#QuiLondra – La vita di una giovane italiana a Londra

Sono sbarcata nella terra del Fish and Chips poco più di un anno fa. Avevo poche aspettative, la mente confusa, sogni cui dare ancora un ordine ed una forma. Avevo appena conseguito la laurea in giurisprudenza, ma se mi avessero chiesto cosa volessi fare da grande, la sola risposta che avrei potuto dare era sempre la stessa: scrivere.

imageMa essendo cosciente di dover sopravvivere in una città come Londra, in cui il trasporto costa pressappoco trenta sterline settimanali e gli affitti sono miseramente cari in relazione alle condizioni in cui si vive, non ho temuto di cominciare da un passaggio quasi obbligato: quello della ristorazione. Era una sera dell’ otto agosto 2013 quando misi piede per la prima volta in un ristorante della catena Nando’s, al centro commerciale Westfield di Shepherd’s Bush. Sprigionavano tutti un’allegia quasi contagiosa, prima di capire che si trattava di un sorriso-da-contratto. Feci una prova che ebbe l’esito sperato: “You got the job”, mi dissero.

Da allora ho iniziato la mia seconda vita, in jeans, scarpe scure e maglietta nera con un pollo stampato sul petto. Dopo solo qualche giorno dal mio inizio, si presenta una famigliola. Un uomo in camicia floreale sbottonata fino all’ombelico, comodamente sdraiato sul divanetto. Una donna con i capelli raccolti, così unti da poterci friggere patatine per una settimana, ma con unghie smaltate di trenta centimetri, che superava tranquillamente un quintale. Un bambino molto in carne, che faceva rimbalzare le sue biglie sul tavolo con innata maestria, quasi come fosse un’attività in cui era solito spendere parte delle sue giornate.

Servo loro una porzione di olive. La donna mi rivolge parola ancora masticando il suo chewingum come un ruminante: “Dov’è l’aglio nelle olive? Posso averne una porzione a parte?” Da inesperta, chiedo al mio manager, che mi dice che non serviamo a parte l’aglio. Quando glielo riferisco, la donna si alza in piedi, sbattendo le mani sul tavolo: “Io ho pagato per il mio aglio e lo voglio adesso.”

In un incontro di sguardi con suo marito, quest’ultimo, visibilmente deluso dal misero customer service offerto per la scarsa quantità di aglio tra quelle dieci olive nel piatto, le suggerisce di chiamare il manager, il quale, più tardi, mi dice di cambiare l’intera porzione. Da allora, ancora incredula, sono venuta a contatto con una realtà che non conoscevo e che non credevo potesse esistere: l’ineducata e degradata classe medio/bassa inglese.

E quindi ero abbastanza pronta quando un uomo, la sera della vigilia di Natale, mi getta in faccia la sua ricevuta perché era da dieci minuti che attendeva il suo pollo. O quando una donna tipicamente british, con i capelli finti raccolti in nastri colorati, le sue ciglia finte, una canotta strettissima che metteva in risalto le sue forme abbondanti e le sue unghie finte zebrate di trenta centimetri, si avvicina alla cassa per chiedermi se avessi delle forbici per fare un’incisione al tappo della colla per attaccare una delle sue unghie, staccatasi mentre divorava il suo pollo.

Ma anche queste figure sinistre hanno contribuito a racimolare quei soldi di cui necessitavo per seguire un corso di giornalismo alla London School of Journalism.
Spesso mi capitava di andare a scuola e correre al ristorante dove avrei iniziato a lavorare appena un’ora più tardi. Ho trascorso giornate in cui 24 ore non sarebbero bastate. Spesso riesco a camuffarmi tra la folla truccandomi in metro, leggendo un libro, consumando il mio pasto, correndo verso l’uscita maledicendo chi occupava da fermo le scale mobili sulla sinistra impedendomi di passare.

imageAttualmente sono impegnata in un Internship in Journalism/Blogging, ma non ho ancora abbandonato i mangiatori di pollo, che rivedo nei giorni restanti della mia interminabile settimana. Ci sono stati giorni in cui pensavo di voler mollare questo cielo grigio che richiama una malinconica solitudine, quella che diventerà una costante della tua vita londinese. Questa società spietatamente capitalistica che ti compra servendoti sul piatto d’argento un binomio che potrà sembrarti normale, ma spesso utopico nel tuo Paese d’origine: lavoro-soldi. La stessa che ti cataloga come quella forza-lavoro appetibile, pronta a tutto pur di restare in terra d’Albione, quella che viaggia in low-cost con il solo bagaglio a mano per risparmiare i soldi del bagaglio in stiva.

