#QuiLondra – “Tra Roma, Parigi e Londra, ho scelto il Regno Unito”

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Joe Palermo, Cosmopolitalian from London dal 1998

Regista, fotografo, cantante, attore, animatore e radiofonico. Questa settimana abbiamo incontrato per voi Joe Palermo, artista a 360°, originario di Roma, ma che da sedici anni lavora tra Londra e Parigi. Joe,  racconta la sua esperienza londinese mettendo in evidenza le maggiori differenze con Roma e Parigi. Ne parliamo di fronte ad una pizza (la cucina italiana vince sempre) in un ristorante rigorosamente italiano, a Soho, nel cuore di Londra. Dalla sua voce traspira, da un lato, la soddisfazione di avere seguito e ideato tanti progetti all’estero, dall’altro, la rabbia di non aver potuto continuare la sua carriera nella capitale nella quale è nato.

Quando hai iniziato a muovere i primi passi nel campo artistico?
“Da adolescente ho sempre voluto fare l’attore e il modello. Questo mi ha spinto a girare l’Italia per cercare di coronare il sogno. Mi dissero che ero troppo basso per poter lavorare nel campo della moda. Mi avvicinai cosi all’intimo maschile. Cominciai a lavorare tra Firenze e Milano ma si trattava, solitamente, di collaborazioni saltuarie. Continuavo a lavorare come facchino e nel campo della ristorazione per potermi pagare le spese, ma poi decisi di tornare a Roma dove, a 21 anni, iniziai altri progetti. Tra politica, animazione in discoteca, trovai il tempo di collaborare con un magazine di moda, che si chiamava ‘Imagine’. Per qualche anno mi andò bene così ma poi mi accorsi che non era abbastanza”.

Da Roma decidi di volare a Londra. Quando sei arrivato nel Regno Unito?
“Fino al 1998 sono rimasto in Italia, dove lavoravo come attivista politico. Dopo aver abbandonato la moda decisi di venire a Londra perché con il magazine la situazione non era rosea. Era un progetto autofinanziato ed era difficile trovare gli sponsor. I miei lavoravano come venditori e non mi andava di seguire le loro orme. Iniziai così a recitare qualche parte come attore in delle fiction ma Londra, ormai, era lì che mi aspettava”.

Com’è stato il tuo impatto con la città?
“Venni a Londra con la speranza di iniziare a lavorare subito nel mio settore, ma i primi anni sono stati veramente duri. Avevo preventivato due anni di attesa, perché non avevo contatti, ma in realtà c’è voluto molto di più. Gli inglesi non conoscono molti autori o artisti italiani e anche se li conoscono, li snobbano completamente. Per integrarmi e avere maggiori possibilità ho frequentato una scuola di cinematografia per studiare i termini tecnici e perfezionare le mie competenze. Il più delle volte la preparazione degli insegnanti mi ha sorpreso perché era scarsa e non avevano esperienza. Dover ‘imparare’ da persone del genere è molto frustrante quando hai un background”.

joe3Cos’hai imparato in questi anni a Londra? “Prima di tutto è importante evidenziare che Londra non è l’Inghilterra. Londra è una città a sé, come lo è Parigi. E’ una metropoli e può offrire tante opportunità nella società attuale dove veniamo tutti stereotipati. Se un ragazzo che ha una laurea vuole venire a Londra a fare il lavoro per il quale ha studiato, dopo avere imparato l’inglese ed essersi creato un network, qualcosa riesce a fare di sicuro. E sì, perché se non conosci la lingua e non hai contatti hai poche opportunità di inserirti. Dicono che il nepotismo in Inghilterra non ci sia ma in realtà c’è anche qua e servono conoscenze per lavorare in determinati settori, anche se poi entra in gioco la meritocrazia. Se non sei bravo, non vai avanti. A livello accademico Londra è molto interessante. Se invece hai un altro background, è necessario venire con uno spirito diverso sfatando il mito che dipinge il Regno Unito come il paese della libertà. Non funziona più come negli anni ‘60 e ‘70, quando uno veniva qua e dal niente poteva creare qualcosa. Ora ci sono più vincoli ed è molto più difficile. Bisogna tenere in considerazione anche una mentalità bigotta che tutt’ora c’è. L’italiano è ancora visto come mafioso, ‘mammone’ e pigro. Questi stereotipi, molto spesso, giocano a nostro sfavore”.

joe2Cosa ne pensi dell’attuale ondata di emigrazione?
“Ho girato un documentario che si chiama ‘Il volo’ dove parlo dell’emigrazione recente, tra il 2000 e il 2004. E’ un documentario di sedici minuti dove intervisto brevemente 5 ragazzi che risiedono a Londra. Devo ammettere che dal 2004 le cose sono cambiate cosi come i motivi che spingono ad emigrare. Prima si andava via anche per una crescita personale e per fare nuove esperienze, ora la gente scappa dal proprio paese per fame. Non si tratta solo di giovani, ho visto intere famiglie emigrare.

