#QuiLondra – Da nord a sud, la vita degli Italians su rotaie

Ore 8, la sveglia suona, inesorabile e cattiva. Nuovo giorno qui a Londra. Mi lavo e mi vesto di corsa, ho il treno e poi la metropolitana da afferrare al volo, giorno di corsi per me e alla London School of Journalism non sono ammessi ritardi.

Stazione affollatissima, diamine! Si aprono le porte e vengo spinto all’interno di un treno pulito e in orario. Trovo un sedile libero. Affianco a me una ragazza dal profilo mediterraneo legge un romanzo di Pirandello. Italiana? Certo! Il mio cellulare squilla, è mia madre.

«Italiano?», domanda la ragazza appena termino la chiamata.
Ci presentiamo e cominciamo a chiacchierare. Giovanna è una ragazza pugliese che lavora come barista in centro. Da buon giornalista faccio qualche domanda. «Ho lasciato la Puglia perché voglio completare i miei studi a Londra – dice Giovanna – sono laureata in scienze turistiche e voglio fare un master qui. Se tornerò mai in Italia? Certo, appena posso, ma prima voglio ottenere il massimo da questo paese. Ops, devo scendere, è stato un piacere conoscerti, ciao».

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Baker Street, lo snodo principale di ogni lezione alla LSJ. Lì dove Bakerloo e Jubilee si scambiano

Due fermate e il sedile lasciato libero da Giovanna viene occupato da un ragazzo. Alto, muscoloso, ma dall’espressione buona. Il suo telefono squilla e indovinate? Italiano. Con il suo forte accento napoletano racconta: «Si babbo, si! Tranquillo, qui tutto bene. I ragazzi mi hanno accolto bene. Il colloquio di ieri é andato benissimo, mi hanno preso. Come potevano scartarmi, in tutta Napoli trovami uno megl e me!» Il suo accento e il suo modo di gesticolare rallegra tutto il treno, pieno di musi tristi e robotici.

Ops, London Victoria, ultima fermata. Tocca scappare verso la metropolitana. Victoria Line, e poi Bakerloo line, che corsa! Metro pienissima, sembriamo tante sardine in scatola. Da lontano una parlata romana cattura la mia attenzine. Due ragazze discutono in modo allegro.

«Non me lo sarei mai aspettata, hai visto che è successo? Ben 100 pounds. A Roma se riusciamo a racimolare 30 euro è pure troppo. Abbiamo deciso di intraprendere la carriera di musicisti e dobbiamo accettarne i lati positivi e negativi amica mia. Preferisco vivere con 30 euro al giorno ed esibirmi per strada strimpellando la mia chitarra che guadagnarne mille e annoiarmi dietro una scrivania. Lo so, facevo soltanto un paragone. Non rinuncerei al mio violino per nessuna ragione al mondo. E poi, il successo è dietro l’angolo».

Si cambia linea metropolitana ragazzi. Via di corsa verso la Bakerloo Line. Come pevisto c’è poca gente. Trovo con facilità un posto a sedere. Provo a finire di leggere l’ultimo capitolo de “I malavoglia” quando la signorazza che mi siede vicino: «Italiano? Piacere, Paola». Cominciamo a conversare.

«Sono arrivata in Inghilterra quando avevo più o meno la tua età. Come in Italia negli anni ’70 qui si stava benissimo. Iniziai a lavorare come cameriera. Nell’arco di quattro anni io e il mio attuale marito decidemmo di investire nella ristorazione. Rispetto ad oggi se una persona riusciva a risparmiare e ad investire si riusciva facilmente a gestire un’attività. Poi, come diciamo noi in Calabria, soldi fanno soldi. Se penso che sono arrivata qui che puzzavo di miseria! Ringraziando Dio oggi sono milionaria. Beh, buona fortuna, questa è la mia fermata. Ciao».

Nemmeno il tempo di salutare che Hermes, il mio collega siciliano, e responsabile di questo blog, entra e si siede di fianco. «Se solo avessimo vissuto nei Seventies… Comunque non vedo l’ora di tornare a casa, non resisto più», dico.

«Compare sapessi io. Finiamo questo corso e torniamocene al nostro sud. Questo posto mi mette tristezza. Dobbiamo investire sulla nostra terra. Insieme, ce la faremo!» Cominciamo a parlare della nostra terra, del nostro cibo, della nostra allegria, noi, sognatori incalliti. Ce la faremo, ce l’abbiamo già fatta.

Napoleone Dulcetti

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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