

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4 Responses to Giornalismo: hobby o professione?

  1. Descrivere il mestiere di giornalista come di “uno che scrive” è fuorviante. La maggior parte dei giornalisti è impiegata all’interno delle redazioni per coordinare i collaboratori esterni, per trovare e valutare le foto, per fare i titoli degli articoli, per “passare” (correggere, modificare, integrare) gli articoli dei collaboratori esterni e anche dei (sempre meno) colleghi impiegati sul campo, a disegnare le pagine, a ideare servizi e inchieste, a rispondere alle telefonate e alle email di lettori, associazioni, uffici stampa, seccatori in genere, a controllare la pubblicità, a organizzare la foliazione delle varie edizioni del giornale, a tenere sotto stretto controllo i tempi di produzione, a fronteggiare le mille, quotidiane, emergenze. In realtà la maggior parte di coloro che si avvicinano ad un giornale pensando che il mestiere di giornalista sia scrivere qualcosa che resti ai posteri, di cosa significhi essere giornalista non ha la più pallida idea. Se scrivere, come affermi, “è una passione, una liberazione, e un modo di esprimere un mio punto di vista o un mio personale stato d’animo” devi fare il romanziere o il poeta, non il giornalista. Scusa la brutalità.

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  2. Mari says:

    Caro ragazzo, sei sulla strada sbagliata! E’ molto grave la frase “Ma per me scrivere è una passione, una liberazione, e un modo di esprimere un mio punto di vista o un mio personale stato d’animo”.” Un giornalista non deve mai esprimere il proprio punto di vista, il proprio stato d’animo, deve raccontare i fatti in modo distaccato e la passione spesso è un difetto, non un pregio (il proprio stato d’animo lo possono esprimere solo editorialisti, opinionisti e direttori di testata)….Ai lettori non interessa assolutamente nulla di te, della tua passione, ricordatelo. Io rischiai di venire licenziata perché mi ero azzardata a dire “forza” ad uno che era scoppiato a piangere davanti al mio microfono durante un’intervista televisiva. Sogni di fare il giornalista? Ti rispondo con una frase di Enzo Ferrari “è sempre bene avere sogni di riserva”……

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  3. Andrea says:

    La penso per larghi tratti del tuo discorso come te e ho scritto una lunga
    lettere al presidente dell’ordine regionale il quale l’ha letta ed esaminata. Ma mai cambierà niente……

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