Messina, tutti i numeri dell’emergenza rifiuti

Il problema dei rifiuti non smette di tener banco. Secondo il rapporto ISPRA del 2012, a Messina nel 2010 c’è stata una produzione di RU per abitante di 512 kg. Più bassi rispetto ai valori nazionali, ma con un incremento del 0,61% rispetto all’anno precedente.

La raccolta differenziata, sempre per l’anno 2010, è stata al di sotto del 10%, circa il 3,8%, con un incremento del 0,6% rispetto al 2009.
Sembra ci siano segni di miglioramento, ma ancora molto lontani dal 47,6% della provincia di Verona, che guida la classifica.
La Ore
Nello stesso periodo preso in esame la tassazione è arrivata a 186 euro per abitante, con un incremento del 9,9% rispetto all’anno 2009. La percentuale media di copertura costi è aumentata dall’83,9% del 2008 al 92,4% nel 2009. In un solo anno è aumentata dell’8,5%. Ma benefici in termini di servizi ed igiene non sono stati rilevati con la stessa crescita, hanno avuto un trend inversamente proporzionale.

La nuova tassa Tares su media nazionale avrà un costo di 305 euro a famiglia annuo. Per Messina vi è stato un incremento della tassazione dall’anno 2011 all’anno 2012 di 4,9 punti percentuali, senza i risultati sperati. Oggi l’amministrazione si trova a dover coprire circa 23 milioni di euro per l’ATO3, più 50 mila euro per la discarica di Formaggiara, più 150 mila euro per la gestione della RSU.
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Davvero un compito gravoso, con la consapevolezza però che nello stesso periodo l’affluenza dei cittadini verso le isole ecologiche è aumentato drasticamente rispetto a qualche anno fa. Le persone intendono cambiare. Ma allora, come fare?

Soluzioni giapponesi
Nel 1997, poi ribadito nel 2000, in Giappone fu emanata la legge “Riciclaggio degli Imballaggi” che poneva delle regole ben chiare su come gestire i rifiuti.
I cassonetti sono stati eliminati, sostituiti da aree adibite a depositi sacchi, qui in fasce orarie e giornaliere differenti viene gettata la spazzatura suddivisa per categoria.

Nelle palazzine di nuova generazione vi è una apposita stanza dove viene confinata l’immondizia; i cestini in luogo pubblico sono differenziati. Nei fast food i rifiuti sono suddivisi a seconda degli imballaggi dati ai clienti.

Queste politiche seguono l’ottica di una società a zero rifiuti. Nel 2002 il Giappone produceva 50 milioni di RSU, più di tutta l’Africa centrale e sud-orientale. Oggi esso punta alla riduzione del volume di rifiuti, del 60% dal 2000 al 2015.

Grazie alla sensibilizzazione, al risparmio energetico e dei materiali. Il governo giapponese ha approvato un piano rivolto all’opinione pubblica, incoraggiando l’uso di prodotti riciclati e la diminuzione dei rifiuti domestici del 20% entro il 2015. Per le aziende, un minor imballaggio dei prodotti e una minor uso di energia. Si prevede una riduzione di 23 milioni di tonnellate entro il 2015.

A Messina?image
E’ possibile, utilizzare queste ricette nella città di Messina?
Certo. Non negli stessi termini, perché alcune aree urbane non si prestano fedelmente alla ricetta giapponese, ma integrandole con il “Porta a porta”, Messina potrebbe essere il primo comune Italiano in gestione dei rifiuti.

Vi sono possibili finanziamenti europei, e nello specifico dal FESR, cui è possibile accedere rispettando parametri e regolamenti. Si pensi che dal 2011 al 2015 sono stati assegnati circa 6,2 miliardi di euro per la gestione e tutela ambientale, da ripartire fra gli stati membri. Solo il 40% è stato utilizzato.

In conclusione, quella del riciclo dei rifiuti è un’opportunità: ambientale, sociale, culturale e non per ultima politica da non lasciarsi scappare. Per il futuro di Messina e della sua nuova generazione.

GG

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