Erotica(mente) – L’amore al tempo dei social

Ciao ragazzi e bentornati su Erotica(mente)! Dopo la pausa pasquale riprendo pure io in mano la mia rubrica. Ho deciso di tornare in maniera fastidiosissima e darvi sui nervi parlando di un argomento brucente: l’amore ai tempi dei social.

Lo so, quando io uso aggettivi che hanno a che fare con il fuoco vi aspettate di leggere un altro tipo di fuoco, un po’ più erotico. Però questo argomento brucia proprio all’interno: i social e l’amore, la prima causa nel mondo del vero e proprio bruciore di stomaco. E della colite nervosa, dei mal di testa, dell’insonnia, della depressione e della schizofrenia moderna.

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Se voi siete qua, in fin dei conti, probabilmente è perché vi siete collegati a Facebook. Vi siete svegliati, caffè, bagno, Facebook. Apriamo questo piccolo e maledetto quadratino con una bella F e guardiamo le notifiche, facciamo un giro sulla home e poi andiamo su ‘’cerca’’ e ci aggiorniamo su quelle 3-4 persone che ci piacciono. Funziona così, ormai, no? Poi apriamo WhatsApp, leggiamo gli ultimi messaggi, silenziamo i gruppi. E, se abbiamo 30 secondi in più, pure un giretto su Twitter, o una scrollatina su Instagram, non lo toglie nessuno. E questo schema si ripete in maniera regolare ogni 2 ore, se siamo terribilmente impegnati. Sennò il tempo scende anche ad ogni 20 minuti. Una vera e propria social-dipendenza di cui tutti siamo affetti.


Poi conosciamo una persona. La vediamo, qualunque sia il luogo, non va più di moda il normale avvicinarsi e presentarsi. Ok, magari è più rischioso, con i tempi moderni non c’è da fidarsi di nessuno. Però una stretta di mano è pur sempre una stretta di mano. No, ora la si cerca su Facebook. Si parte da un nome, un cognome, da un amico che è amico di tizio cugino di Caio fratello di Sempronio che andava in classe con la persona in questione. Si fa un iniziale giretto esplorativo, si guardano gli amici in comune, foto profilo e copertina e via: richiesta d’amicizia. La richiesta d’amicizia è la nuova stretta di mano. La persona in questione, a quel punto, attuerà lo stesso identico procedimento: chi è questo/a? Informazioni personali, amici in comune, foto profilo, foto copertina. Accetta la richiesta.

Metti che, invece, con quella persona per puro caso ci hai parlato e la conosci già. Avete solo iniziato a flirtare del tempo dopo l’aggiunta su Facebook. Magari la hai tra gli amici da una vita e non ne avevi nemmeno idea. Si flirta fuori, ci si incontra e si mandano le occhiate, si fanno le battutine. Si torna a casa e si flirta pure sui social. Come posso farmi notare? La aggiungo su Instagram, così vede che la seguo. Condivido quella canzone che ha condiviso un mese fa, magari mi mette un ‘’mi piace’’. Cambio foto profilo e ne metto una che guarderà per ore, aggiungo uno stato con un doppio senso che solo lei (o lui) può cogliere. Faccio vedere che mi trovo in tale posto, chissà, magari mi scrive e attacca bottone.giovani-amore-internet-450x320

Siamo dei malati mentali, insomma. Ma la cosa più assurda sono IMPT: i mi piace tattici. Ragazzi, la situazione è fuori controllo. C’è quella persona che piace, giusto? Bene, prendi il suo profilo Instagram e il suo profilo Facebook e decidi dove mettere questi ‘’mi piace’’. Mi raccomando, non più di 3 e non tutti in una volta, ma piano piano. E, soprattutto, a delle foto o link apparentemente disinteressati: la persona si deve chiedere ‘’perché ha messo mi piace giusto a questa cosa? ’’. Infine, nel mezzo, un like a quella foto dove c’è solo il soggetto del desiderio. Forse dovrebbero riaprire i manicomi.

E, infine, non può mancare l’elogio al grandioso WhatsApp. Ah, perché il numero alla fine lo hai chiesto, caro mio. Avete cominciato a parlare su quella deliziosa app assolutamente gratuita e… LA DOPPIA SPUNTA BLU. Perché ha letto, visualizzato e non ha risposto? Chi di noi no se l’è mai chiesto? O la privacy: magari siamo noi i primi che abbiamo tolto la data dell’ultimo collegamento, però, se dobbiamo cercare di capire perché non ha ancora risposto la rimettiamo e controlliamo se la persona in questione l’abbia lasciata. Ed è la fine: se ce l’ha e si è collegato 6 minuti fa entriamo in depressione, se ce l’ha e non si collega da 6 ore tiriamo un momentaneo sospiro di sollievo (finché non entriamo su Facebook e ci appaiono le 68 foto che ha appena pubblicato in quel locale con un tizio che chicazzoè), se invece l’ha tolta pure lui/lei e non possiamo vedere si scoppia direttamente in lacrime e si aspetta con gli occhi strabuzzati fino a quando non appare ONLINE. Un ONLINE che non si trasforma in un Sta Scrivendo…

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Per non andare troppo indietro nel tempo, ricordo la mia generazione quando aveva 16 anni. Avevamo 16 anni e c’era il coraggio di presentarsi e chiedere il numero. C’erano le dichiarazioni, le scritte sotto casa, le lettere. Si prendeva il respiro e via, ci si buttava anche se poteva essere pericoloso. E se non rispondeva non arrivava subito la cattiveria ed i pensieri ‘’ecco, chissà con chi è e cosa sta facendo’’, no… Aveva semplicemente finito i soldi. Maschio o femmina che fossi si scriveva all’altro e punto, non si aspettava, non si doveva attirare l’attenzione con giochetti da Stalker.
Mi Piaci lo si diceva, mica era un tasto.

Peace&Love,

Ester Rubino
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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