Alessandro Russo a 360 gradi: “Finalmente il Partito Democratico ha voltato pagina”

Alessandro Russo

Alessandro Russo

Matteo Renzi ha ottenuto una vittoria netta alle primarie del PD ricevendo un consenso pari al 68%, contro il 18% ottenuto da Giovanni Cuperlo e il 14% ottenuto da Giuseppe Civati.

Alessandro Russo, esponente della corrente “renziana” messinese, ha rilasciato un’intervista in esclusiva per “Il Nuovo – Quello che gli altri non dicono“, commentando la vittoria a furor di popolo del 38enne neo segretario del Partito Democratico.

Matteo Renzi ha “spopolato” alle primarie del PD, ottenendo una vittoria ampiamente pronosticata. Adesso può davvero arrivare la tanto attesa svolta per il Partito Democratico?

Sicuramente questo risultato è stato importantissimo, e ha rappresentato un’evidente svolta all’interno del Partito Democratico. Sono molto contento per la vittoria di Matteo Renzi, ed è stato fondamentale portare due delegati all’assemblea nazionale: Francesco Palano Quero e Iole Nicolai, che ci rappresenteranno al meglio.

Cosa ha spinto Alessandro Russo, giovane ma allo stesso tempo “anziano” esponente della corrente “renziana” messinese, a non presentarsi all’assemblea nazionale, lasciando spazio a Francesco Palano Quero e a Iole Nicolai?

Francesco ha un incarico istituzionale a livello cittadino, quindi era giusto che fosse lui a presentarsi all’assemblea nazionale. Io, almeno in questa fase, ho preferito rimanere in attesa. A livello messinese, inoltre, ci sono tantissime cose da gestire e da approfondire, e io mi occuperò con grande piacere della segreteria cittadina e di quella regionale. Ci stiamo impegnando a fondo tutti quanti, e vogliamo cambiare il Partito Democratico per renderlo davvero credibile.

Ma quanto ha sorpreso la vittoria schiacciante di Matteo Renzi?

Noi ci aspettavamo questa vittoria, ma non ci aspettavamo di certo questi numeri, che ci hanno positivamente sorpreso. Noi facciamo politica sul territorio, non solo durante il periodo delle elezioni, ma durante tutto l’anno, ed evidentemente abbiamo fatto un buon lavoro. La gente ormai chiede discontinuità, e ha voglia di voltare pagina perché è stanca della vecchia politica.

Una sonora bocciatura nei confronti dei vecchi metodi e della vecchia classe dirigente?

Decisamente. E adesso sta a noi fare qualcosa di concreto per la gente. Dobbiamo dimostrare che il PD vuole cambiare. Stiamo parlando di un partito in cui comandavano pochi eletti, e in cui si ragionava con la logica del bilancino. La vittoria di Matteo Renzi, fortunatamente, è arrivata grazie al voto della gente, e non grazie all’appoggio dei big del Partito Democratico. E’ necessario un azzeramento totale.

In cosa Matteo Renzi ha realmente convinto gli italiani?

Io, sinceramente, non credo che tutte le persone che hanno votato Matteo Renzi lo hanno fatto conoscendo alla perfezione il suo programma sulla rottamazione e sull’azzeramento, bensì credo che lo abbiano fatto pensando già alle prossime elezioni politiche (si tornerà alle urne già a marzo? n.d.r.). La gente è convinta che Matteo Renzi può tornare a far vincere la sinistra, e ha deciso di dare fiducia alla sua persona.

Quanto ha inciso il suo essere un grande comunicatore?

Tantissimo. Matteo Renzi, in questo momento, è il più grande comunicatore che c’è in Italia, anche più di Silvio Berlusconi, ed è stato agevolato anche dal fatto che, a differenza di Giovanni Cuperlo e di Giuseppe Civati, è in perenne campagna elettorale già da due anni. La sinistra radicale e tradizionale, purtroppo, vede Matteo Renzi con grande scetticismo, appunto per il fatto di essere un grande comunicatore, tralasciando il fatto che lui non è solo un comunicatore, ma è una persona che già da dieci anni amministra negli enti locali, e lo fa molto bene e con grandi risultati.

Cosa pensi di chi vede Matteo Renzi come un nuovo Silvio Berlusconi?

Matteo Renzi non ha mai detto niente che abbia a che fare con la destra, anzi, tutt’altro. E’ solo il refrain e il luogo comune della sinistra tradizionale e radicale, una sinistra che ormai non esiste più. Esiste solo qualche radical chic che non vuole adeguarsi al cambiamento, e si limita a porsi il problema della tutela del lavoratore a tempo indeterminato. Il problema principale ormai non è più quello, bensì è quello del giovane laureato che fatica ad inserirsi nel mondo del lavoro, e che viene costantemente sfruttato in qualche compagnia assicurativa o in qualche call center. Così non va bene, perché si fanno tanti sacrifici per studiare, e poi non ci si può inserire nel mondo del lavoro con facilità e in base alle proprie capacità. I giovani, così, non vedranno mai la pensione, e rischiano di non avere mai un contratto a tempo indeterminato e di rimanere precari a vita. Eppure i sindacati di sinistra se ne fregano e fanno finta di niente, quando invece dovrebbero tutelare i lavoratori. La sinistra tradizionale non esiste più, ma molta gente con la puzza sotto il naso si permette ancora di fare dei discorsi su cosa è la destra e su cosa è la sinistra. Silvio Berlusconi è solo un fenomeno mediatico, Matteo Renzi no, perché ha già dimostrato di saper fare politica nel comune di Firenze e a livello regionale, ha avuto grandi risultati, e merita una chance. E’ troppo banale dire che Matteo Renzi è il Slvio Berlusconi di sinistra, ed è un argomento di chi non ha argomenti.

