Incredibile trovata dei militari USA per dire “no” alla guerra siriana

I soldati americani – E con oggi sono dodici.
Sono dodici gli anni passati da quell’11 settembre 2001, giorno che resterà marchiato a fuoco nella memoria civile come uno dei più tragici della storia contemporanea.
Quattro aerei, dirottati da 19 uomini di Al Qaeda, terminano la loro corsa sul suolo americano: due si schiantano contro le Twin Towers a New York, uno contro il Pentagono a Washington ed uno nelle campagne della Pennsylvania.

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La sequenza dell’attacco alle Twin Towers, l’11 settembre 2001

Il bilancio totale sarà di più di 3000 vittime e 6400 feriti.
Le immagini che vengono trasmesse dai notiziari sembrano degne della miglior regia di Steven Spielberg: destano incredulità, a tratti senso di smarrimento.
Ma ciò che appare in Tv con sotto la scritta “Breaking News”, altro non è che la realtà in presa diretta.
Tutte le Nazioni rafforzano le misure di sicurezza nei confronti del terrorismo.
Il repubblicano George W. Bush, presidente degli Stati Uniti d’America, dichiara guerra all’Afghanistan.

A dodici anni da quel giorno, la storia sembra ripetersi.
Dopo il presunto uso di armi chimiche sulla popolazione civile siriana, il democratico Obama pare intenzionato a dichiarare guerra alla Siria del presidente Assad.
Stavolta, però, a differenza del 2001, esiste un'”arma” ancor più potente e, per certi versi, incontrollabile: internet.

Nonostante il presidente statunitense abbia implementato il numero di soldati nelle basi americane del Mediterraneo ed abbia mandato delle flotte al largo del mare siriano, a ribellarsi ad una nuova carneficina, stavolta, sono stati proprio i soldati americani.
Più che il perché – i motivi appaiono ovvi – , è interessante capire il come: attraverso Twitter.

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La flotta americana nel Mediterraneo

Da alcuni giorni, su iniziativa autonoma di centinaia di militari dell’esercito, circolano su internet, principalmente postate con l’hashtag “IDidntJoin”, le foto, definite “illecite” dal Pentagono, dei soldati col volto coperto ed un foglio con su scritto: “Non sono entrato a far parte dell’esercito per servire Al Qaeda in una guerra civile siriana”.

Esiste però anche un ramo interventista all’interno dell’esercito statunitense, ramo di soldati che è ha risposto alla provocazione del “No alla guerra siriana”, scatenando di fatto uno scambio a colpi di “cinguettii”.
Se i presidenti delle varie Nazioni si confrontano in sedute fiume, atte a pianificare qualsiasi mossa sullo scacchiere della guerra, nell’era dei social network e dei new media visti come estensioni corporee, anche i Marines hanno voluto dire la loro.

Non sappiamo ancora se scoppierà o meno la guerra in Siria, sappiamo però che da oggi il social network è entrato a rivestire un ruolo di influenza dell’opinione pubblica anche nel caso di una guerra (lo era già stato, in modo diverso, nella corso della primavera araba), anche all’interno di un esercito che non dovrebbe esporsi in rete in questo modo.A noi, però, messinesi e con un sindaco pacifista, quest’idea piace, e crediamo che possa essere un primo passo verso un nuovo modo di fare informazione.
Quindi, è proprio il caso di dirlo: che la pace corra sui social network.

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Una delle foto postate sui social network dai militari statunitensi

Hermes Carbone

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