Cosmopolitalians – “In Belgio lavoro per la Commissione europea e vivo il mio sogno”

Si chiama Dario Dominin il settimo ospite di ‘Cosmopolitalians‘, la sempre più seguita rubrica dedicata agli italiani nel mondo de ‘Il Nuovo‘. Dario è di Torino, ha 33 anni, di cui gli ultimi 5 trascorsi in Belgio, dove la comunità italiana si è fortemente radicata sin dagli inizi del ‘900, quando si partiva come minatori e a volte non si faceva ritorno – come nel Disastro di Marcinelle – .

Dario, Cosmopolitalian from Bruxelles dal 2008

Dario, Cosmopolitalian from Bruxelles dal 2008

Dall’ultimo censimento, sono risultati circa 200.000 gli italiani residenti in Belgio e non può essere un caso che il primo ministro belga, Elio Di Rupo, sia figlio di emigrati abruzzesi giunti a Bruxelles negli anni ’50. L’immigrazione è però cambiata nel corso dei decenni: oggi gli italiani non lavorano più solo in miniera, ma anche per la Commissione europea, dove Dario è consulente informatico.

L’Italia – “A Torino stavo bene: gestivo database informatici, esattamente come qui, e vivevo la mia città, che mi è sempre piaciuta. Sono andato via dal mio Paese nel 2008, volendo inseguire il mio sogno di fare un’esperienza lavorativa e di vita all’estero, e sono stato fortunato nel tempismo della mia scelta, anche in considerazione dell’arrivo della crisi.

Nonostante abbia conseguito solo il diploma dell’istituto tecnico industriale senza andare all’Università, le mie competenze nel settore mi hanno permesso di trovare lavoro abbastanza rapidamente e, da quando ho caricato il mio Curriculum su Monster (piattaforma internazionale per la ricerca del lavoro di cui ci aveva già parlato Marco Brivio), non è trascorso molto tempo dalla prima chiamata e offerta. In Italia, ho iniziato a lavorare nel 2001, dopo aver terminato il mio periodo di leva obbligatoria, e non ho mai avuto problemi di lavoro. A casa torno due o tre volte l’anno, e la mia famiglia, mia sorella ed i suoi bambini mi mancano tanto, insieme agli amici che mi son rimasti. Tornare a vivere a Torino la vedo dura e non credo che tornerò più; non ho nemmeno voglia di scontrarmi con un ambiente lavorativo chiuso a livello mentale come quello italiano”.

Il Belgio e la vita – “Come detto, qui sono programmatore informatico per una ditta belga che lavora per la Commissione europea. I ritmi lavorativi dipendono dal progetto che si ha tra le mani, ma posso dire che sono standard abbastanza normali, di certo non frenetici come a Londra o New York. Vivo con la mia ragazza belga, con cui sto da quattro anni.

Dario e la sua ragazza, punto di riferimento nella sua vita in Belgio

Dario e la sua ragazza, punto di riferimento nella sua vita in Belgio

Parlo inglese e francese, imparato qui grazie a lei e ad un corso di studi di sei mesi. Non è vero che il Belgio sia un posto noioso dove non succede mai nulla: anche se Bruxelles è molto piccola, è ben collegata ed offre tanto. C’è lavoro in settori specifici come il mio e, quando vuoi svagarti ed ampliare le conoscenze, anche linguistiche, puoi andare in serate nei pub o latino americane in centro, dove vivono tantissimi studenti, spesso in stage di sei mesi presso la Commissione europea od in Erasmus. È un porto di mare con gente che arriva e che parte in continuazione, quindi i legami affettivi vengono interrotti di frequente in modo brusco. Il meteo non è il massimo, ma non è così diverso rispetto al nord Italia: si esce la mattina con gli occhiali da sole e l’ombrello sotto il braccio. Finché il lavoro va bene, resto qui, pur non disdegnando l’opportunità di cercare lavoro in un luogo in cui c’è più sole”.

Cosmopolitalians all’estero – “Mi frequento con ragazzi italiani, con amici della mia ragazza e, avendo nazionalità miste anche tra marito e moglie, spesso si parla inglese o francese. “Italiani nel mondo” è il gruppo Facebook che ho fondato con Patrizia Garau, un’altra ragazza italiana qui in Belgio, convinti entrambi della necessità di voler restare in contatto tra noi italiani. Il gruppo è nato per gioco, ma oggi siamo in più di 8500 membri raggiunti in meno di un anno”.

Dario ad una festa con il suo gruppo di amici italiani a Bruxelles

Dario ad una festa con il suo gruppo di Cosmopolitalians from Bruxelles

Giovani Cosmopolitalians – “Direi ai ragazzi italiani di provare a fare un’esperienza all’estero, soprattutto perché non hanno nulla da perdere. Non invito tutti a partire, ma sarebbe il caso che ognuno di noi imparasse bene l’inglese e fosse pronto a pensare a delle prospettive, il lavoro non ci cerca. Un consiglio è quello di non orientarsi esclusivamente sulle grandi città ma di prestare attenzione anche ai paesi emergenti, in Europa e nel mondo. Andare all’estero può essere una soluzione, ma non è scontato sia quella giusta. Da italiano, non vorrei che tutti andassero via, perché so che l’Italia ha anche bisogno di noi, ma perché dobbiamo sempre essere noi giovani e noi italiani a pensare al nostro Paese se al nostro Paese non importa nulla di noi e non fa niente per trattenerci?”.

@HermesCarbone

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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