#QuiLondra – Giovane per l’Italia, stella in Inghilterra: vi presento Giorgia Mollo

Quando si è piccoli il sogno di molti bambini è quello di diventare un calciatore o una ballerina. Giorgia, dall’età di tre anni, voleva diventare una cantante. Oggi, a 22, incide il suo primo disco tra Londra e l’Italia, debuttando lo scorso 20 dicembre con il suo primo singolo You Can’t Pretend Anymore, disponibile su Amazon, iTunes, Spotify e su più di altre duecento piattaforme.960213_503535463077329_541297412_n

Giorgia Mollo, classe ‘92, originaria calabrese, figlia del proprietario di un’azienda faunistica e di un’insegnante di lingue, è una cantautrice italiana residente in Regno Unito da diversi anni, dove studia Music Business e Management Artistico at “The Institute of Contemporary Music and Performance” di Londra e songwriting e artist development al BIMM, prestigiosa scuola per cantautori con sede a Brighton, dove Giorgia vive da qualche mese.

“Londra non mi ha mai fatto impazzire,” confessa Giorgia, “amo molto di più le piccole cittadine, quei luoghi in cui è possibile entrare veramente a contatto con le persone.”

Inizia a studiare canto all’età di sei anni all’accademia del suo paese, Fagnano Castello, passando per il Saint Louis di Roma dove studia tecnica vocale, spostandosi poi al CPM – Centro Professione Musica di Franco Mussida – dove inizia a comporre le sue sue prime canzoni spinta da una prorompente creatività e sostenuta dal suo maestro Tommaso Ferrarese.

Dall’età di 13 anni comincia a viaggiare e scopre l’Inghilterra: “Io volevo imparare l’inglese perché sapevo che imparare una lingua che abbraccia così tante nazioni, mi avrebbe aiutato ad esprimere al meglio e a poter parlare ad un pubblico molto più vasto.”

“I miei genitori non opposero alcuna resistenza ma credendo che in un college non avrei avuto la possibilità di imparare veramente l’inglese, andai a lavorare in un ristorante,” ricorda Giorgia sorridendo. “Durante quell’estate mi sono innamorata dello spirito britannico e ho capito quanto fossi simile agli inglesi nel loro modo di essere e di esprimersi, molto meno convenzionali di noi italiani. Ho abitato in un alloggio sopra al ristorante e lo stare a contatto con persone provenienti da diverse parti del mondo, con cui comunicavo in un inglese allora molto povero senza però mai avvertirlo come un limite, spesso anche cantando, mi ha fatto realizzare che l’Inghilterra sarebbe stata la mia seconda casa. Così dai 13 ai 18, ogni estate, ci sono ritornata. E sono stati propri questi viaggi pazzeschi ad insegnarmi a rischiare, a collezionare storie di vite, tra cui anche la mia, cui ho dato voce scrivendo una delle mie prime composizioni presente in quest’album.”

539800_513472232083652_2096174373_nAll’età di 18 anni, Giorgia decide di chiudere i libri per seguire la sua passione, tornando in Inghilterra. Durante questo periodo, in contatto con un avvocato musicale, torna in Italia per pochi giorni a sostenere un provino per X Factor, che non supera. Il giorno seguente il suo avvocato musicale le fissa un incontro con Phil Spalding,  noto musicista di sessione nel panorama inglese ed internazionale per aver collaborato con Elton John, Robbie Williams, Mich Jaggaer, Seal, Kyle Minogue, Mike Oldfield. Dopo aver ascoltato i suoi brani, Phil le propone di lavorare ad un primo progetto di collaborazione e scrittura musicale dando il via ad un’amicizia ed un progetto che continuano ancora oggi, esibendosi anche in alcuni concerti di beneficenza in alcune cittadine inglesi.

“Con Phil è stato un amore a prima vista,” mi dice Giorgia, “Abbiamo scritto e sperimentato tanto insieme ed è stato lui a suggerirmi di venire a studiare in Inghilterra. E’ stato il mio mentore.”

Successivamente, la giovane cantautrice, trainata da una grinta irrefrenabile e traboccante di idee tra cui quella di girare un videoclip, si mette in contatto con una regista bulgara, Lilia Haralampieva, nota per aver collaborato anche alla realizzazione degli spettacoli di Jovanotti. Lilia, innamoratasi del progetto, decide di presentarle Fabio Massimo Colasanti, noto musicista e produttore nel panorama italiano ed internazionale per collaborazioni prestigiose con Pino Daniele, Grignani, Giorgia, Simple Minds, Eric Clapton, Salif Keta.

Colasanti decide di produrre Giorgia scegliendo 6 tra i suoi brani migliori riarrangiandoli e registrando un EP ai Forward Studios di Roma, da cui il primo brano “You can’t pretend anymore” uscito nel dicembre 2014.10898105_1575999055967751_8725089838777029404_n

“Se dovessi trovare una parola da scrivere sul cancello d’accesso al mondo di Giorgia, sarebbe attitudine,” dice Colasanti. “Ascoltare Giorgia cantare, sembra la cosa piu’ “naturale” del mondo.
Direi che e’ nata per farlo. Il timbro non è facile da gestire, come il suo carattere irruento, ma qui il produttore gioca un ruolo importante: io ho sempre visto il mio lavoro come una continua scoperta, una ricerca costante nel cercare dentro gli artisti che incontro quelle emozioni nascoste che li rendono unici. A volte è il modo di cantare, altre volte è un respiro o un accordo.
Con Giorgia ho trovato un po’ di tutto. C’è la meraviglia, indotta dall’età, nello scoprire ed ascoltare soluzioni diverse, lo stupore nel sentire che poi, semplicemente da una nota di voce si possa generare un movimento armonico superiore, ed anche la caparbietà delle proprie idee.
Ma le condizioni di base per far funzionare insieme due artisti non sono molte: fiducia, stima e rispetto reciproco.
Cose che non sono mai mancate durante tutto il processo realizzativo del CD di Giorgia.“

Ci sarebbero dunque tutti i requisiti per ritagliarsi uno spazio all’interno del business musicale britannico, avendo Giorgia come unique selling point indubbiamente una forte personalità: “Quando salgo sul palco, il mio insegnante mi dice sempre che sono una calabrese infuocata,” mi confessa Giorgia. “Credo che la passionalità sia il mio punto di forza, che è difficile che un inglese riesca a trasmettere. E’ necessario avere una forte consapevolezza di quello che si è per stigmatizzare una propria identità. E’ un must per chi decide di intraprendere questa carriera. Non si deve mai imitare qualcun altro, ma restare chi si è ed utilizzare la propria voce interiore per comunicare emozionando ed emozionandosi al tempo stesso.”

Quando chiedo a Giorgia dove vede il suo futuro, lei senza alcuna esitazione mi risponde di vedersi in Europa e che è stata l’Inghilterra ad aprirle un mondo in cui vuole addentrarsi, senza paura. Ma Giorgia mi racconta che l’ambiente inglese avrebbe potuto bloccarla più che invogliarla a seguire questa strada: “Non ho avuto una bella esperienza nella prima accademia che ho frequentato. Certe persone venivano scelte in base a quanto fossero scollate. Ricordo che il preside dell’istituto mi disse che avevo un timbro drammatico, tipico delle cantanti di colore degli anni settanta, che poco si sposava con lo stile pop, e che sarei stata poco commerciabile in Regno Unito,” mi dice Giorgia. “Se avessi dovuto ascoltarlo, non sarei dove sono ora. Invece sono stata tenace, ci ho creduto. Proprio perché talvolta se crediamo che le parole dette da uno qualunque valgano per sempre, sbagliamo. Dobbiamo metterci in gioco, continuare per capire chi sei e cosa puoi essere. Ed io ho capito che posso essere qualcuno in Inghilterra. Ne ho la conferma ogni volta che i miei colleghi inglesi dell’accademia per cantautori temono di esibirsi dopo di me, perché la lingua non è più un mio limite. Loro sentono di competere con qualcuno che si trova su di uno stesso livello. Lo capisco gni volta che qualche mio insegnante mi dice “you have a sound, Giorgia”.”

“Il Sud Italia mi ha donato una voglia di riscatto. L’Inghilterra ha colorato il mio talento,” mi dice Giorgia.

Noi de Il Nuovo le auguriamo di andare lontano.

Ci vediamo martedì prossimo.

Antonia Di Lorenzo
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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