Una passione potrebbe diventare un lavoro

Giuseppe Piras

Giornalismo: Hobby o professione?” Direi che è un bel dilemma! Questo discorso che ha affrontato Fabrizio Bertè, sempre presso la rivista online “Il Nuovo – Quello che gli altri non dicono“, può essere riportato anche su altri fronti legati al mondo dell’arte: scrittori, musicisti, scultori, pittori, fotografi e così via..
Purtroppo, anche questi che ho appena citato, secondo l’idea comune della nostra Nazione, sono semplicemente dei modi per passare il tempo.
Di conseguenza nasce spontaneamente la seguente domanda, perché?

Se qualcosa è piacevole, significa che è un “diletto”, se è invece è stressante e crea molta fatica, ma legata alla tipica “nevrosi da lavoro”, è sinonimo di “lavoro”.
Prendiamo come esempio uno scrittore e un contadino, entrambi li facciamo lavorare le stesse identiche ore:
Che cosa scatta immediatamente dalla mente di una persona comune che ha soltanto letto l’esempio che vorrei riportare?
Sicuramente inizierà a darmi del pazzo che oso confrontare due figure palesemente differenti tra loro!
Tra i tanti pensieri, sarà convinto che uno scrittore valga meno di un contadino perché fatica poco e in più ha la possibilità di crearsi le sue comodità (rimanere seduto in un certo, magari con l’aria climatizzata in estate o con il riscaldamento d’inverno).
Invece per un contadino, che ci sia caldo, freddo, sole o pioggia deve andare a lavorare comunque e qua posso essere d’accordo sul discorso legato alla fatica e allo stress, perché i lavori i campagna sono tra quelli più devastanti a livello psico-fisico.
Tornando al discorso principale, adesso mettiamo in risalto un aspetto da non sottovalutare:
Qual è il fine dei protagonisti presi in esame?
Il guadagno!
Il contadino ricava dalla produzione di frutta o verdura, mentre lo scrittore dal suo saggio o romanzo che pubblica.
La frase fatta che tutti noi conosciamo è che “Il lavoro va pagato”, ebbene sì, ma spesso ci si dimentica che nessuno deve essere esonerato!
Coloro che tendono a minimizzare le produzioni artistiche è soltanto per pura ignoranza, e questo termine, non lo utilizzo per creare alcun tipo di offesa, ma purtroppo sono in tanti che non pensano e non sanno cosa tutto ci sia dietro un prodotto finito, che sia un libro o una musica.
Sembra tutto semplice, ma se una persona non ha di base delle idee ben precise e soprattutto delle necessità di comunicare messaggi importanti per sé stesso verso gli altri, non sarà mai in grado di creare qualsiasi cosa!
Eppure, per tanti continua a essere qualcosa di facile, perché sussiste lo stereotipo che l’artista voglia fare una la bella vita comoda mirando esclusivamente al successo e al denaro alle spalle di chi si rompe la schiena tutto il giorno.
Allora, se le cose stanno in questo modo, lo stesso discorso andrebbe applicato per i “lavori tradizionali”!
Prendendo sempre l’esempio del contadino, se svolge la sua attività senza almeno un minimo di piacere, di conseguenza lo farà male o comunque curerà poco i dettagli.
Insomma.. Tra le tante cose che mancano alla nostra Nazione, è anche quello di dare la possibilità a tutti per potersi esprimere al meglio anche nel mondo del lavoro. Non si dovrebbero più creare delle diseguaglianze e bisognerebbe scrollarsi una volta per tutte da tutti i pregiudizi verso gli artisti che semplicemente vorrebbero far diventare la propria passione in lavoro.

Giuseppe Piras

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