Qua a Londra la comunità di italiani è vasta ma c’è troppa dispersione. Per questo motivo ho creato un gruppo su facebook, Italolondoners, dove ci sono tutte le informazioni di base per evitare di rivolgersi alle agenzie. Ce ne sono tante, ormai, che ti promettono aiuto in cambio di una quota da pagare. Spesso però si tratta di gente che è arrivata un anno prima e che non ha neanche i contatti per trovarti facilmente un lavoro o una casa. A quel punto fai prima a cercare da solo. Bisogna dire che molti ragazzi vengono impreparati. Non sanno cosa cercare e finiscono per trovare lavoro nei ristoranti italiani dove, spesso, vengono sfruttati e pagati 3 sterline l’ora.

Ci sono ancora molte persone che arrivano con il mito di Londra. Molti sono giovani e vengono a fare un’esperienza, anche breve. Sottolineo ‘breve’ perché mi auguro che, a differenza di me, tutti possano tornare nel proprio paese e trovare opportunità lavorative li.

Non dimentichiamo poi che a Londra c’è la borghesia italiana che viene e vuole gestire tutto sfruttando questa situazione di crisi. Sono quelli che prima hanno fatto fallire l’economia italiana e poi pensano di venire qua e riproporre lo stesso sistema. Non voglio fare nomi ma ci sono molte agenzie italiane, come ad esempio quelle di media, moda o marketing che sono qua e ripropongono quel sistema cercando di fare soldi portando la stessa mentalità. E’ sicuramente gente che ha soldi e contatti che contano”. 

Come vedi il rapporto con gli inglesi?
“E’ un circuito chiuso. Essendo nati qua per loro è più semplice. Si conoscono all’università, nei college ed escludono un po’ gli stranieri. Se sei specializzato trovi lavoro ma come straniero cercano di renderti la vita difficile”.

Avendo vissuto anche a Parigi, quali pensi che siano le maggiori differenze con Londra? “Il francese è culturalmente più preparato dell’inglese. Molti parlano italiano. Sono molto più creativi e più preparati a livello internazionale. L’unico problema in Francia è che se non parli perfettamente il francese non trovi lavoro”.

Su che progetti stai lavorando attualmente? Dopo il successo di ‘Running through the city’, sto scrivendo una nuova canzone e organizzando una mostra fotografica in collaborazione con Maria Iacuzio, responsabile dell’Italian British Association di Londra. Infine sto preparando una Comedy diretta da Justin Smith, regista scozzese del film che ho girato lo scorso Aprile whatsthescoremovie.com“. Restate sintonizzati perché ci sono eventi per tutti i gusti!

Juli Piscedda

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9 Responses to #QuiLondra – “Tra Roma, Parigi e Londra, ho scelto il Regno Unito”

  1. max says:

    ‪#‎QuiLondra‬ – “Tra Roma, Parigi e Londra, ho scelto il Regno Unito”
    https://ilnuovo.me/2014/07/01/quilondra-tra-roma-parigi-e-londra-ho-scelto-il-regno-unito/

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  2. A sensual play full of mystery and tension, IMAGES PERDUES combines theatre, photography and film to deliver a poignant message about society and art today, with dramatic intensity and forceful flow.Original idea,script and intellectual property of Stefano Rosatelli’s and a play in french language “Images Perdues” directed by Joe Palermo gives a real vision of the script.Bilingual French and English edition (translation by Francesca Spiegel) includies supplementary materials on director Joe Palermo and information about the show. – See more at: http://www.xlegion.com/it/pelliculae/short-movies/1960-invisible-images-perdues.html#sthash.THkHoBWA.dpuf

    http://www.xlegion.com/it/pelliculae/short-movies/1960-invisible-images-perdues.html

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    • http://m.youtube.com/watch?v=jf1HNvcQEo4
      il volo degl’italiani mi ricrdo quando feci questo video c’era molto intresse lo feci senza troppe pretese e senza soldi anche perche non li avevo per niente, dovetti chiedere ad un mio amico di farmi usare il suo computer per mezza giornata come favore personale cosi lo montai alla meglio non venne male anzi visto gli innumerevoli filmati doc e libri sul tema…..forse il mio e un anaima vera di cio che pensano….e pensavano era un po pesimista il mio commento finale nel 2004..ora e attualissimo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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  3. SR says:

