Per non dimenticare: Pietro Capone

Di Fabrizio Bertè – E’ una di quelle notizie che lasciano il segno, che ti fanno credere che forse certe cose non cambieranno mai, ma che al tempo stesso ti spingono ad andare avanti e a far sì che i sacrifici e le lotte di grandi uomini non finiscano nel dimenticatoio.

A Gravina di Puglia (in provincia di Bari) è stato ucciso con due colpi di pistola alla testa Pietro Capone, quarantanove anni, noto per aver presentato in passato numerose denunce per irregolarità compiute dalla Pubblica Amministrazione. Per questa ragione, nella sua città e in tutta la Puglia, era conosciuto come il “paladino della legalità“.

La città di Gravina, già tristemente nota per il caso dei due fratelli Francesco e Salvatore Pappalardi (più comunemente conosciuti come Ciccio e Tore), tredici e undici anni, ritrovati morti in una cisterna sotterranea in Via Consolazione a circa due anni dalla loro scomparsa, torna ora prepotentemente alla ribalta delle cronache.

Gli agenti della Polizia di Stato stanno indagando sull’omicidio di Pietro Capone (per gli amici Pierino), avvenuto lunedì notte a pochi passi dall’abitazione della vittima. Dalla casa dell’uomo sono stati prelevati il pc e numerose chiavette usb, oltre ad alcuni fascicoli e documenti tra cui atti amministrativi e denunce legali che Pietro Capone, nel corso degli anni, aveva depositato contro la Pubblica Amministrazione.

Pietro Capone è stato un uomo che non si è mai lascito intimorire da nessuno e che si è sempre battuto per la legalità, una persona che ha creduto nella giustizia fino in fondo e che è stato brutalmente colpito alle spalle.

Numerose le irregolarità denunciate dalla vittima, soprattutto nei confronti degli amministratori comunali. Pietro Capone è sempre stato estremamente preciso e dettagliato nelle sue segnalazioni, ma come prevedibile il suo atteggiamento gli aveva fatto guadagnare parecchie antipatie e qualche nemico di troppo. Nel corso degli anni ha denunciato più volte presunte nomine ad interim senza concorso e presunti abusivismi edilizi, chiedendo ripetutamente delucidazioni in merito alla questione della regolamentazione dei loculi cimiteriali.

Nel 2011 ha scritto alla rubrica “L’esperto risponde” de “Il Sole 24ore” in merito allo spostamento di alcuni dirigenti del Comune di Gravina ad altro incarico, spiegando la spigolosa vicenda. Questa la richiesta di Pietro Capone: “È legittimo l’operato della giunta comunale, che ha affidato al personale interno la responsabilità di alcune direzioni previe procedure comparative per curricula, se nessun funzionario comunale ha la qualifica dirigenziale, per non aver mai partecipato ad alcun concorso per esami per acquisirla?“.

Nel 2012, invece, si soffermò sui presunti abusivismi edilizi, scrivendo al portale locale http://www.gravinalife.it: “Le strade non sono state mai fatte, per questo è improprio parlare di manutenzione straordinaria, al massimo di strade ex novo. Si tratta di lottizzazione abusiva“.

Un altro simbolo dell’antimafia è stato ucciso, un uomo che non si è mai lasciato intimorire dal più corrotto dei sistemi, rispettato e temuto proprio per questa sua voglia di verità. Freddamente e vigliaccamente assassinato solo perché ha avuto il coraggio di denunciare e di combattere il malaffare della propria città, Pietro Capone non va dimenticato.

Fabrizio Bertè

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