Cosmopolitalians – “Non venite a vivere in Giappone se non siete laureati”

Per molti è il Paese della tecnologia. Per altri quello dei terremoti e della bomba atomica. Per altri ancora quello del sushi e dei samurai. Per Simone Dedola, 41enne sardo, il Giappone è semplicemente casa.

Simone, Cosmopolitalian from Osaka

Simone, Cosmopolitalian from Osaka

Da Sassari ad Osaka, passando per una laurea in Chimica Organica ed un dottorato di ricerca in Inghilterra, oggi Simone ha messo su famiglia nella Terra del Sol levante: “Ho sempre seguito un percorso di studi scientifico, dal liceo fino all’università, riuscendo a togliermi non poche soddisfazioni tra Italia ed estero. Oggi ho un assegno di Ricerca presso l’Università di Osaka, dove vivo con Deborah, mia moglie, conosciuta prima di venire qui, e la nostra bambina”.

L’Italia? Forse, un giorno: “È naturale che manchino sia la famiglia che gli amici, ma, se tornassi indietro, partirei comunque. A Sassari ho sempre vissuto da studente, a casa con i miei. E, al momento, non ho affatto in programma di tornare. Benché qui la vita sia diversa”.

Dodici ore di volo. Una cultura profondamente diversa dalla nostra (pensate solo al rispetto degli spazi altrui o all’essere poco rumorosi). Un Paese pieno di colori ma che appare fin troppo robotico e con individui dal modus operandi standardizzato. Ma c’è ovviamente dell’altro.

Il Giappone – racconta Simone – è un Paese molto sicuro (la microcriminalità è a livelli impercettibili), con ottimi mezzi di trasporto, almeno nelle grandi città, una grande pulizia e precisione. Ovviamente generalizzare non è semplice, ma con le dovute eccezioni queste son le cose che apprezzo di più”.image

Se nel 2013 Tokyo è stata considerata dal The Economist la città più cara del mondo, lo scorso anno è invece rientrata nella top ten “solo” in sesta posizione. Le altre città sembrano un po’ più vivibili: “Per Osaka, credo che da single servano 200-250.000 Yen (1.8000 Euro) al mese per vivere; se hai famiglia, almeno 300-350.000. Poi anche in questo caso dipende dalle esigenze e dal tipo di vita che ciascuno di noi ha in programma di fare all’estero. La vita è abbastanza cara, ma gli stipendi sono proporzionati rispetto al settore lavorativo. Le case invece sono care, piccole, e generalmente mal costruite”.

E sul rapporto con i Cosmopolitalians: “Nonostante questo posto imponga dei ritmi lavorativi serrati, la comunità italiana in Giappone è molto unita e siamo sempre in contatto tra di noi. I social, ovviamente, aiutano e non poco”.

L’economia giapponese, seconda solo a quella di USA e Cina per PIL, ha superato agevolmente la crisi economica del ’97. Ed oggi il Paese appare invulnerabile all’instabilità statunitense ed europea. Inevitabile si pensi a come trovar lavoro a quelle latitudini: “Per lavorare qui, se non conosci la lingua locale, hai davvero scarse possibilità di trovare lavoro. Ma allo stesso tempo, conoscere la lingua locale solamente non apre molte porte. In Giappone il fatto di essere Italiano (o anche straniero in generale) non è più un valore aggiunto, una cosa che apre le porte (per fortuna). Se si ha una laurea specialistica, un’esperienza dimostrabile, si possono avere delle possibilità. Per trovare lavoro, l’unica cosa che qui conta davvero è essere laureati. E non me la sento comunque di dire ai giovani italiani di lasciare il nostro Paese: ci vuole coraggio sia che si scelga di andar via sia che si decida di restare e combattere per un futuro migliore”.

@HermesCarbone

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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2 Responses to Cosmopolitalians – “Non venite a vivere in Giappone se non siete laureati”

  1. “Per trovare lavoro, l’unica cosa che qui conta davvero è essere laureati. ”

    su questo dissento. Per carita’ in ambito accademico non metto in dubbio che sia un requisito ineluttabile, ma se ci spostiamo nel manifatturiero, quello che conta e’ avere esperienza, le carte a posto e un livello di giapponese che ti permetta di svangarti un colloquio di lavoro, quantomeno di permettere alla controparte giapponese di capire che capisci cosa ti stanno dicendo.

    Il Giappone ha bisogno estremo di gente da mettere nel manifatturiero, nella progettazione e nella ricerca e lo ha capito da tempo, cambiando la politica migratoria 3 anni fa.
    L’Italia ha problemi molto simili, ma da almeno 5 anni il comparto produttivo del nord ha preso una piega veramente preoccupante e la strada imbocata e’ quella del tracollo industriale che, sia chiaro, non sara’ istantaneo, ma graduale e non certo indolore.
    Poi uno puo’ liberamente scegliere se restare per lottare contro i mulini a vento o prendersi un biglietto aereo: io ho scelto la seconda, piu’ economica della rivoluzione e meno rodimenti di fegato.

    Poi per carita’, non e’ un paese facile.

    PS
    200.000 Y sono accettabili se hai tutti i contributi pagati, altrimenti ti rasano altri 50000.

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    • Se non ricordo male i requisiti richiesti per avere una visa lavorativa sono una laurea o 5-10 anni di esperienza in un settore specifico. Il discorso dei soldi e’ relativo alla vita che vuoi fare e dove vivi, a Tokyo 180.000Y sono pochini se vuoi vivere da solo e uscire la sera, perche’ almeno la meta’ la spendi di affitto (ma questo anche in una grande citta’ come Tokyo e’ fortemente influenzato da dove vivi e da quanto e’ nuova la casa), ma sempre a Tokyo puoi scendere anche a 120.000Y (o meno) dividendoti casa con qualcuno o abitando in una guesthouse (quindi anche un arubaito puo’ sopravvivere a Tokyo).

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