    Gran Bretagna. In cerca di fortuna nella terra d’Albione – prima parte Bye bye, mammà! http://www.santantonio.org/messaggero_emi/pagina_stampa.asp?R=&ID=568
    LONDRA
    Abbandonano paesi, amici, famiglia, talvolta il lavoro, tutte le loro certezze, per trasferirsi all’estero, verso l’ignoto, non per una necessità materiale ma per un’esigenza esistenziale. Sono i giovani italiani d’oggi che considerano l’esperienza all’estero una fase importante per la loro crescita e maturazione. Il viaggio, inteso come bisogno irrinunciabile di scoprire sé stessi, il viaggio come ricerca interiore e come espressione di una feconda inquietudine. A Londra per dare un taglio alla monotona routine provinciale e alla chiusa mentalità italiana. A Londra in cerca di autorealizzazione, cambiamento, indipendenza, libertà, evasione, opportunità, gratificazioni lavorative, confronto, nuove amicizie. Sembrano queste le ragioni di fondo che spingono migliaia di giovani italiani a lasciare ogni anno il Bel Paese per la terra d’Albione. Una fuga spesso mascherata dal pretesto di imparare una lingua ma che cela un’insoddisfazione verso l’Italia.
    «Noi giovani non vogliamo certezze, vogliamo indipendenza, vogliamo realizzarci con le nostre forze – afferma Claudia Ricci , 31 anni, laureata in Lingue con master in Biblioteconomia –. I genitori spesso ci ricordano: «Guarda che qui stai benissimo», ma il benessere è relativo alle proprie aspirazioni. Non è sufficiente avere l’automobile o una casa bella se poi si fa un lavoro che non piace e non dà soddisfazioni». Claudia, originaria di Bagnacavallo, in provincia di Ravenna, è in Inghilterra dal febbraio del 1997, prima a Edimburgo poi a Oxford e Reading; ammette che spesso i giovani si trasferiscono a Londra per un’insofferenza dovuta a crisi di studio, bisogno di staccarsi da un ambiente dove è ancora la famiglia che controlla la vita del giovane. «Io ho voluto dare un taglio netto al passato, ho voluto rompere con la vecchia mentalità. L’alternativa era di venire a Londra visto che Roma o Milano erano altrettanto costose. È stata una scelta semplice perché avevo studiato lingue. È una città in cui ci sono grosse biblioteche, pubbliche e private, con grandi tradizioni e collezioni. Ora lavoro presso la London Library, e sono responsabile della Collezione russa e italiana. Qui ci sono più ruoli e mansioni che difficilmente si trovano in Italia. Ci sono molte più opportunità, e le persone qualificate possono fare lavori veramente speciali». Londra diventa così, per il giovane italiano, un trampolino di lancio verso una carriera lavorativa spesso sognata.

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  4. Pingback: uno di noi racconta la sua storia di oltre 15 anni fuori dall’Italia | italolondoners

  5. L’ha ribloggato su italolondonerse ha commentato:

    https://www.youtube.com/watch?v=jf1HNvcQEo4 la speranza è il filo conduttore riproposto anche nel cortometraggio Il Volo realizzato da Stefano Rosatelli , e Joe Palermo artisti 40enni. Un breve documentario sull’emigrazione giovanile italiana del XXI secolo a Londra basato su una serie d’interviste a giovani tra i 20 e i 40 anni. Dopo aver tentato invano di promuovere i propri scritti in Italia, Stefano ha deciso di emigrare all’estero infoltendo la schiera degli italiani in Gran Bretagna. «Ho lasciato Roma perché cercavo indipendenza, una mentalità diversa e perché, purtroppo, da noi le “conoscenze” sono ancora fondamentali per fare carriera. Anche se avrei avuto una vita più agiata in Italia, qui ho speranza, c’è l’opportunità e la possibilità di fare quello che voglio».
    L’insoddisfazione lavorativa e la speranza di veder realizzati i propri desideri da una parte, l’economicità dei collegamenti aerei dall’altra, portano sempre più giovani a fare la valigia e a partire. Un viaggio di maturazione e di realizzazione, dunque, ma è un peccato notare che le nuove generazioni si sentano intrappolate in un sistema antiquato. Ci auguriamo che questo periodo all’estero non si trasformi in un distacco definitivo, nel qual caso questo fenomeno d’emigrazione sarebbe preoccupante e meriterebbe un’analisi più approfondita anche da parte della classe politica italiana.

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  6. Pingback: Mémoires of an Italian stallion | Fumo di Londra

  7. amleta says:

    Oh guarda un pò chi si vede! l’amico mio! ah ah ah

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