Giovanni Cuperlo ha ottenuto un buon riscontro dagli over 65, mentre Giuseppe Civati è un candidato che ha avuto un buon successo con i giovani. E’ auspicabile una collaborazione futura con quest’ultimo?

Io me lo auguro. Spero che possano collaborare, anche perché sono nati assieme, anche se poi hanno preso strade diverse. Matteo Renzi è più moderato, mentre Giuseppe Civati è più rivoluzionario, ma idealmente il loro voto può essere associato, perché comunque è la richiesta di persone che hanno voglia di discontinuità e che hanno voglia di cambiare. Franco Taddei,  responsabile dell’economia del partito, è un professore universitario di Bologna appartenente all’area di Giuseppe Civati, eppure è stato chiamato da Matteo Renzi alla segreteria del PD, quindi in un certo senso la collaborazione è già iniziata. Il futuro del Partito Democratico è nelle loro mani.

Alessandro Russo si esprime anche sul PD messinese, e non le manda di certo a dire: “Purtroppo fino a questo momento il Partito Democratico messinese ha avuto un unico padrone che non ha tenuto conto delle differenze di pensiero e delle pluralità interne. Fino a pochi mesi fa a Messina si ragionava solo in base al peso elettorale dei componenti del partito. Non importava come ti guadagnavi i voti, purché li prendevi  e li portavi al partito. A Messina certe persone hanno ucciso il Partito Democratico, lasciando spazio al clientelismo, al malaffare, alla cattiva politica e al nepotismo.

Clientelismo, malaffare, cattiva politica e nepotismo. E gli unici esponenti del PD a contestare questa situazione e a denunciarla siete stati proprio voi: “Noi ci siamo esposti, e continuiamo a farlo. A Messina, fino a questo momento, c’è stato spazio solo per gli amici e per i parenti dei potenti, e a noi questa situazione non è mai andata bene. Non è giusto, perché bisogna valorizzare le capacità dei singoli, e invece certi elementi e certi sistemi hanno mortificato la meritocrazia.

Sullo scandalo della formazione professionale in Sicilia: “Noi abbiamo sempre contestato il sistema della formazione professionale, già da due anni, e abbiamo detto da sempre che si trattava di un grandissimo furto. Il Partito Democratico messinese era in mano a Francantonio Genovese e a Franco Rinaldi, che erano i padroni incontrastati del partito. Tutti sapevano, e nessuno all’interno del partito ha mai avuto il coraggio di contestare.

Matteo Renzi si è palesemente schierato contro il sistema della formazione professionale in Sicilia. “Matteo Renzi ha sempre criticato il sistema della formazione professionale in Sicilia, ed è assurdo che una persona come Francantonio Genovese abbia appoggiato Matteo Renzi. Fa comodo puntare sul cavallo vincente.

Francantonio Genoveserottamatore” o solo incoerente? Come si fa a passare così repentinamente dal sistema “bersaniano” a quello “renziano“?

Purtroppo è questione di coerenza. Noi per questione di coerenza siamo stati messi in lista per l’espulsione dal partito. Eravamo scomodi, e davamo fastidio a quel sistema di potere che regnava sovrano. Ci siamo schierati contro Francantonio Genovese, e siamo stati messi alle strette. Il Partito Democratico a Messina verrà rivoltato come un calzino, e noi saremo i primi ad impegnarci per ripristinare la credibilità del partito. L’epoca di Francantonio Genovese e di Franco Rinaldi è finita, ed è stata la pagina più brutta del PD messinese.

Alle ultime elezioni politiche, in alcune province messinesi, Pierluigi Bersani ha preso più voti rispetto al reale numero dei votanti. Perfettamente in linea con ciò che ha rappresentato il Partito Democratico a Messina.

E’ una vergogna. A Messina si votava in ben 23 seggi, quando a Palermo e a Catania si vota in 5 seggi. E questi seggi sono spesso messi a casa dei consiglieri comunali o negli studi professionali dei consiglieri comunali. E’ normale che il voto sia maggiormente controllabile.

Il Partito Democratico nazionale riparte da Matteo Renzi, e quello messinese?

Quello messinese deve ripartire da gente che ha tanta voglia di proporre le proprie idee e di impegnarsi a fondo. Ripartiamo anche da noi da Matteo Renzi e dalle sue idee, con fiducia e con tante buone intenzioni. Già qualcosa è cambiato, e il processo di azzeramento è iniziato.

Fabrizio Bertè

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