Pink Up – #Violenzadigenere: Uomini che portano le gonne

C’erano una volta uomini che venivano chiamati principi e che vestiti d’azzurro, con la spada e il cavallo bianco erano pronti a salvare dagli orchi cattivi le proprie adorate principesse. Oggi, invece, esistono nuovi principi, quelli che fieri e senza vergogna indossano delle minigonne per difendere, proteggere e sentirsi profondamente uniti alle donne che subiscono violenze, che vedono i loro diritti violati, che ancora e ancora una volta sono esiliate dalla grande uguaglianza.ozgecan-aslan

Parte dall’Arzerbaigian il twittatissimo hashtag #ozgecanicinminietekgiy, indossare una minigonna per Özgecan, segno di protesta contro il tentato stupro e l’omicidio della studentessa ventenne Aslan Ozgecan di Mersin, che ha indignato non solo la Turchia, ma ogni parte del Pianeta. Viene spontaneo chiedersi come mai un singolo avvenimento, simile a molti altri che accadono ovunque, sia potuto risaltare così efficacemente e abbia trascinato e travolto talmente tanto. Due le possibili risposte:

1 – La Turchia è un Paese a cavallo tra Europa e fascia mediorientale, che più di tutti, grazie alle politiche riformiste degli ultimi decenni, ha tentato di uscire fuori da quell’orda di conservatorismo e antico bigottismo, a tal punto da cercare di guadagnarsi disperatamente un posto nell’Unione Europea. Tali motivi rendono acuto soprattutto nei giovani, il bisogno di democrazia e di rispetto dei diritti umani e di parità di genere.

2 – Questo evento è riuscito a coinvolgere non solo le donne con le loro proteste, ma questa volta, inaspettatamente anche gli uomini e da ciò si comprende il progresso intrinseco di una società che è vogliosa di pacifica convivenza e di abbattere le mura del maschilismo prevaricatore.

L’11 Febbraio verrà ricordato per l’atroce morte della giovane Aslan, che di ritorno da un sereno pomeriggio di shopping con l’amica fidata, è stata assalita dal conducente del minibus, il quale, non potendo portare a termine lo stupro grazie allo spray al peperoncino spruzzatogli in viso, l’ha sfinita a furia di sprangate e percosse per poi bruciarne il corpo con l’aiuto del padre. Il cinismo del racconto dell’omicida, ha portato l’associazione degli avvocati di Mersin alla pronta decisione di non volergli fornire alcuna forma difensiva. A partire da quella data fino ad oggi, si sono susseguite numerose e disparate forme di protesta in piazza da parte delle donne turche, stanche e stufe di un governo che nonostante si dichiari riformista, fondamentalmente rimane retrogrado in fatto di difesa dei diritti civili.la-protesta-degli-uomini-in-minigonna-orig_main

Tra le disparate modalità ha colpito quella dei numerosi ragazzi, che indossando delle gonne, proprio come Aslan, hanno protestato per affermare che non può essere la semplice scelta di abbigliamento a decretare la fine di una vita.  Ma cosa ci si deve aspettare da uno Stato ai cui politici è consentito indignarsi pubblicamente se le donne ridono in pubblico (considerato non decoroso), o, che ha modificato il ministero delle donne e degli affari familiari con il ministero della famiglia e politiche sociali, incubando così la categoria “donna” all’interno della sola sfera familiare?

Con tale iniziativa, resa visibile soprattutto grazie ai social, finalmente l’uomo esce dalla gabbia del pregiudizio comune e generalizzante di cattivo sodomizzatore, perché questa volta è stato vero compagno di lotta. Gli esempi di questi portatori sani di minigonne servono a ricordarci che non si può avere sempre paura di chi ci troviamo di fronte lungo il nostro cammino. Servono a incentivare l’unione tra i due sessi totalmente spolverizzata dalla paura ormai radicata, a causa della crescita di violenze sulle donne, in tutti i paesi, anche quelli più civilizzati, compreso il nostro.

25Invece di andare avanti tendiamo a tornare sempre indietro, ad usare la violenza primitiva come arma migliore per spazzare via gli ostacoli, in questo caso la donna per l’uomo. Per combattere queste inciviltà dobbiamo mantenere teso quel filo solidale con coraggio, con la nostra faccia, con l’informazione, con la partecipazione, senza insabbiare il desiderio di denuncia.

Dobbiamo sentirci tutti come Ozgecan…

Carmen de Marco

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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