Ma c’è una cosa che mi ha fermata dal lasciare tutto: la passione che mi conduce pian piano verso il raggiungimento dei miei obiettivi, la costanza e la pazienza che ho imparato a coltivare ogni giorno. Londra non è una città semplice. E’ una città robotica in cui non c’è tempo per le mancanze, in cui gli affetti, a lungo andare, si conteranno sulle dita di una sola mano, nonostante tu abbia incontrato decina di migliaia di persone, tu sarai spesso considerato solo un numero. Londra è una città che ti vuole preparato, in cui chi sbaglia paga, ma perdona concedendoti altre possibilità. A volte sarai tu a dovertele creare.

Non è vero che trovare lavoro è semplice. Talvolta dovrai uscire di casa al mattino presto e vagare per le strade di Londra sino a tardi, con il tuo zaino sulle spalle pieno di curricula da consegnare, pronunciando la solita frase di rito: “I’m looking for a job. Can I speak with the manager?” E ci sarà la cameriera/commessa di turno che vi dirà che il manager non c’è, ma glielo consegnerà lei in persona, riponendolo in un cassetto che diverrà un foglio per le annotazioni.

Londra è come una banca: sarà in grado di pagarti tutto, persino gli interessi, solo se tu sei disposto ad offrire tutto te stesso. Ma ovunque sarete costretti ad infilarvi, preservate la vostra identità a qualsiasi costo e sacrificio, ed intanto, come dice anche la canzone dei Beatles: Let it be – lasciate che sia!

Antonia Di Lorenzo

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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25 Responses to #QuiLondra – La vita di una giovane italiana a Londra

  1. un’articolo di una tristezza immensa. Attitude is everything. l’ineducata e degradata classe medio/bassa inglese. Really? Pensa chi e’ che ti paga lo stipendio. Mi fai una gran pena.

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    • Antonio Crispino says:

      Perchè Antonia ti fa pena?

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    • David S says:

      Sono d’accordo con te, come diceva Tony Soprano, non si sputa nel piatto dove si mangia. A me questo articolo sembra una cagata pazzesca! Un pezzo scritto da una blogger amatoriale pieno di pregiudizi e stereotipi. Una persona che ha il coraggio di giudicare una citta’, una nazione e una intera classe sociale in base a una manciata di esperienze negative, como se l’Italia fosse il paese delle meraviglie… bah! Poi mi sembra che questa ragazza viva in UK da poco piu’ di un anno quindi non mi sembra una persona in grado di esprimere giudizi validi su una nazione intera. Se uno decide di trasferisi in un altro paese deve solo rispettare la nazione che lo ospita, e’ una regola semplicissima. In Italia ci lamentiamo degli immigrati e dell’integrazione sociale e noi facciamo la stessa cosa quando andiamo all’estero. Insomma… Londra e’ una delle citta’ piu’ care del mondo non e’ un segreto, eppure ci sono un sacco di italiani che decidono di trasferisi qui e poi hanno il coraggio di lamentarsi dei prezzi. Non vuoi essere considerato solo un numero a Londra? Vai a vivere in un’altra citta’ piu’ British, ce ne sono un sacco. Generalizzare su un’intera classe sociale quando in Italia siamo messi peggio? Io vivo in UK dal 2007 e ho dovuto fare parecchia gavetta eppure non mi sono mai lamentato di nulla perche’ ero consapevole di essere un ospite. Avevo due opzioni… rimanere e adattarmi o tornarmene al mio paese. Oggi sono felice in questo paese e penso di rimanerci a tempo indeterminato (ho appena comprato casa quindi saranno un bel po’ di anni). Gli italiani vengono a Londra e si lamentano delle cose più’ ovvie e banali.

      1- I prezzi sono assurdi… Hello??? Siamo a Londra…
      2- Non si mangia come in Italia.. Forse perche’ siamo in UK?
      3- Non voglio essere considerato solo un numero. Cosa ti aspettavi in una citta’ di 8 milioni di abitanti?
      4- blah blah blah…. ecc. ecc.

      I soliti italiani all’estero!

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      • Italiano all'estero says:

        Con rispetto David, tu vivi negli UK dal 2007 ma non hai imparato nulla. Parli di rispetto senza pero’ renderti conto che non rispetti l’autrice di questo articolo, che ha semplicemente espresso un’opinione. Secondo, vivo negli UK e a Londra da più tempo di te e non trovo nulla di falso nell’articolo di Antonia. Leggo la malinconia per aver lasciato un paese (l’Italia) in cui la qualità’ di vita e’ certamente superiore, per un paese grigio e duro in cui pero’ aver la possibilità’ di crescere e seguire le proprie aspirazioni. Leggere “’l’ineducata e degradata classe medio/bassa inglese” non come un’amara verita’ ma come un insulto, significa aver vissuto in questo paese ad occhi chiusi. La forza di Londra e’ la multiculturalita’, non di certo la sua classe media. Anch’io ho fatto tanta gavetta prima di arrivare dove sono e ho avuto la possibilità’ di vivere fuori Londra, sia a nord che a sud dell’Inghilterra e sono rimasto sorpreso dalla rozzezza e pochezza del britannico medio, non differente da quella dell’italiano medio che tanto (a credo, ragione)ci schifa. Non e’ snobbismo e’ semplicemente una constatazione di una realta’ che spesso diventa evidente non solo nel momento in cui ci si relaziona con le persone di cui sopra’, ma anche a ben vedere, dai risultati elettorali.

        La tua conclusione e’ ridicola: il riferimento al cibo e ai prezzi e’ in realtà , e molto evidentemente, un riferimento alla qualità’ di vita che a detta degli stessi londinesi, e’ bassissima. I prezzi sono alti ma non ripicchiano la qualità’ delle cose (cibo, affitto etc..) e a lamentarsene non e’ solo Cristina. Il Trade-off e’ chiaro: qualità’ della vita bassa per la realizzazione personale, esserne consci non e’ un difetto, anzi. Essere un numero in una citta’ grande non e’ poi così scontato. Passa un po di tempo a NYC… Ecco lo so, ora mi dirai: vai a NYC… eh no, perché alle volte le scelte non si fanno da soli…

        Infine non siamo ospiti di nessuno, come nessuno e’ ospite dell’Italia. Siamo europei e abbiamo il diritto di stare dove ci va, e siamo cittadini di un pianeta che stiamo distruggendo. Se ho la possibilità di votare per il sindaco di Londra, perché no dovrei avere il diritto di criticare questa citta? Se qualche inglese in Italia, criticasse la sua burocrazia e la sua inerzia, sarebbe forse maleducato o sincero?

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  2. 17lastella says:

    Consolati, non vedo differenze tra l’ineducata classe medio/bassa inglese con quella italiana, ah forse una si. La classe alta italiana è molto peggio. “Lei non sa chi sono io” è il suo motto e tutto devasta.

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  3. tom says:

    Quando ho letto “curricola”ho squittito dalla Gioia. 😀

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    • Anch’io! 😀 Anche curriculum al plurale è accettato, però curricula ha tutto un altro fascino.

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      • Emiliano says:

        Mah, al limite e’ curricula ad essere accettato, e curriculum la forma appropriata da utilizzare: come ogni sostantivo di una lingua diversa dalla principale, e nulla cambia il fatto che sia il latino da cui essa deriva in buona parte, NON si dovrebbe declinare.

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      • So che è così per le lingue straniere, ma per il latino no (almeno così è scritto nelle regole che ci ha fornito il giornale per cui scrivo). In ogni caso quando ho un dubbio controllo sempre sul sito dell’Accademia della Crusca: http://www.accademiadellacrusca.it/it/lingua-italiana/consulenza-linguistica/domande-risposte/plurale-curriculum

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      • Emiliano says:

        Quello che mi sfugge e’ il perche’ secondo i cari accademici 1) si debba riservare un trattamento diverso al latino (io potrei pure non averlo mai studiato ed avere ugualmente il diritto di scrivere in italiano corretto senza dover tuttavia conoscere le regole di un’altra lingua) e 2) perche’ questo accada poi solo con determinate parole, che non si sa bene sulla base di cosa vengano decise, dovrebbe piuttosto esserci una regola generale: vogliamo declinare i termini latini perche’ vogliamo rendere omaggio agli antenati? Bene, ma allora dovremmo cominciare a votare per i referenda ecc. ecc…

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  4. Matteo says:

    Ciao cara
    Ho letto il tuo articolo con la famosa “lacrimuccia” che scendeva
    Molta malinconia ma moltissima verità
    E c’è da premettere che non leggo mai articoli di questo genere visto e considerato che dopo sei anni in suolo britannico ho sviluppato una certa apatia per gli italiani che vivono a Londra solo per farsi i “tipi” quando ritornano in patria squattrinati
    L’importanza di fare sacrifici è fondamentale, io qui ho conseguito una laurea ho conosciuto gente spendida e domani avrò la prima rata del mutuo di un appartamento in centro Londra appena acquistato
    Dormo 5 ore a notte non so da quanto 😉
    Ma col tempo e sacrifici i risultati arrivano non come purtroppo la pensano i giovani del “tutto e subito”
    Londra l’hai descritta bene associandola ad una banca
    Io la descrivo sempre come una fidanzata… Che se trattata bene e con dedizione ti regala la storia d’amore più bella ed appassionata
    Ti auguro di raggiungere i tuoi obiettivi
    E ne sono sicuro visto che il tuo articolo è persino riuscito a suscitare una mia risposta 😉
    “Keep Going” and let it Be…

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  5. Giorgio says:

    Secondo me dipende moltissimo da quale ambito decidi di inseriti, per esempio, l hospitality e’ terribile penso in ogni parte del mondo e ancora proprio non capisco perch’ tutti pensino sia una tappa obbligata. Ai tempi di mio padre, quando venne qui a Londra, forse lo era, ma si parla del sessanta. E’ impressionante come l’immaginario collettivo italiano sia rimasto invariato da allora. Io lavoro con delle persone deliziose in un posto carino, Non chiamerei i miei collegi middle-class anche se economicamente lo sono di sicuro. Ma sono persone socievoli, amichevoli, dolci e con una cultura spaventosa. Per il resto e’ vero, qui non ci sono sconti ma ci sono premi per chi ha qualita’, cosa che in Italia non esiste da troppo tempo. Forse bisogna imparare a vivere questa citta’ per quel che e’ veramente, non per quello che ci si immagina stando in Italia.

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  6. stefano says:

    Quello che dice questa ragazza è semplice quanto vero per uno che ha fatto certe esperienze a londra. non capisco chi commenta con il solito scopo italiota di mortificare un connazionale al cospetto della “razza superiore” inglese che ci paga gli stipendi. Anch’ io ho fatto la gavetta in ristorante e so bene cosa intende, magari chi è arrivato da poco sula barca dell’euforia di una nuova esperienza non realizza certi comportamenti fastidiosi tipicamente inglesi. Tenete presente che chi lavora in ristorante a londra è considerato un fallito da molti british middle class (anche se vi sorridono…), anche se spesso non è cosi. Un consiglio che vi do è di non auto-distruggervi denigrando il vostro popolo e la vostra nazione (un trend tipicamente italiano),perchè prima di tutto non ci fate una bella figura e in seconda istanza…che vergogna sputare sulle proprie origini! buona fortuna Antonia

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  7. vee says:

    Può un giornale che si chiama “Il nuovo” propinare una roba trita come questa?
    Città robotica, solitudine??? Bastaaaaa

