Cosmopolitalians – “Ho scelto il Brasile per il volontariato. Qui vivono 30 milioni di italiani”

Italia e Brasile, due Paesi legati da un filo invisibile e da una storia fatta di emigrazione, sofferenza e speranza. L’emigrazione italiana in Brasile, un flusso continuo tra la fine dell’800 ed i primi decenni del ‘900, ha portato oggi ad una statistica impressionante, elaborata da parte dell’ambasciata italiana locale: i discendenti italiani in Brasile sono più di 30 milioni, la più grande comunità di italiani all’estero nel mondo.

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Giorgio, Cosmopolitalian da quindici anni in Brasile

La terra di Lula e Pelè, che ha ospitato l’ultima edizione dei Mondiali e che nel 2016 ospiterà anche le Olimpiadi, è senz’altro uno dei Paesi in maggiore espansione di tutto il Sudamerica: il sesto al mondo per PIL. Ma la povertà nelle zone rurali, oltre che nelle favelas, è ancora molto elevata. Ed è lì che opera Giorgio Roz, 49enne torinese, da quindici anni in Brasile per scopi umanitari.

“Dopo aver terminato le scuole dell’obbligo in Italia, ho preferito accedere subito al mondo del lavoro. Nella mia città – racconta Giorgio – sono entrato a far parte dell’Operazione Mato Grosso del Gruppo San Paolo, prima dall’Italia ed oggi dall’estero. Venticinque anni dopo, ne faccio ancora parte. Mi occupo di costruire abitazioni e fornire agli abitanti del luogo tutti i materiali necessari per poter essere autosufficienti in questo settore. Inoltre cerco di creare delle reti sicure per le adozioni a distanza Italia – Brasile”.

All’estero dal 2000, Giorgio non ha messo su famiglia per poter prestare assistenza continua a Corumbà, dove vive: “Devo dire la verità: se tornassi indietro, rifarei tutto. Anche se dell’Italia mia mancano il cibo, le persone, casa mia, questo è comunque un Paese fantastico”.

La vita al caldo, con il sole tutto l’anno è un cambio notevole rispetto al freddo nord Italia: “La vita, rispetto all’Italia, cambia totalmente. Altri ritmi, altra mentalità: qui tutto scorre più lentamente, senza ansia; si ha davvero il piacere di apprezzare la gente e, soprattutto, la natura. La vita poi costa pochissimo, come le case, e, se ci si accontenta, con un salario minimo italiano, in molte zone del Brasile riesci a vivere sereno”.10612536_10204028718631293_1770965147289138088_n

Se è vero che gli stipendi sono adeguati al costo della vita, un Paese in espansione offre comunque tantissime opportunità sotto il profilo lavorativo: “Lavorando a stretto contatto con molti bambini, è stato per me ancora più semplice imparare il portoghese. Ma le opportunità di lavoro prendono in considerazione anche chi non parla la lingua. Per questo motivo, ad un ragazzo in Italia vive un forte momento di disagio, consiglio di prendersi di coraggio, fare le valigie e cambiare Paese, magari tentando anche un’esperienza qui in Sudamerica. E’ ovvio che dipenda dal settore, ma non c’è la necessità di essere laureati: ciò che viene ricercato in questo periodo, è la manodopera specializzata”.

Volontà, fortuna per ottenere il visto – “che quindici anni fa era più semplice ottenere” – e umiltà sono il giusto mix per affermarsi all’estero: “Ci vuole anche apertura mentale per venire qui, bisogna essere coscienti di non essere in Italia con le conseguenti dinamiche. Qui c’è una cultura diversa, ma è una cultura che, anche grazie ai 30 milioni di discendenti presenti oggi in Brasile, abbiamo contribuito a costruire anche noi”.
@HermesCarbone
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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