#QuiLondra – La Gran Bretagna fa guerra ai trolls: fino a due anni di carcere

Sembra che il termine troll sia un altro destinato ad entrare nella schiera delle parole di uso comune.

Wikipedia ne offre giá una definizione: nel gergo di internet e in particolare delle comunitá virtuali, è un soggetto che interagisce con gli altri tramite messaggi provocatori, irritanti, fuori tema o semplicemente senza senso, con l’obiettivo di disturbare la comunicazione e fomentare gli animi. wdwo5t1pgnfhm3v4aink

 Ebbene, in Gran Bretagna é pronto un emendamento alla riforma di giustizia che quadruplica la pena – da sei mesi a due anni di carcere – per coloro che fanno uso improprio e pericoloso del web, definiti dal ministro della Giustizia Chris Grayling “codardi”.

“Ora dobbiamo mandare un chiaro messaggio al Paese: se sei un troll violento, rischi fino a due anni di carcere. Non dimentichiamolo: si tratta di persone che, sotto falsa identità, minacciano di morte o violenza sessuale, discriminano e diffamano”, ha detto Chris Grayling.

L’inasprimento della pena sarebbe motivato dalla normativa oramai considerata obsoleta, risalente a dieci anni fa: “Nessuno accetterebbe un tale veleno in un faccia a faccia, quindi non vedo il perché ci debba essere su Internet e sui social media”, ha proseguito il Guardasigilli.

Tale emendamento si sposerebbe con la linea dura del governo Cameron, che ha fatto della “pulizia in rete” uno dei suoi punti cruciali, come giá annunciato a proposito della collaborazione con i colossi della Silicon Valley per combattere i fenomeni di pedofilia.

Ma é bene chiarire che reati come lo stalking, pedofilia, abusi e molestie sessuali, si innestano in un panorama ben differente da quello del trolling, che oramai sembra essere diventata una delle fattispecie di reato piú comuni del ventunesimo secolo. É altresí opportuno ricordare come in alcuni casi il trolling sia sfociato in attacchi violenti e minacce di morte.

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Secondo recenti statistiche britanniche il fenomeno sembrerebbe essere associato al sessismo e al razzismo. Una ricerca dal titolo “Misoginia su Twitter”, condotta da Demos, ha evidenziato come la sola parola “puttana” ( solo in lingua inglese) sia stata usata come insulto 6 milioni di volte tra il dicembre del 2013 e il febbraio del 2014, mentre il termine “stupro” usato come minaccia 1319 volte.

Ma per evitare un dilagarsi a macchia d’olio del fenomeno, prima di comprimere ogni forma di violenza o minaccia sul web, piú o meno pericolosa, in una generica fattispecie del trolling, sarebbe forse opportuno legiferare muovendosi attraverso categorie più specifiche.

Un passo avanti é stato fatto in merito alle leggi anti revenge porn ( pubblicazione di materiale pornografico – video o fotografie – ottenute privatamente e messe in rete per vendetta ). Le suddette hanno avuto man forte in California, altri 11 Stati Americani, Germania ed Israele. In Italia é stata invece stilata una carta che eliminerebbe l’anonimato in alcuni casi, anche se ha pur sempre una valenza consultiva e non vincolante.

Anche in Gran Bretagna vige una normativa che punisce il succitato atto con due anni di reclusione, pena che si inasprisce laddove la vittima in questione sia minorenne.

Ma il caso specifico – che rientrerebbe nella categoria dei crimini sessuali – non ha nulla a che vedere con il fenomeno del trolling. Punire la violazione della privacy, e più duramente se la parte lesa sia minorenne, e ben diverso dal sanzionare, con pena equiparabile a quella prevista per il primo caso, qualcuno soltanto perché ha espresso un’idea nel modo scorretto.

É vero anche che oggigiorno la libertá di espressione rischia di diventare un’arma a doppio taglio, giustificante di invadenza e maleducazione, espressa sempre più frequentamente dietro uno schermo proprio perché “protettivo”.

Il caso più eclatante è stato quello della famiglia Madeleine McCann, la bimba di quattro anni scomparsa misteriosamente il 3 maggio 2007 mentre si trovava in un resort turistico portoghese, coperta successivamente di insulti, abusi e minacce di morte.

Ed é alla luce di numerosi fatti di cronaca che arriva la stangata dalla Gran Bretagna. Una chiara provocazione, forse, o un’evidente mossa politica, che se inizialmente ci infonde entusiasmo, alla lunga ci invita a riflettere su quanto sia importante fare attenzione su ció che si scrive.

Antonia Di Lorenzo

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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