#QuiLondra – Ecco cosa mangiano gli inglesi per Natale

L’aria è sempre più fredda, i negozi di Regent Street sempre più affollati e le luci natalizie rendono l’atmosfera del centro magica, mentre l’Hyde Park si trasforma in un parco giochi zeppo di turisti e stand dove comprare decorazioni natalizie o una bevanda calda per riscaldarsi. Numerose anche le piste di pattinaggio allestite sino ai primi di gennaio o i Santa’s grottos dove, per i più piccini, è possibile incontrare Babbo Natale. Quest’aria natalizia londinese si respira in ogni angolo del centro sin dal mese di Novembre.

Ma a noi, Italians in London, sempre legati alle nostre tradizioni sebbene in un altro Paese, sarà capitato di domandarci: “Ma questi inglesi cosa mangiano a Natale?” Perché al di là delle luci in strada, delle vetrine scintillanti, delle piste di pattinaggio, della casa di Babbo Natale e del Winter Wonderland all’Hyde Park, per noi il Natale non può non essere celebrato se non in questo modo: il cenone. Che non è una cena normale, ma un accrescitivo: significa che se non ti ingozzi sino allo sfacelo del tuo apparato digerente, sino a quando il tuo stomaco non decida che sia ora di alzare bandiera bianca, miseramente battuta dalla nonna che ti dice “no, almeno la frutta secca, per tradizione, la devi mangiare”, non è Natale.cenone-di-Natale

Tante le tradizioni culinarie bollite – in alcuni casi meglio dire “fritte” – nelle pentole la sera della vigilia, da Sud a Nord, da Ovest ad Est della nostra penisola. Se in Piemonte non è Natale senza agnolotti (specialità di pasta ripiena di carne tipica del Monferrato, ma presente in tutta la regione), in Valtellina non può mancare il cappone in brodo o la faraona arrosto e il panettone valtellinese. A Modena sembra che gli spaghetti con tonno, sgombro, acciughe e pomodoro non devono mai mancare, ma nemmeno le frittelle di baccalà e il baccalà in umido con polenta. A Roma non può mancare la minestra di pesce e tra le tante, la più nota è sicuramente la pasta e broccoli in brodo di arzilla.

In Sardegna, per il pranzo di Natale si consumano un numero consistente di antipasti: carciofi con la bottarga, coratella di agnello (fegato, cuore e paracuore) o la “cordula” (intestino di agnello avvolto su se stesso e cotto in tegame, assoluto o con i piselli). Tra i secondi di carne spiccano agnello e porcetto al forno. Ma tra tutti, il piatto più popolare rimangono i malloreddus, piccoli gnocchi di semola, molto ruvidi al tatto e dalle varie forme, lunghi, larghi e con mille nomi a seconda del paese.

A Napoli, per il cenone della Vigilia, protagonista assoluto è il pesce: frittelle di baccalà e baccalà fritto, spaghetti “a vongole”, frittura mista, pesce al forno e capitone. Sempre presenti i broccoli di Natale, chiamati in gergo “piere ‘e vruoccole”, ma guai se manca “l’insalata di rinforzo”, cavolfiore lesso, insaporito da alici salate, olive e “papaccelle napoletane” (peperoni conservati nell’aceto). Per finire, frutta secca a volontà, roccocò e strufoli.

In Puglia non mancheranno le pettole o pittule, frittelle di pasta lievitata, arricchite di pomodoro, capperi, olive o ricotta, salame, baccalà e lampascioni. In Calabria, dove tradizione vuole che si mangi pesce per il cenone della Vigilia, in alcuni paesi pare che le pietanze in tavola debbano essere tredici. Il peperoncino, ovviamente, non manca mai, come sugli spaghetti con mollica di pane e alici.flat550x550075f

A Palermo, lo sfincione (pizza tipica a base di cipolla) si mangia anche a Natale insieme ai cardi in pastella e alla gallina in brodo, l’”agglassato” di carne (pezzo di manzo stracotto nelle cipolle la cui riduzione poi viene frullata ed usata per nappare le fette di carne o per condire la pasta), l’insalata di arance con aringa e, naturalmente, i mille dolci, buccellati, cassate e cannoli, mustazzoli con mandorle e cannella e la cubbaita, un torrone di miele con nocciole e mandorle o pistacchi.

Gli inglesi, dal canto loro, sembrano essere molto più basici. Al centro delle loro tavole imbandite sembra non possa mai mancare il tacchino ripieno di mirtilli e servito con patate. Ma anche salmone con caviale o formaggio alle erbe ed il Christmas pudding, lo storico budino natalizio, la cui tradizione vuole che nell’impasto ci sia nascosta una monetina, generalmente di cioccolato, che porterà fortuna a chi la troverà. Tipici anche i Christmas crackers, che non sono un piatto da mangiare, ma tubi dentro i quali puoi trovarci un dono o uno scherzo. Probabilmente, se gli stessi fossero presenti sulle tavole italiane, per la foga, tua nonna ti costringerebbe a mangiare anche quelli.

La domanda di rito, prima di iniziare, sarà: “Avete abbastanza alcool davanti a voi?” Se la risposta è affermativa, allora si potrà iniziare. Si sa che da queste parti, se non finisci con lo sbattere la testa sullo spigolo del tavolo, non sei degno di nessun tipo di celebrazione.christmas pudding

Credo, dunque, che la sfida Capitone e frutta secca versus Tacchino e Christmas pudding sia persa già in partenza dai Britannici. Se non altro, sarà l’unica occasione in cui potremmo avere l’onore di battervi. Noi ritorneremo a gennaio, ancora con tante storie da raccontare per chi segue la nostra rubrica. Intanto vi auguro buone feste e vi ricordo l’ultimo appuntamento dell’anno mercoledì 17 dicembre, dalle 18 alle 19,30 italiane su RadioStreet Messina, frequenza 103.3 FM e disponibile anche in streaming.

Antonia Di Lorenzo
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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