#QuiLondra – Quando capisci che Londra è diventata casa tua

Ho consumato una decina di suole di scarpe. Una ogni due mesi. Le classiche scarpe da ginnastica nere che devi indossare quando lavori in un ristorante, per essere in tinta con i pantaloni e la maglietta scura. Ogni volta speravo fossero l’ultimo paio, ed ogni volta, invece, mi toccava comprarne un altro.

10401367_10204761883156593_3676562411476416812_nHo aperto le porte di tante case. Prima di trovare quella che adesso considero la mia.

Ho incontrato tante persone: quelle che incontri una volta soltanto e che quando saluti sai bene che non incrocerai mai più il loro sguardo. Quelle che cominci ad incontrare più spesso, diventando alla lunga una tua seconda famiglia, fin quando poi, ad un certo punto, si resta incastrati in una botola in cui i volti ti appariranno poco familiari, gli sguardi sempre più distanti, le loro presenze sempre più assenti. Quelle persone con cui nel tuo Paese d’origine non avresti nemmeno scambiato una chiacchiera, perché si appartiene a due mondi differenti, per poi scoprire che talvolta in una galassia mai esplorata puó nascondersi quello che avremmo sempre voluto sapere, ma che non abbiamo mai avuto il coraggio di prendere, sino a quel momento.

Mi sono persa, tante volte. E troppe volte ho creduto che tutta questa frenesia distraesse le persone da quello che é per me il concetto dell’essere umano, da solo, e nei rapporti umani.

Pensavo ci dovessero essere ancora tante scarpe da consumare, tante porte da aprire, tante persone su cui inciampare. Ma è proprio in quel momento che ho smesso di comprare altre scarpe nere e di indossare la mia solita divisa che mi rendeva uguale a tutti gli altri, per andarmi a prendere quello per cui ho gettato all’aria tutta la mia vita precedente. Ho smesso di aprire porte e di fuggire via dalle persone.

Perché Londra è cosí: ci vuole coraggio a restare, ma molto di più ad andar via.

Ti prende e ti fa ripartire da zero, in uno spazio dove i colori si intersecano dando vita a sfumature che non credevi possibili, dove il vento batte forte e tu a tratti ti senti come una marionetta i cui fili sono retti dalla sua forza, altre volte libero di assecondarlo e lasciarti trasportare. Dove i volti diventano milioni e tu scegli di sentirti uno fra tanti o uno dei pochi, oppure semplicemente quello che hai scelto di essere.

Si diventa come minatori. Si parte a metri sotto terra, pronti a scavare pur di trovare quello che si sta cercando. Ed é quando pensiamo di non riuscire a trovarlo, quando la nostra fantasia si assesta ed il nostro entusiasmo comincia a scemare, che questa città ci restituisce tutto: il senso di libertà, delle nostre ambizioni, del nostro scegliere di calpestare strade diverse da quelle che si credeva possibili prima di approdare in terra d’Albione, della nostra voglia di essere quelli che si sogna di diventare. É allora che, dopo aver indossato tante scarpe, trasformandoci per necessitá in qualcuno che non avevamo mai desiderato diventare, recuperiamo le nostre priorità, ricongiungendoci con ció che, da questo momento in poi, non lasceremo più andare.

10559764_10205688792408745_7878096639352356923_n

Non abbiate paura di ricominciare da zero. Perché quando scegliete di cambiare seguendo il vostro istinto siete già a dieci. E non abbiate paura di scontrarvi con realtá che non conoscete, perché quando proverete solo a scoprirle, le state già conoscendo. E non crediate sia da folli gettare all’aria la vita che avevate pianificato o chi per voi, é più folle restare inermi per paura di perdersi. E non é detto che vi perderete. A volte perdersi significa ritrovarsi. Gettare all’aria la vita precedente talvolta significa semplicemente darsi ascolto e trovare nelle parole del cuore la propria dimensione più intima, quella più vera.

Si mette un mattone alla volta e, alla fine, si costruisce una casa.

Non credevo che Londra potesse diventare quella che oggi considero la mia casa. Forse lo sará per tutta la vita, o forse solo per un altro po’. Ma ho capito, solo con il tempo, che lei ha creduto in me più di quanto lo facessi io. Si é quasi imposta, come quell’uomo o quella donna che si addentra nei tuoi pensieri più nascosti, che diventa al contempo il peggiore dei tuoi incubi ed il più tenero dei sogni. Ti prende e ti porta via, e tu la lasci fare. Le contesterai le sue cattive abitudini, ogni tanto, ma giorno dopo giorno imparerai ad amarla, così com’é.

Mi dicevano: “Cacciale le emozioni, ogni tanto.”

In una realtá cosí densa di contraddizioni e atta a spersonalizzarti con incredibile facilitá, le emozioni così come ho imparato a conoscerle io, non sono all’ordine del giorno. Ma Londra é ancora una volta anche questa: te le getta in faccia proprio quando le avevi nascoste nel cassetto. Ed io sto provando a cacciarle, tutte.

Antonia Di Lorenzo

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Annunci

3 Responses to #QuiLondra – Quando capisci che Londra è diventata casa tua

  1. mi son ritrovata in ogni singola parola…e mi sono emozionata..grande Antonia..

    Mi piace

  2. Pingback: TOP Post dal mondo expat  #23.2.15 | Mamma in Oriente

  3. Sara says:

    Wow, che belle parole! Sono una studentessa e non appena finirò gli studi sono decisa a trasferirmi a Londra perché dopo esserci stata due volte, non ho potuto far altro che innamorarmene ed è incoraggiante leggere articoli come questi sulla città dove, francamente, ho lasciato il mio cuore!
    Ogni parola che hai usato, l’hai spesa bene e da come me ne parli, è proprio la città dei miei sogni.
    Complimenti ancora!

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: