Cosmopolitalians – “Amo l’Italia, ma non tornerò mai più a viverci”

Comincia oggi il nostro viaggio in giro per il mondo alla ricerca degli italiani costretti a lasciare il Belpaese in cerca di migliori fortune. Il nostro primo Cosmopolitalians si chiama Stefano Barone, 42 anni, che da 11 ha lasciato la sua Sicilia per l’Inghilterra.

Stefano Barone, da 11 anni Cosmopolitalian from London

Stefano Barone, Cosmopolitalian from London dal 2002

Stefano di mestiere fa il musicista e, nel corso della sua vita, è stato ad un passo dalla firma con la EMI (una delle principali case discografiche italiane), salvo poi essere costretto ad emigrare per continuare ad inseguire il suo sogno.

L’Italia – “Io sono di Catania e amo le bellezze della mia terra, ma sono rimasto deluso dal sistema italiano: la necessità di chiedere favori ai politici per fare carriera non l’ho mai sopportata. Nessuno investe sui giovani né crede in loro come un potenziale futuro da sfruttare. Sono diventato sound Engineer a Messina, suonavo con il mio gruppo musicale, ma non era abbastanza per riuscire a vivere. Sono stato vicinissimo dalla firma con la EMI, salvo poi sentirmi dire nell’ultima telefonata avuta che il mio stile era troppo inglese. Quale miglior posto di Londra, allora? Avevo 31 anni quando ho lasciato la mia terra, lì ero finito, non avevo futuro. Adesso non torno in Sicilia da sei anni, i miei vivono a Bergamo e sono stato giù lo scorso Natale, ma ho la necessità fisica e mentale di riabbracciare casa mia. Col pathos, mi mancano anche gli aspetti folcloristici, le feste di paese. L’unico momento in cui ho pensato di tornare a viverci è stato quando avevo in progetto di formare una famiglia con una persona, poi le cose non sono andate per come avrebbero dovuto. Sono profondamente incazzato con il mio Paese e con i suoi governanti, riusciti, nell’arco di vent’anni di malapolitica, a bruciare intere generazioni”.

L’Inghilterra – “Il mio inglese era così pessimo che ricordo di non essere stato nemmeno in grado di capire il ‘What’s your name’ al primo colloquio lavorativo.
L’inizio è stato duro: lavoravo come lavapiatti da italiani che – giusto per non perdere le buone abitudini – mi fregavano pagandomi 1,5 sterline l’ora (poco meno di 2 euro). Lasciai presto l’impiego per lavorare due anni in ristoranti inglesi, dove, oltre ad imparare bene la lingua, avevo una paga discreta ed ero messo in regola. Odiavo ciò che facevo, ma sapevo che questo era l’unico modo per poter esprimere la mia verve artistica e che in Italia non sarei comunque potuto tornare. Dopo aver preso il First Certificate per dimostrare il mio livello di inglese, sono stato assunto in una compagnia di scommesse britannica, dove ho lavorato per sette anni prima di lasciare tutto alla ricerca del mio spirito artistico, materializzatosi in un lavoro da grafico specializzato nell’uso di Photoshop per una piccola compagnia. Adesso lavoro con Emergency, con cui organizzo eventi di beneficenza e metto insieme tutto ciò che ho imparato nella mia vita.

Stefano Barone in compagnia di Gino Strada

Stefano Barone in compagnia di Gino Strada

La vita anglosassone – “Qui non ti senti mai un fallito, puoi reinventarti a qualsiasi età. La vita è carissima e proporzionata agli stipendi, ma non nascondo di aver vissuto periodi in cui i soldi non bastavano ed il governo inglese è dovuto intervenire in mio aiuto con il sussidio di disoccupazione (circa 70 sterline la settimana). Questo ti permette di cambiare lavoro se lo ritieni opportuno; mentre in Italia la gente che non lavora si suicida. Qui tanti ministri si sono dimessi per fatti che in Italia sono considerati all’ordine del giorno: un ministro si è ridipinto casa con i soldi dei contribuenti – nonostante questo sia previsto dalle leggi britanniche – ma lo ha fatto in un periodo di spending review generale; un altro ministro si è dimesso perché il marito ha scaricato un film porno con i soldi degli inglesi. Se accenni anche solo ad una discriminazione razziale come con la Kyenge, finisci in galera, non in parlamento. Il prezzo più caro da pagare a Londra è quello dei rapporti interpersonali: il continuo ricambio umano non ti permette di creare legami stabili e tutto dipende dalla cerchia di amici che riesci a farti nell’ambito lavorativo”.

Cosmopolitalians all’estero – “Noi italiani sparsi per il mondo siamo in contatto tra di noi e Facebook funge senz’altro da luogo di ritrovo. Viviamo a distanza ma commentiamo sempre ciò che accade nel Belpaese: dalle decisioni politiche al fatto che, nonostante la gente si ammazzi e muoia di fame, si continui a parlare sempre e solo di Berlusconi.

Stefano Barone in uno dei cortei di protesta dei Cosmopolitalians

Stefano Barone in uno dei cortei di protesta dei Cosmopolitalians

Noi protestiamo e scendiamo in piazza anche a Londra, seppur in Italia, ovviamente, non si dà notizia di ciò che accade qui. Abbiamo organizzato una decina di manifestazioni per protestare contro chi tenta di cambiare la nostra Costituzione, e una volta siamo stati più di 500. Noi tutti amiamo l’Italia e vorremmo tornare a far crescere lì i nostri figli un giorno”.

Giovani Cosmopolitalians – “Soprattutto in questo periodo storico, mi sento di consigliare a giovani in cerca di un futuro più stabile di venire qui.
A Londra tutti possono realizzare i propri sogni, basta crederci.
Magari si viene qui solo per un breve periodo della propria vita, per fare esperienza, per crescere, per poi tornare in Italia da cittadini del mondo, da cosmopoliti, da persone migliori”.

@HermesCarbone

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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