#QuiLondra – Le 10 parole inglesi a cui non potrai più rinunciare dopo aver vissuto all’estero

Ho “incontrato” Hermes Carbone, responsabile di questo blog, per la prima volta su Skype, seduta sul divano della mia stanza a Londra, una mattina di fine settembre. Quando mi dà la sua posta privata, non essendo certa di come una parola si scrivesse, gli chiedo: “Puoi farmi lo spelling, per favore?” Hermes, con lo sguardo un po’ perplesso, me lo fa pure, prima d scoppiare in una risata generale: “Mi chiedi addirittura lo spelling? Sei proprio British!image

E sarà stato proprio allora che ho ragionato su quanto spesso certe parole che siamo soliti pronunciare ordinariamente quando comunichiamo in inglese, diventino parte del nostro vocabolario, anche quando ci capita di parlare la nostra lingua. E non parlo di quei termini con cui anche nostra madre ha imparato a familiarizzare, in quanto oramai entrati di diritto a far parte del nostro vocabolario, ma di quelli che assimiliamo nel nostro parlar comune dopo esserci trovati in terra britannica, spesso senza nemmeno accorgercene. Ecco perché ho deciso di stilare per voi una lista delle frasi più comuni in cui quel termine inglese sembri essere irrinunciabile, diventato quasi un must.

Oggi sono OFF. Musica per le nostre orecchie. In breve, essere off significherà che potrà anche piombarci il tetto addosso, è il nostro giorno libero: sacro ed inviolabile come il sabato ebraico o la domenica per i ferventi cattolici. Niente mezzi pubblici se non per organizzare un picnic al parco o spendere i nostri soldi in uno shopping matto e disperato. In altre parole: we need to rest.

Chiamare SICK a lavoro. Sembra più facile e veloce del dire “chiamo a lavoro per dire che sono malato”. E’ un termine così generico e variabile che può assumere una vasta gamma di significati: ho una febbre da cavallo; ho un forte raffreddore; ho un lieve mal di gola e non mi va di prendere freddo; ieri ho lavorato come un animale e sono ancora stanco, oggi è stranamente una bella giornata di sole e preferisco “ammalarmi” steso su di un prato. Potenzialmente un altro giorno off.

Sono in HANGOVER. Chiamasi hangover i postumi della sbornia. Suona lungo ed arcaico, quasi impronunciabile. Sarete in hangover il mattino seguente una notte in cui avrete fatto a gara con il vostro amico o coinquilino a chi beveva più birre e shot. Sfiorerete il coma etilico se la gara sarà stata indetta proprio dal vostro amico inglese. I più audaci si ritroveranno nella stessa situazione dei personaggi del film “Una notte da leoni”. In ogni caso, se non riuscite ad alzarvi dal letto, potreste chiamare sick e prendervi un giorno off. Sono parole facilmente concatenabili.

imageMi fai lo SPELLING? Chiedetelo anche se il vostro interlocutore – italiano – vi reputerà scherzosamente dei tipi British. Una volta per non chiedere lo spelling di un indirizzo sono finita a Sud Est di Londra pur dovendomi trovare a Nord Ovest.

Questo posto è BUSY. Ammetto che quando parlo con mia madre mi sforzi nel dire “affollato”. Ed immagino che tra voi c’è qualcuno che fa lo stesso.

Vado a prendere la TUBE o il BUS. Metropolitana e pullman sembrano così lunghi da pronunciare che potremmo rischiare di perdere la nostra corsa. In fondo il nocciolo della questione sta tutto lì: non c’è tempo da perdere.

È un tipo HIPSTER. Dicesi hipster il cosiddetto fricchettone. Segni particolari: barba lunga ed incolta, camicia a quadri, pantaloni con il risvolto sopra il ginocchio, occhialini alla John Lennon. Puoi trovarli ovunque, ma preferiscono Camden Town o ad Est di Londra, tra Brick Lane e Shoreditch.

SHIFT. In breve, il nostro turno lavorativo. Ma shift suona meglio, attenti a non dire shit. Potreste sempre giustificarvi con il solito lapsus freudiano.

Oggi sono DOUBLE. Non utilizzato generalmente per chi svolge lavoro da ufficio. Non significa che sarete clonati né che vi trasformerete in supereroi, ma svolgerete un turno lavorativo doppio. Se generalmente lavorate dalle sei alle otto ore al giorno, il double prevede quasi il doppio delle ore. Buon lavoro, ma soprattutto buona fortuna.

Il LANDLORD. E’ il proprietario di casa. Probabilmente pronunciare il termine inglese lo rende una figura venerabile ed autoritaria, immaginandolo con barba bianca e sempre ben vestito. Fin quando non vi piomberà in casa in pantaloncini ed infradito, dando un duro colpo alla vostra immaginazione.

Pronunceremo questi termini con così invidiabile disinvoltura che sembreranno far parte del nostro vocabolario da sempre. Eppure gli inglesi per pronunciare “cappuccino”, termine oramai internazionale, sembrano tutti, o quasi, la controfigura di Stanlio e Olio. Ma tu potresti dirmi: aspetta, prova a pronunciare correttamente “achievable”. Non andare su Google Traslate per sentire il messaggio vocale. Ci vediamo martedì prossimo.

Antonia Di Lorenzo
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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4 Responses to #QuiLondra – Le 10 parole inglesi a cui non potrai più rinunciare dopo aver vissuto all’estero

  1. alfredo says:

    manca il termine “cheap” 😀

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  2. Mel says:

    Concordo pienamente! Quelli che uso ormai sempre dopo aver vissuto a Londra sono “hangover”, “sick” e “off”. A volte perdo più tempo invece di risparmiarne, però perché devo poi spiegare in italiano cosa voglio dire… 😛

    Melania
    http://melschoice.wordpress.com

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  3. valerio089 says:

    Mancherebbe anche: é easy. Ho givappato. Ho Pickappato.

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  4. Fabrizio Casu says:

    Tutto il mio rispetto per il post. Mi ci rivedo anche troppo 😦 ( traduzione italica di too much, dimenticato? )
    A presto,

    Fabrizio
    http://www.myautographworld.com.

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