#QuiLondra – AIRE o non AIRE? Tutto quello che c’é da sapere per rispondere al dilemma

Ho immaginato un Italiano a Londra nei panni di un Amleto ai giorni nostri, che tra le pareti di una stanza tappezzata di poster di Banksy, sventolando una pila di documenti provenienti dalla banca, il contratto di casa e di lavoro, si interroga su di una questione ricorrente: “Aire o non Aire?Mi devo iscrivere?

Andiamo per gradi.

Cos’é l’AIRE?

L’ AIRE é l’ Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero istituita con legge 27 ottobre 1988, n. 470 e contiene i dati dei cittadini italiani che intendono risiedere all’estero per un periodo superiore ai dodici mesi. 

L’iscrizione all’AIRE è un diritto-dovere del cittadino (art. 6 legge 470/1988), facendovi eccezione alcune categorie tra cui militari, diplomatici, lavoratori stagionali e studenti – chi studia all’estero e non percepiscLondra-italiani-allestero-728x445e soldi dallo stato estero, non è tenuto a iscriversi all’AIRE (studenti triennali e magistrali per intenderci). I cittadini italiani minorenni iscritti all’Aire non hanno il diritto/dovere di iscriversi alle scuole dell’obbligo italiane. Questo significa che se vivono stabilmente all’estero ma non sono iscritti all’AIRE le scuole segnaleranno la mancata iscrizione di tali minorenni ( ai sensi dell’art. 731 c.p., l’inosservanza dell’obbligo dell’istruzione elementare dei minori da parte dei genitori è reato).

Quali sono i vantaggi?

L’iscrizione costituisce il presupposto per usufruire di una serie di servizi forniti dalle Rappresentanze consolari all’estero, nonché per l’esercizio di importanti diritti, quali per esempio:

  • la possibilità di votare per elezioni politiche e referendum nazionali per corrispondenza nel Paese di residenza, e per l’elezione dei rappresentanti italiani al Parlamento Europeo nei seggi istituiti dalla rete diplomatico-consolare nei Paesi appartenenti all’U.E.;
  • la possibilità di ottenere il rilascio o rinnovo di documenti di identità e di viaggio, nonché certificazioni ( in breve, tutti i documenti, come carta di identità, passaporto ecc. possono essere rinnovati presso il consolato a cui si è iscritti senza dover tornare in Italia);
  • i redditi percepiti all’estero senza alcun filo conduttore con lo Stato Italiano non devono essere dichiarati e non possono essere tassati dal fisco.


Quali sono gli svantaggi?

Non pagando più le tasse in Italia, si perde il medico di famiglia e l’assistenza della mutua. Resta solo l’assistenza sanitaria per le emergenze, limitata ad un periodo di 90 giorni all’anno, continuando ad essere assicurati come cittadini europei.

Ma é opportuno distinguere due categorie: i lavoratori di diritto italiano in distacco e i pensionati di diritto italiano da una parte, e tutti gli altri dall’altra.

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  • Lavoratori in distacco e pensionati

Al primo gruppo,nel caso in cui si sposti la residenza in un paese Ue, SEE (Spazio economico europeo) o Svizzera, lo Stato italiano concederà la copertura sanitaria alle stesse condizioni dei cittadini dello Stato estero in cui si risiede. Se invece ci si trasferisce in uno Stato con il quale non è stata stipulata alcuna convenzione con l’Italia, lo Stato italiano garantisce il rimborso delle spese sanitarie sostenute nel paese di residenza, ed in caso di rientro temporaneo, il lavoratore in distacco ha diritto all’assistenza sanitaria da parte della Asl di ultima dimora.

  • Tutti gli altri

Se invece non si è né pensionati, né lavoratori in distacco, si perde il diritto all’assistenza         sanitaria in Italia e non prevista la copertura sanitaria all’estero a carico dello Stato italiano. Occorre quindi organizzarsi con assicurazioni private. In Italia si perde il diritto al medico di base, all’assistenza ospedaliera tramite mutua e all’acquisto dei medicinali dietro pagamento del ticket. Nel caso il cittadino italiano risieda all’estero in un Paese extra-Ue, si perde anche il diritto alla Tessera Europea di Assicurazione Malattia (Team) che garantisce assistenza sanitaria negli Stati membri dell’Ue. Tuttavia, i cittadini italiani Aire che rientrano temporaneamente in Italia possono ricevere l’assistenza sanitaria gratuita da parte del Servizio sanitario nazionale autocertificando il proprio status da emigrante, ma limitata a prestazioni ospedaliere urgenti e per un periodo massimo di 90 giorni.

Tempistiche

Il trasferimento della residenza all’estero va dichiarato all’Ufficio consolare della circoscrizione di immigrazione entro 90 giorni dall’espatrio. Ma si può regolarizzare la propria posizione anagrafica anche dopo i 90 giorni, presentandosi presso l’Ufficio consolare di immigrazione. L’iscrizione all’Aire (gratuita) comporta l’immediata cancellazione dall’anagrafe del comune italiano di provenienza e l’inserimento del proprio nome nei registri di iscrizione all’Aire. L’iscrizione all’Aire può essere richiesta per posta oppure recandosi personalmente presso l’Ufficio diplomatico-consolare competente territorialmente.

I registri Aire sono tenuti dai singoli Comuni italiani, che annotano il trasferimento dei cittadini già residenti presso quel Comune, e inviano i dati all’Aire nazionale, tenuta presso il ministero dell’Interno – Dipartimento per gli Affari Interni e territoriali.

In caso di rimpatrio, i cittadini iscritti all’AIRE che rientrano definitivamente in Italia dovranno dichiarare il proprio rimp1200x630_290306_regno-unito-londra-vuole-piu-barrieratrio direttamente al Comune Italiano che dovrà comunicare ufficialmente al Consolato Generale di Londra la data di decorrenza del rimpatrio.

Ne conseguirà la cancellazione dall’anagrafe consolare del Consolato Generale d’Italia a Londra e l’iscrizione in APR (Anagrafe Popolazione Residente) del Comune Italiano.

Che cosa succede se non mi iscrivo

Se non ci si iscrive all’AIRE si può incorrere in una pena di tipo amministrativo (dato che l’iscrizione é un obbligo di legge, non farlo comporterebbe una multa).

Una persona che vive all’estero e che non è iscritto all’AIRE, risulta a tutti gli effetti un cittadino che si trova in Italia e che deve pagare le tasse in Italia. I soldi tenuti su un conto estero vengono visti come “capitali in fuga” anche se guadagnati legittimamente all’estero. Nel momento in cui questi capitali dovessero tornare in Italia, il fisco italiano vedrebbe quei soldi come soldi in nero, non dichiarati.

Se quindi si comunica allo stato italiano di essere residenti all’estero, automaticamente si dichiara di pagare le tasse nel Paese in cui si é residenti, dunque allo Stato Italiano non spetta nulla su quello che si guadagna.

In breve, se vivete all’estero senza però essere iscritti all’ AIRE e pagate le tasse soltanto dove vivete, per l’ Italia risulterete evasori fiscali.

É bene oltretutto ricordare che la differenza tra domicilio e residenza é un concetto intimamente italiano. Nel Regno Unito, si diventa residenti nel momento in cui si firma a proprio nome un contratto d’affitto, senza alcuna necessità di iscriversi. Infatti, basta avere un indirizzo per aprire un conto in banca, registrarti presso un medico di base, ricevere il NIN e pagare le tasse. Si acquistano, insomma, diritti e doveri pari a quelli riconosciuti ad un inglese, senza restare insabbiati in lungo iter burocratico. Mentre in Italia, se il domicilio può essere spostato con notevole flessibilità, si è sempre legati a doppio filo al luogo di residenza, il cui cambio deve essere  sempre comunicato dall’interessato.

Ad ogni modo, noi de Il Nuovo vi consigliamo di essere responsabili perché ignorantia legis non excusat.

Vi ricordo il solito appuntamento ogni Mercoledì, dalle 18 alle 19.30 italiane su RadioStreet Messina, alla frequenza 103.3 o anche in streaming se non vi trovate in Sicilia, ma in qualsiasi altra parte del mondo, magari mentre vi starete chiedendo: AIRE o non AIRE?

Antonia Di Lorenzo

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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One Response to #QuiLondra – AIRE o non AIRE? Tutto quello che c’é da sapere per rispondere al dilemma

  1. Paolo says:

    Questa è una cazzata priva di fondamento:

    “Se non ci si iscrive all’AIRE si può incorrere in una pena di tipo amministrativo (dato che l’iscrizione é un obbligo di legge, non farlo comporterebbe una multa).
    Una persona che vive all’estero e che non è iscritto all’AIRE, risulta a tutti gli effetti un cittadino che si trova in Italia e che deve pagare le tasse in Italia. I soldi tenuti su un conto estero vengono visti come “capitali in fuga” anche se guadagnati legittimamente all’estero. Nel momento in cui questi capitali dovessero tornare in Italia, il fisco italiano vedrebbe quei soldi come soldi in nero, non dichiarati.”

    Per favore evitate di scrivere cose inesatte

    Mi piace

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