#QuiLondra – “Ecco la strategia vincente per avere successo a Londra”

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Emanuele Giovagnoli, Cosmopolitalian from London dal 2010

Che Londra fosse il tempio del rock si sa, ed è anche per questo che attira sempre più artisti e giovani amanti del genere. Ad essere stregato dal suo fascino è stato Emanuele Giovagnoli, fonico di palco, residente a Londra da tre anni ma in Tour, quasi tutto l’anno, con i Jethro Tull, storica band inglese degli anni ’70. Ci incontriamo nel bar di uno degli Hotel più lussuosi di Tottenham Court Road, zona centrale della città. Dopo aver sorseggiato un ottimo espresso italiano, seguito da un ammazza caffè, proseguiamo l’intervista in uno scenario totalmente diverso. Emanuele mi porta in un pub che propone live music: il tipico pub londinese punk e trasgressivo, per intenderci, che peraltro io adoro. Qui Emanuele è di casa e, tra un soundcheck e l’altro, mi racconta la sua storia che vi propongo di seguito.

Ciao Emanuele, raccontaci quando sei arrivato a Londra e qual è stato il motivo che ti ha spinto nella City.
“Sono arrivato a Londra nel dicembre 2010 spinto dalla grande passione per la musica inglese, in particolare per gli Oasis, che è sempre stata una delle mie band preferite. In Italia lavoravo come backline teck, cioè mi prendevo cura degli strumenti musicali delle band: accordavo chitarre, batterie e lavoravo, prettamente, sul palco. Per sette anni ho lavorato con molti artisti del calibro di Dolcenera, Gigi D’Alessio, Giusy Ferreri, Bastard Sons of Dionisio. Nonostante ciò sentivo che non avrei avuto la possibilità per una vera crescita professionale. Il mio obiettivo è sempre stato quello di lavorare con artisti di calibro maggiore come Elisa, Giorgia ma non è stato possibile perché, in verità, quello è un circuito chiuso. Quando, per l’ennesima volta, dopo un concerto mi sono ritrovato a dover guidare il furgoncino degli artisti, che dormivano, ho detto basta. Ho pensato di provare un’altra strada e ho scelto Londra”.

Perché tra tutte le città europee, meta di molti artisti, come Berlino, hai scelto proprio Londra? 
“Forse, principalmente, per la lingua. L’inglese è, sicuramente, più semplice rispetto al tedesco. E poi perché la musica e la cultura anglosassone mi hanno sempre appassionato.

Tra gli altri con i quali hai lavorato durante la tua carriera in Italia, c’è n’è stato qualcuno con il quale hai legato maggiormente? 
Si, i Bastard Sons of Dionisio. Sono tre ragazzi trentini fantastici, nonché degli ottimi musicisti. Con loro ho fatto un tour nei vari teatri italiani. Devo dire che anche Dolcenera e Giusy Ferreri mi hanno colpito come artiste femminili. Sono delle persone straordinarie”.

Raccontaci il tuo primo periodo a Londra. Quando sei arrivato, ti sei dovuto adattare e, come tutti, hai ripiegato nel settore della ristorazione. Com’è andata?
“I primi tre mesi ho girato per i pub cercando di stringere più contatti possibili tra i musicisti in modo da potermi inserire. Non nascondo di avere fatto parecchio stalking su internet. Per pagarmi l’affitto lavoravo in un laboratorio, dove preparavano panini, e li mi occupavo di fare sandwich. Ammetto che più di una volta mi è venuto da chiedermi: ‘Ma che ci faccio qui? Avrò fatto la scelta giusta?’. Tutti i giorni, dopo il lavoro, inviavo quante più richieste e curriculum possibili. La lingua sicuramente non ha aiutato all’inizio e su questo ne hanno risentito anche i rapporti sociali”.

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La tua determinazione, però, ti ha premiato perché dopo poco tempo ti è arrivata una proposta lavorativa, nel tuo settore, che ti ha sconvolto completamente la vita. Com’è andata quel giorno?
“Nel periodo durante il quale svolgevo l’attività di “sandwich maker” ero solito inviare almeno quaranta email al giorno contattando production manager, tour manager e tutti gli indirizzi mail che trovavo in rete. Dopo un anno che stavo a Londra, un giorno, mentre uscivo dal lavoro, mi è arrivata una telefonata da una produzione inglese che mi proponeva di unirmi alla loro crew per il montaggio della batteria sul palco”.

