#QuiLondra – Uno, nessuno e centomila: noi e Londra

Allontanatevi per un attimo dal cuore della City, dalla folla che corre freneticamente per prendere posto in un vagone della metropolitana, dalle strade larghe, dalle ciurme di turisti che affollano Piccadilly Circus, dai look stravaganti di Camden e della zona est di Londra.

11025125_10206403704361097_8702599613212602567_nSpingetevi oltre i luoghi comuni di questa caotica metropoli. Ora aprite la cartina e lasciate cadere le vostre dita verso la zona Sud Ovest di Londra. Cercate Richmond e cerchiatelo con un pennarello rosso. Sará la vostra prossima tappa, quando avrete voglia di respirare un po’ d’aria fresca nella vasta riserva naturale del Richmond Park, dove lo sguardo si perde nell’immensa distesa di verde incontaminato che sembra non aver fine. Dove i bambini cavalcano pony, gli adulti girano in bicicletta, i cerbiatti vi si accostano senza alcun timore.

Le strade sono più strette ed ogni scorcio, tra un vialetto e l’altro, riflette nello sguardo un solo colore, diramato in diverse sfumature: il verde.

Prendere una tazza di tea in uno dei café di questo quartiere, dove tutto o quasi sembra compresso in un’insolita tranquillità, mi fa fatto riflettere su quanto sia vero, forse, che questa città sia una, nessuna e centomila, e quanto in fondo anche noi ci abitueremo a vivere tutte le sue sfaccettature. Saremo come lei uno, oscillando tra il sentirci nessuno o centomila.

É una, quando sceglieremo di partire o di andar via. Quando ne calpesteremo l’asfalto in bicicletta o a piedi o quando ci camufferemo tra la folla che corre sulle scale mobili per dirigersi chi sa dove.

E anche noi saremo uno. Con una valigia piena di speranze compresse, per lasciar spazio ad ansie e paure con cui impareremo a convivere o a sconfiggere.

É nessuna. E lo saremo anche noi. Tra la folla al gate o per le strade della metropoli nella nostra ricerca di un lavoro, di una casa che ne abbia per lo meno le sembianze, di opportunitá, da creare, costruire ed afferrare.

É centomila. É il nero del cemento, il verde dei parchi, il rosso delle notti proibite, l’azzurro del cielo nelle giornate di sole, il rosa di quello al tramonto, il grigio delle giornate uggiose. É mille colori che si compenetrano in un unico fascio bianco di luce. É centomila persone, alla ricerca di un Eden di cui si scoprirá l’esistenza soltanto se lo si costruisce, se passerai dall’essere nessuno, a uno tra tanti, ad uno, soltanto alla fine.

É centomila possibilitá. Alcune definitive, altre temporanee, altre ancora da scoprire, qui o altrove. É centomila volti, centomila spalle che ti scanseranno, centomila mani nelle tasche e solo pochi palmi aperti, centomila sguardi che potranno apparirvi spenti fin quando capirete che ciò che conta di più é che il vostro resti sempre vigile, luminoso.

É centomila, da Sud a Nord, da Ovest ad Est. Centomila culture, luoghi bizzarri in cui vi perderete o vi ritroverete. Centomila scale per arrivare in cima, per poi stendervi su di una distesa incontaminata di verde color speranza e pensare, pur avendo ancora il fiatone, che alla fine ne é valsa la pena.

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Smettiamola con la storia del “ci vuole coraggio a partire”. Non é il coraggio che ci muove, piuttosto l’idea di voler creare qualcosa di cui esserne orgogliosi, per poter dire un giorno a noi stessi: “Guarda cosa sono in grado di fare, da solo.”

É quel bisogno inconscio di rompere quell’uno che si era, che in molti casi comprendeva quelle mille sfaccettature che non ci appartenevano, rette da un filo di spago per tenere in ordine un equilibrio fittizio in cui qualcuno, qualcosa o noi stessi ci eravamo imposti di restare. É quel desiderio di rinascere, di ricominciare dal niente e di essere nessuno. Quella voglia di raccogliere in una cesta tutto ciò che ci circonda, di provare ogni cosa, per poi selezionare il dove andare, come fare e chi essere con maggiori consapevolezze.

E sará allora che potremo dire di essere diventati uno o una, perché saremo interi, un insieme di dettagli che avremmo consapevolmente racimolato e si terranno insieme con la solidità del cemento, pronti, quando vorremmo, a ricatapultarci nella mischia per riassaporare l’ebbrezza dell’essere nessuno, con l’aspettativa di diventare ancora una volta un numero, mai diverso dall’uno.

Antonia Di Lorenzo

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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