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  8. Capisco il tuo punto di vista, però credo che la gente se lo vada a cercare. E’ scontato che si viva così nelle grandi città. Non so a cosa eri abituata, ma anche in Italia se vivi a Roma o Milano è esattamente uguale. Certo, ora, lavorativamente parlando l’italia è tutta out. Ma comunque non capisco, perchè tutti partiate per Londra. E’ diventato un posto così inflazionato che trovare lavoro, è possibile, ma devi -come tu stessa ha scritto- dare tutto te stesso. Io ho visitato L’uk e tutta europa da nord a sud, ho vissuto in UK e Francia ma in provincia…e i rapporti umani nelle città più contenute sono fantastici, la gente è meravigliosa, non devi spendere 2 ore al giorno per andare e tornare al lavoro, non sei solo un numero. E nelle cittadine più a misura d’uomo, c’è anche meno concorrenza per il lavoro. La vita è una, è che dice di aver l’abitudine a dormire 5 ore, non mi pare sia accettabile. Lasciate perdere le capitali, orientative verso paradisi dove l’educazione esiste, e la gente si saluta per strada anche se non vi conosce.

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  9. silvia says:

    Mi dispiace Antonia ma nelle tue parole oltre a qualche “typo” non trovo nessuna originalita’. Un argomento trito e ritrito che forse fara’ sorridere un paio di appena arrivati ma si smorzera’ anche li’ dopo qualche mese. Ma forse sono io che non amo i paragoni con l’ Italia ne sulle possibilita’ e tantomeno sui I British in generale. Troverei molto piu’ stimolante il loro punto di vista. Come vivono I loro autobus colmi di gente urlante nelle svariate lingue che ostenta arrogantemente la propria madre patria. Le scuole, gli ospedali I negozi e le strade che hanno poco di British e molto del resto del mondo. La nostra convinzione di essere tutti grandi chef mentre quasi tutti ci siamo fatti grandi col cibo servito a tavola dalle nostre madri. No, non faro’ l’errore di parlarti dell’italiano appena arrivato a Londra, quello che si allontana da casa per la prima volta che non e’ capace di fare un CV da solo e che va al Fabric di Martedi sera.
    Concludo dicendo che del tuo pollo ne hai fatto una storia, un avventura nella foresta nera ma lo sai che Ia maggior parte dei british che tu citi inizia a lavorare almeno I weekend da quando hanno 16 anni? Lo sai che molti di loro contribuiscono alle spese dei loro genitori anche simbolicamente e per andare all universita fanno dei prestiti che estinguono dopo un decennio? Hai idea di come viaggiare o i gap years forgino la nostra apertura mentale e senso di adattamento e i British hanno sempre viaggiato molto piu di noi.
    Antonia, cerca di sfruttare la tua permanenza qui per respirare un po’ d’aria inglese o internazionale e lascia questi stereotipi a chi sta comodo sul suo divano di casa.

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  10. Dora Romania says:

    sei una bravissima ragazza con tanta forza dentro di te.complimenti per quello che sti

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  11. Paula says:

    Forza bella! I had come here a few years ago with no hope or dreams …and somehow i made it .And today i love what i am and what i become. I don’t know if London is a city of dreams come true but UK is a country where you can be who you want to be, you cand start rebuilding yourself. It’s true that is the country of fish &chips and i can understant you coming from italy (good food and tradition for everything ) i used to live there for a few years ..it’s not easy but you can do it !!! You will miss everything in your country but you are not here by chance … and when you will find your path then you will see a different London ,different UK . Good luck sunshine !

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    • David S says:

      You might love what you’ve become in London but there is something that you certainly shouldn’t be proud of…. Your grammar. I can see Shakespeare punching himself in the face in his grave. This is an Italian post, if you don’t want to speak Italian please don’t murder the English language just to show off! UK isn’t a country… as the acronym suggests, it stands for United Kingdom which includes England, Wales, Scotland and Northern Ireland. I believe you were probably talking about England.

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  12. Antonio Crispino says:

    Bella storia , ben scritta e dato che ti conosco so che è tutta verità.
    Scrivi un libro ,continua a scrivere mi fa piacere leggerti.
    Complimenti ed in bocca la lupo per la tua vita.
    Stasera qui qualcuno mangia la mozzarella.

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  13. Ho letto il tuo articolo per caso, ma sono felice che mi sia capitato sotto gli occhi. Hai descritto alla perfezione la situazione di molti noi italiani e altri europei e non che vengono qui in cerca di qualcosa o per assoluto bisogno finanziario. Tanti italiani vengono in questa città con l’idea che sia il paese dei balocchi quando lo può diventare solo se hai voglia di lavorare e sacrificarti per i tuoi sogni e obbiettivi.
    Come te anch’io sto studiando e lavorando e so quanto sia a difficile a volte non buttare la spugna, but we just have to be grateful every single day for all the obstacles that this city put in our paths because it makes you the person you are today and will be tomorrow.
    Nobody said it was easy, but it’s totally worth it.
    In bocca al lupo and don’t give up!

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  14. sydia says:

    Ciao Antonia,
    anche io sono a Londra, grazie al nostro paese di m… che ci costringe a fuggire! tu che parli cosi ,ma lo sai che con la tua laurea in italia al massimo avresti fatto l’apprendista x 4 soldi a meno che non avresti avuto conoscenze!! qui a londra è difficile vivere essendo molto cara ,far coincidere più impegni ,studio, amicizie e soprattutto lontani dalle persone care! ma intanto senza il tuo lavoro nel ristorante dei “polli” non avresti mai potuto fare il corso da giornalista e scrivere cosi questo articoletto!! è il cliente pazzo si incontra dappertutto ! per di più stiamo nel paese della meritocrazia e dalle molte opportunità, se hai capacità e bravura qui viene riconosciuta e puoi crescere nel tuo lavoro molto velocemente! Ormai trovare lavoro sta diventando sempre più difficile ma non è una scoperta stiamo in crisi “mondiale” migliaia e migliaia di ragazzi vengono qui per essere almeno appagati , fare esperienza migliorare la lingua( il che è molto importante) essere autonomi e indipendenti dici che è poco? Certo il clima fa schifo e quindi? è normale visto dov è situata. Per di più in questa città è impossibile annoiarsi , si vedono sempre cose nuove. Ci sarebbe tanto da scrivere , ma va bene così.
    enjoy

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  15. damiana says:

    E vero e molto fredda Londra ma l’ Italia e messa male perché chi ha i soldi te li sbatte in faccia e ti trattano come un cane per non dire altro proponendoti di lavorare per 2.50 euro all’ora,e chi ha famiglia che ci fa con questi soldi?Come in ogni parte del mondo ci sono persone educate e non purtroppo.

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  16. Angelo says:

    Mah, forse avrei potuto darti ragione sul clima ma considerando che sei qui solo da un anno ed in “quest’ultimo anno” qui ha piovuto decisamente meno che in Italia …. sul resto aspetta un altro anno poi torna in Italia e vediamo se la pensi ancora allo stesso modo.
    La prima volta che sono venuto a londra, nel 1981, era in treno. dopo 24 ore di viaggio a Victoria scendo dal treno ed entro in un cafe’.. la ragazza mi chiede, what do you want ? io: one coffee. e lei: ah ma sei italiano ! io: si, da cosa mi hai riconosciuto ? dalla pronuncia o dai lineamenti ? lei: nono, perche’ non hai detto please !!
    prima lezione di londra.. gli italiani sono gli unici al mondo a non dire please 😦
    sisi vai a lavorare in un ristorante in Italia, altro che l’aglio ! 😀

    In bocca al lupo, Angelo

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  17. Medea Coccia says:

    Decisamente pesante da leggere, logorroico, futile. Penso che tu debba imparare a sintetizzare, a rendere più accattivante quello che scrivi, altrimenti nessuna scuola ti aiuterà a fare di te una giornalista/blogger o quello che desideri 🙂 La mia personale opinione di accanita lettrice eh 🙂

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