#QuiLondra – La Gran Bretagna fuori dall’Unione Europea?

Quanto più ci metti dentro, tanto più ne ricaverai.” Sembra uno spot pubblicitario ed invece è quello che ripete più volte il Premier Cameron durante il suo discorso a Birmingham, durante la presentazione del programma del partito conservatore, in vista delle prossime elezioni nel maggio 2015. Fra i temi più scottanti al centro del dibattito tasse, benefits ed immigrazione.

“Puoi beneficiare di sussidi di disoccupazione, ma solo se vai al job centre, consegni il curriculum ed accetti le proposte di lavoro. Non più qualcosa in cambio di niente”, dice Cameron.farage-vs-cameron

Anche lui, come qualcun altro dei politici nostrani che si diverte nell’intrattenere la platea, si presta a giochi di parole: “You must earn or learn – Devi guadagnare o imparare – e noi ti aiutiamo,” ed aggiunge, “abbiamo creato 3 milioni di apprenticeships.” Il suo messaggio è chiaro: stimolare la gioventù a ritagliarsi uno spazio nella società, ad avere ambizioni diverse dal becero parassitismo ai danni del fisco. Un programma che, nella sua obiettività, sembrerebbe invece premiare chi lavora sodo, gli hard-workers: “ Bisogna tagliare le tasse ai lavoratori ed aumentare il minimo sindacale, attualmente 6.50 per ora. Se lavori almeno trenta ore settimanali con un guadagno pari al minimo sindacale, non pagherai più tasse. Se lavori tanto e fai le cose giuste, noi crediamo tu debba avere più soldi da spendere come vuoi.”

E fin qui nulla questio. E’ il discorso di chi guida la Nazione cardine di tutt’Europa, sebbene sia opportuno mettere in evidenza come il tutto sia da inquadrare nell’ambito di una propaganda elettorale – ricordiamo che qualcuno in Italia addirittura prometteva di restituire i soldi dell’IMU.

Ma è sul tema dell’immigrazione che tutta la stampa italiana ha acceso i riflettori: “Basta Italiani a Londra o noi usciremo dall’Unione Europea”. E’ così che si intitolava uno degli articoli delle prime pagine di un noto quotidiano italiano. E’ inutile dire che se da un lato ha scatenato polemiche ed un forte criticismo, dall’altra, per un’altra fetta di popolazione, un notevole risentimento. Ed allora, come sempre accade, l’Italia si è divisa in due: chi spara aspri commenti nei confronti dei giornalisti – come biasimarli talvolta –  e chi invece ha accettato questa come unica fonte di informazione possibile, pertanto vera, mandando al rogo Cameron e tutta la popolazione britannica.gran-bretagna-immigrazione-OLYCOM-kFV--258x258@IlSole24Ore-Web

La realtà è che Cameron parlava di rinegoziazione con l’UE: “L’immigrazione sarà assolutamente al centro della mia strategia di rinegoziazione che è stata sempre molto chiara. Dobbiamo uscire da un’unione sempre più vicina. Ovviamente esiste il diritto di andare a lavorare in altre nazioni europee ma non è un diritto senza qualifiche. Non dovresti essere in grado di emigrare al fine di ricevere i benefici dello Stato sociale di un’altra nazione, non dovresti essere in grado di abusare delle regole. Quando nuove nazioni entrano a far parte dell’Unione Europea, dovremmo avere il diritto di dire loro che i loro cittadini non possono venire a lavorare nella nostra nazione fino a quando la loro economia si trovi ad un livello molto più simile a quello della nostra. Questi sono grandi cambiamenti.”

Dunque, sembrerebbe, che quando il Premier cita le “nuove nazioni che entrano a far parte dell’Unione” si riferirebbe soprattutto all’ondata di Rumeni avvenuta negli ultimi tempi, notoriamente poco simpatici al Premier britannico.

“Faccio inoltre una chiara promessa di bandire un referendum entro il 2017 per offrire ai cittadini britannici l’opportunità di scegliere se rimanere o meno all’interno della Comunità Europea.”

E’ ovvio che la rinegoziazione con l’Europa e la loro possibile uscita coinvolgerebbe anche noi, gli Italians. Ci escluderebbe non come Italiani, ma in primis come cittadini europei, e come noi, così tutti gli altri. Gli italiani che si trovano a Londra – secondo un dato diffuso la scorsa estate – sono 500.000 circa, mezzo milione, su una popolazione cittadina di otto milioni e mezzo di abitanti.

Secondo una ricerca effettuata da Tommaso Frattini, ricercatore dell’Università degli Studi di Milano, e Christian Dustmann dell’University College di Londra, riportata in un articolo su Linkiesta, “gli immigrati portano beneficio fiscale alla Gran Bretagna, soprattutto quelli comunitari, contribuendo al bilancio statale del Regno Unito per 25 miliardi di sterline.

Di questi, 15 proverrebbero proprio dai migranti europei: “La maggior parte degli immigrati, soprattutto quelli entrati nel Regno Unito durante l’ultima grande migrazione, dal 2000 in poi – spiega Frattini – si sposta per motivi di impiego e rispetto ai nativi vanta tassi di partecipazione al lavoro più alti. E allo stesso ha una partecipazione al welfare inferiore rispetto agli inglesi”, spiega Frattini.74090702-600x389-800x400

Il discorso di Cameron avrebbe un unico obiettivo: mettere la Gran Bretagna al primo posto. In altre parole, la macchina più efficiente d’Europa nella produzione di lavoro e denaro, non potrebbe permettersi di perdere colpi per le inottemperanze di altre nazioni, sversatrici di materiale umano in Regno Unito. Parliamo di produttività: dentro i produttivi, fuori tutti gli altri. Questo si ricollegherebbe al “quanto più ci metti, più ne ricavi”, più volte ripetuto da Cameron.

Ma noi, immigrati, studenti o lavoratori, ne conosciamo già bene il significato. Quelli onesti, che non si crogiolano su sussidi di disoccupazione, che lavorano sodo per poter pagare un affitto, che sfidano il destino o lo creano, ogni giorno.

Siamo proprio sicuri che la Gran Bretagna rinuncerebbe ad una delle fette più produttive della sua popolazione – secondo quanto riportato dalla ricerca succitata –, la cui maggior parte lavora al minimo sindacale e quindi, secondo il suo discorso propagandistico, dovrebbe piuttosto beneficiare degli sgravi fiscali promessi dal suo nuovo programma elettorale? Quale sarà la sorte delle multinazionali o aziende europee che avranno spostato il loro baricentro in terra d’Albione?

Semmai sarà indetto un referendum nel 2017 per chiamare gli inglesi a decidere sulle sorti della Gran Bretagna in Europa – Cameron dovrà pur sempre vincere le elezioni nel maggio 2015 – , ricordiamo l’esito del referendum per l’indipendenza della Scozia: No.

Questo è un Paese che perde persone tutti i giorni, ad ogni ora, ad ogni centesimo di secondo. Ma al contempo ne riacquista nella stessa misura, ed uno vale l’altro: tutti potenziali generatori di ricchezza. L’unica cosa cui questo Paese non rinuncerà mai a perderne il primato.

A martedì prossimo.

Antonia Di Lorenzo
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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