#QuiLondra – La storia di Barbara, mamma-coraggio a cui Londra ha salvato la vita

Tra gli Italians che ogni giorno arrivano in Inghilterra, c’è spazio anche per quelli che sfuggono all’immaginario collettivo: le madri-coraggio. Quelle ragazze che scelgono Londra dando loro la possibilità di reinventarsi come lavoratrici e come genitori, in grado di offrire un futuro ai propri figli.

Ho incontrato Barbara per la prima volta in un café. Ci è bastato guardarci negli occhi per capire che eravamo italiane entrambe. Trentanovenne, originaria pugliese, cresciuta a Roma, madre di due maschietti di 10 e 12 anni, Barbara prepara caffè e sandwiches ai dipendenti degli uffici in pausa pranzo.

Nel locale dai colori sgargianti e di una tranquillità quasi fittizia, Barbara ama ascoltare le colonne sonore del film Il Favoloso mondo di Amelie, assottigliando l’austera atmosfera inglese, rendendolo un angolo a tratti quasi parigino. Barbara arriva a Londra nel dicembre 2006, dopo aver scoperto il tradimento del marito, sposato più di dieci anni prima.IMG_0719

Viene a trovare suo fratello, stabilitosi già da tempo, per una vacanza che doveva servirle per distrarsi e scacciare i brutti pensieri: “Quando l’ho scoperto sono stata molto male. I miei genitori mi hanno coccolata ed aiutata con i bambini che piangevano di continuo. Io volevo morire, pensa quanto ero stupida”, mi dice Barbara, senza mai abbassare lo sguardo, davanti ad un cappuccino bollente.

“Un giorno ero in giro ed entro in un ristorante italiano. Intrattenendomi a parlare con i ragazzi che lavoravano lì, mi chiedono se avessi intenzione di lavorare. In Italia facevo l’insegnante di nuoto, ma dopo la mia separazione avevo smesso anche di lavorare. Sono arrivata a pesare 45 chili. Per un attimo ho creduto che quell’offerta di lavoro fosse un’ancora di salvezza. Prima di accettare ne ho parlato ai miei genitori, che mi hanno subito invogliato a restare. Hanno badato loro ai miei figli per i primi otto mesi in cui sono stata da sola.”

Barbara mi racconta dei suoi primi otto mesi di permanenza fatti di eccessi in cui si sarebbe facilmente persa. Fin quando un mattino si sveglia e capisce che era abbastanza: il tempo della paura e dell’autodistruzione era scaduto. Era giunto il momento di ricordare a se stessa quanto forte fosse come donna ed il dovere imprescindibile che aveva verso se stessa ed i suoi figli: quello di ricoprire il ruolo di padre e madre allo stesso tempo, presente nella quotidianità.

Allora si prepara. Cerca una nuova casa. Invita sua madre con i bambini a Londra. Li iscrive a scuola. “All’inizio non è stato per niente facile, soprattutto per i bambini”, mi confessa Barbara. “Per il più grande ho dovuto provvedere ad un supporto psicologico ed intanto lo coccolavo molto per non farlo sentire solo. Gli ho fatto capire che anche se mamma e papà non fossero tornati insieme, l’amore non gli sarebbe mai mancato. Ed alla fine sono riuscita a renderlo un bambino sereno. Si è subito integrato con i nuovi compagni di cui rispetta le culture diverse; è il primo della classe, parla l’inglese e l’italiano correntemente”, mi dice Barbara con la fierezza.

La giornata tipo? Sveglia alle 6 per prendere l’autobus mezzora dopo diretto alla scuola dei figli, dove prima di cominciare le lezioni fanno colazione con i loro compagni. Barbara inizia a lavorare alle 8.45 e termina alle tre del pomeriggio.
Ottemperare a tutti i doveri di madre, sola in una grande metropoli, non consente a Barbara di lavorare full-time.

Ma questo non sembra ostacolare in Inghilterra la crescita di famiglie come quella di Barbara, con il diritto di usufruire dei benefits concessi dallo Stato: “Ce ne sono diversi, come il Job Seeker Allowance (che aiuta chi cerca lavoro), l’Income Support (concesso alle donne impossibilitate a lavorare nel caso in cui i bambini siano troppo piccoli). Lavorando, attualmente usufruisco del Working Tax Credit per me ed il Working Child Tax Credit ed i Child Benefits per i miei figli.”

Quando le chiedo perché l’educazione dei suoi figli a Londra è diversa da quella che avrebbero potuto ricevere in Italia, Barbara mi dice senza alcuna esitazione: “In Inghilterra si studia meno che in Italia, ma i miei figli, essendo bilingue, potranno più facilmente considerare il mondo e non la piccola provincia come panorama entro cui misurarsi. La cosa che dico ai giovani è di non fermarsi alla prima cosa bella che hanno. Finiti gli studi, i miei figli saranno grandi e liberi di scegliere dove andare.”

Barbara, pugliese, ammette di provenire da un contesto dove regna purtroppo una mentalità gretta: “Qui, se i miei figli vedono due omosessuali seduti sul divano, non hanno alcun tipo di esclamazione. Voglio dare loro la possibilità di avere un’apertura mentale che in un alcuni contesti non avrebbero. Significa accettare e rispettare la diversità.”

Ma Barbara sogna il suo futuro in Italia, di cui le manca il cibo, l’andare a cavallo, i suoi genitori. Spera un giorno di aprire un working shop, dove tenere corsi di decoupage per ragazzi, con l’intento di allontanarli dalla strada e dal pericolo di entrare in baby gangs, molto frequenti in alcuni quartieri londinesi.

Chiedo a Barbara la sua sensazione attuale, lei riesce soltanto a dirmi: “Sono felice perché sono libera di fare ciò in cui credo senza che nessuno mi giudichi. Mi sento libera di insegnare ai miei figli che è bello essere diversi. Che non sono scarpe firmate a fare la tua persona, ma il tuo animo, l’abilità comunicativa nell’interagire con l’altro.”
Noi de Il Nuovo auguriamo a Barbara di raggiungere i suoi obiettivi. In parte, ha già vinto.
Ci vediamo martedì prossimo.

Antonia Di Lorenzo

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Annunci

One Response to #QuiLondra – La storia di Barbara, mamma-coraggio a cui Londra ha salvato la vita

  1. David S says:

    Sono un italiano che vive in Inghilterra dal 2007 e dopo essere arrivato con 700 euro in tasca e niente da perdere sono riuscito a farmi una vita. Ho un buon lavoro e sono amante di questo paese che mi ha dato un sacco di possibilità’ che in Italia probabilmente non avrei mai avuto. Mi fa sempre piacere leggere storie di italiani che come me, sono felici di vivere in UK. Ammiro il coraggio di Barbara, in bocca al lupo! 🙂

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: