Cosmopolitalians – “Mi sono licenziata a Roma e ho scelto un call center all’estero: qui posso pensare al futuro”

Nell’ultima puntata prima dello stop estivo, per Cosmopolitalians siamo andati in Spagna a conoscere Federica, giovane romana, laureata in italia, da un anno a Barcellona per lavorare in un call center. “Le Riforme del governo italiano non arrivano e i giovani sono costretti a trasferirsi all’estero”.

L’Italia – “Sono sempre stata innamorata dell’Italia. Dopo essermi laureata e specializzata nel ramo umanistico, ho spedito centinaia di curriculum senza trovar nulla. Ma Roma è piena di call center, e così ho deciso di entrare in questo mondo. Le condizioni erano precisamente uguali o peggiori a quelle che l’immaginario collettivo partorisce quando ne sente parlare. Paga a cottimo, contratto a progetto con rinnovo semestrale, niente ferie pagate né malattie, ma, soprattutto, un monte orario al di sotto del quale la paga veniva dimezzata (leggasi lavorare in qualunque condizione psicofisica). Il punto fondamentale, però, era la disumanizzazione, il sentire che lì dentro non si era più persone, ma bocche pronte a rispondere con modalità e tempistiche prestabilite. È un qualcosa che ti fa sentire svilito; ma la cosa peggiore è che con il tempo ti abitui e inconsapevolmente metti a tacere quella voce interna che ti manifesta l’ingiustizia alla quale tu e i tuoi colleghi vi state sottoponendo, tiranneggiati da una crisi che dirige verso un buco nero, laureati in discipline umanistiche, ultra quarantenni e padri o madri di famiglia senza speranza di reinventarsi. Era questa la mia quotidianità quando su internet ho cliccato su “offerte di lavoro per italiani in Spagna”; questo lo stato d’animo quando mi sono licenziata”. Oggi vivo all’estero da un anno. Casa mi manca, ma manca anche il calore della famiglia”.Call center Barcellona

La Spagna – “Barcellona non è stata una scelta ragionata. Ho fatto una semplice selezione per la Spagna, ed inaspettatamente è andata bene. Cercavo un motivo per andar via, per ricominciare da un’altra parte, per avere un lavoro che fosse tale e non uno sfruttamento della disperazione comune. Non ero mai stata a Barcellona, neanche come turista. I primi tempi sono stati molto positivi; ma nel corso di un anno l’entusiasmo iniziale è piuttosto scemato ed ora sono alla ricerca di una nuova sfida. Il lavoro in un call center resta comunque devastante: lamentele continue, pressioni da parte dei clienti e dei datori di lavoro, bonus da raggiungere a fine mese per guadagnare uno stipendio dignitoso. È a questo punto che ti chiedi se abbia avuto un senso andare all’estero per lavorare in un call center. E la mia risposta è sì. Qui ho uno stipendio decente, con tutti i diritti che ogni lavoratore dovrebbe avere; ha senso perché impari una nuova lingua; perché stringi rapporti con amici di tutto il mondo; perché, anche se il lavoro non ti piace, puoi pensare che sia un trampolino per qualcos’altro; perché puoi vivere di questo lavoro in Spagna; perché puoi non pesare sulla tua famiglia. Ha senso perché vivi in una città in cui tutto funziona a meraviglia, in cui la metro non si arresta per un po’ di pioggia. Ha senso perché le strade sono pulite, il sabato notte la metro funziona ininterrottamente e ci sono sempre eventi ai quali partecipare, spesso gratuiti”.Barcellona italiani

Cosmopolitalians all’estero – “Ci sono i momenti in cui la nostalgia dell’Italia e degli affetti ti assale e vorresti fare il primo biglietto per tornare. Ti mancano gli amici di sempre, la famiglia. Ma poi quando ti ritrovi a tornare qualche giorno in Italia ecco che improvvisamente la rivedi, l’Italia che non ti piaceva, risenti alla televisione gli stessi discorsi di un anno prima, ritrovi la stessa inciviltà e lo stesso provincialismo che ti facevano desiderare di andar via. Se stai all’estero e ti confronti con altri italiani, noti che lo sguardo verso il tuo Paese è molto più critico rispetto a quando abitavi lì anche tu. Ma se vai via per cercare un lavoro o una qualità migliore di vita, poi è difficile ritornare a casa. E allora pensi che continuerai a lottare, non importa dove. Quella sensazione di essere una persona non vorrai più fartela portar via da nessuno”.

Giovani Cosmopolitalians – “Non prendiamoci in giro, al sud Italia la situazione lavorativa per i giovani è drammatica: uno su due non lavora. Io sono laureata e so che tanti sono nella mia stessa condizione. Non bisogna avere paura di fare un salto, anche se dovesse portarci lontano da casa per un po’. Il problema di noi italiani è che siamo “mammoni”. E questa caratteristica, per quanto pensiamo sia stupida, ci penalizza nel mondo. All’estero i giovani vanno a vivere soli già a 18 anni, in Italia restano con i genitori almeno dieci anni in più”.

@HermesCarbone

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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One Response to Cosmopolitalians – “Mi sono licenziata a Roma e ho scelto un call center all’estero: qui posso pensare al futuro”

  1. Ciao Federica, mi dici il nome del call center dove lavori? vorrei mandare il cv

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