Com’è cambiata la tua vita dopo quella telefonata?
“Ho lasciato immediatamente il lavoro al laboratorio e sono ritornato a fare finalmente, dopo tanti sacrifici, il mio lavoro ma a un livello molto più alto. Ho ricominciato con la musica a livello internazionale perché la band mi ha portato immediatamente in tour con loro. Posso affermare di essere stato salvato da una bugia che ormai tutti conoscono. Infatti, quando mi chiesero se fossi capace di fare il fonico di palco io risposi di si, nonostante fossi solo un backline teck, quindi mi occupavo, solitamente, di controllare solo gli strumenti musicali. E’ un lavoro totalmente diverso. Non avevo le competenze necessarie ma grazie alle esperienze e ai tutorial su Youtube me la sono cavata abbastanza bene ed eccomi qua. Sentivo che era la mia occasione e ho cercato di sfruttarla al meglio”

Stai per ripartire per un altro Tour che ti porterà in giro per il mondo fino al 2015. Come ti senti?
“Sto vivendo un sogno. Se penso che per un anno ho vissuto nell’incertezza trascorrendo la maggior parte del mio tempo a fare panini, ora non potrei essere più che soddisfatto. Ho ricevuto ciò che mi spettava da tempo.  A breve riprenderò il Tour con Ian Anderson dei Jethro Tull. Ian gira con un progetto solista come cantante ma essendo lui il frontman della band tutti i fan ricollegano lui con la band degli anni 70. Ian Anderson è una delle leggende del rock. E’ una persona e un musicista fenomenale e sul palco ha energia da vendere”.

I componenti della band sono quasi tutti inglesi. Come sono i rapporti tra di voi?
“Tra di noi c’è un bellissimo rapporto. Nonostante le mie origini. Io vengo da Offagna, un piccolo paese, vicino ad Ancona e ho sempre lavorato in Italia con artisti pop italiani su palchi sicuramente diversi da quelli dove lavoro attualmente. Ora mi ritrovo a contatto con artisti rock inglesi abituati a suonare in teatri come la Royal Albert Hall o New York Theatre of Broadway o addirittura Las Vegas. Nonostante tutto c’è molta umiltà, forse di più di quanto non ne abbia trovata in passato. Quando vedono che un tecnico fa il suo lavoro, a seconda della sua provenienza, c’è sempre molto rispetto”.

La tua storia è carica di emozioni e speranza. Da quando sei arrivato in città, di strada ne hai fatta tanta. Cosa consiglieresti a un giovane che viene a Londra?
“Se una persona ha una preparazione lavorativa in Italia che le permette di poter pretendere di più all’estero, le consiglierei di focalizzare tutte le energie nella ricerca del lavoro e alla crescita professionale in quel settore lavorativo. Qui parliamo di ragazzi tra i 25 e 30 anni, gente che ha già una certa consapevolezza e dovrebbe aver maturato una buona esperienza lavorativa. E’ necessario avere una strategia. Innanzitutto è fondamentale darsi delle deadline per avere risultati a breve termine ma anche guardarsi intorno, rimanere lucidi e focalizzare le proprie energie su ciò che si vuole fare. Per i più giovani che magari hanno finito l’Università o le superiori da poco, consiglierei di stare almeno un anno all’estero e fare qualsiasi lavoro perché integrarsi all’interno di una società diversa dalla nostra richiede del tempo. Io ad esempio c’ho impiegato un anno e mezzo. Vedo tante persone che vengono a Londra ma poi, per un motivo o per un altro, decidono di tornare a casa. Per quanto mi riguarda, io sono qua da tre anni, non so per quanti ancora ci rimarrò, ma posso dire che amo questa città e mi sento a casa. L’inizio è stato difficile ma ho saputo aspettare, con pazienza, capire dove focalizzare la mia attenzione e ho raggiunto lo scopo per il quale sono arrivato. E, forse, ho ottenuto anche qualcosa di più. Londra è una città grande e, spesso, può essere dispersiva. Per questo motivo è necessario ottimizzare al 100% le proprie energie. Molti giovani, al contrario, vengono qua e si perdono perché è ricca di tentazioni. Chi viene qua con un sogno in tasca, non può permetterselo affatto”.

rome emanueleQuali pensi che siano i vantaggi e gli svantaggi di vivere a Londra?
“Per quanto riguarda i vantaggi, Londra è sicuramente una città eclettica. Puoi incontrare persone interessanti e avere successo personale, professionale e artistico. Ci sono molti sbocchi in tutti i campi. Se sai sfruttare bene queste caratteristiche ci si sente appagati. A proposito degli svantaggi, devo dire che all’inizio se non si ha una personalità forte, la città potrebbe risultare caotica e confusionaria. Chi non ha le idee chiare tende, sicuramente, a perdersi. Qua gira molto alcool e molta droga e le feste sono all’ordine del giorno. Su questo chi è nato qua ci specula molto perché vede che chi arriva a Londra crede di trovarsi nel paese dei balocchi ma, in realtà, non lo è per niente. E te ne accorgi quando arriva il momento di pagare l’affitto”.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
“Nel 2014 finiremo il tour con i Jethro Tull. Faremo tappa in Italia per un festival, trascorreremo tre mesi in America, poi, nel 2015 in Germania e in Sud America. Durante le nostre tappe ho avuto modo di visitare Los Angeles. E’ una città che mi ha molto colpito molto. Se mai un giorno dovessi lasciare Londra, sarà lì che andrò”.

Juli Piscedda

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