#QuiLondra – Futuro da Italians of London? Ecco cosa vi aspetta…

Isabel Allende diceva che non esiste separazione definitiva fino a quando c’è il ricordo.

Se fosse realmente così, l’inesauribile flotta dei tanti Italiani che scelgono la Gran Bretagna come meta dove far crescere le proprie ambizioni e crearne sempre di nuove, non riuscirebbe mai ad attraccare del tutto. Probabilmente tenteremo in questa impresa, senza mai sposare a pieno l’idea di separazione, che non è fisica, ma è soprattutto mentale.

Perché il ricordo è inesauribile. Appare e scompare, ma sarà sempre con noi, anche quando penseremo di averlo perso.

41340618_italians_416_afpO forse, dovremmo semplicemente smettere di parlare di separazione in termini di allontanamento  sofferto dal proprio Paese ed attribuire a quest’ultima l’idea di scelta, pura e semplice. E allo stesso modo, potremmo cominciare a sradicare quell’insana idea di fuga, ed attribuirgli piuttosto il titolo di esperienza di vita. È così che mi piacerebbe la chiamassero d’ora in avanti: un’esperienza di vita, frutto della propria scelta, perché si ha voglia di conoscere cosa c’è oltre il confine del proprio Paese natio, escludendo quelli che partono per costrizione esterna, perché “in Italia non ho un contratto e non mi versano i contributi”, “sono stato licenziato”, “non mi viene riconosciuto alcun merito”.

Sono tante le storie degli Italiani all’estero, specialmente di quelli che si dirigono in Regno Unito, a destare l’interesse dei media e dell’opinione pubblica.

Giovani che riescono a ricoprire posizioni adeguate ai propri titoli di studi soltanto fuori dai confini del Bel Paese. Studenti, che per non gravare sulle spalle dei propri genitori azzardano lavoretti pagati al minimo sindacale per sentirsi più grandi e responsabili, o chi dell’assunzione di simili responsabilità se ne infischia, perché tanto ci sono mamma e papà. Chirurghi, insegnanti, ingegneri, giornalisti. Chi riesce con maggiore facilità ad aprire attività, ricavandone la giusta dose di soddisfazione. Insomma, persone che sradicano le proprie radici, tentando di seminare su terreni più fertili. A volte ci riescono, tante volte falliscono, altre nemmeno ci hanno provato fino in fondo, forse.

Però è bizzarro come sia gli uni che gli altri, sia quelli che scelgono di restare che quelli che optano per la fuga inversa, siano col tempo diventati quasi oggetto di un’analisi antropologica, come se tutti ci trattassero come fossimo topi da laboratorio.

Si va alla ricerca di storie da raccontare e fino a pochi anni fa ne trapelava sempre lo stesso messaggio: altrove le opportunità crescono a dismisura.

Ed è a questo punto che, probabilmente con la strategia del passaparola, tutti hanno cominciato a pensare a Londra, e più in generale all’intera Gran Bretagna, come ad un’isola felice dove le opportunità crescono sulle piante ed i successi si raccolgono stagionalmente.

In controtendenza, più avanti, si è invece appurato che questa Nazione non è poi l’Eldorado che tutti osannavano. E non parlo di quella fetta di popolazione che minimizza il tutto con la mancanza del ragù di mamma la domenica a pranzo, né con l’assenza della stagione estiva per quattro mesi all’anno, nemmeno con chi dice che in questo posto non è possibile stringere legami duraturi.

Parlo di quelle storie che raccontano invece di un mercato saturo, in cui le possibilità non ti vengono servite su di un piatto d’argento, ma te le devi sudare. Come in fondo, dappertutto. Ma a differenza di altri posti, se ci aggiungi un pizzico di perseveranza, allora otterrai quello che stavi cercando. Ed allora potrà essere tuo per sempre. Almeno fino a quando, spinto dalla forte ambizione e testato che qui “meritocrazia” non è solo il titolo di una fiaba raccontata ai bambini per farli addormentare, cercherai un altro lavoro, per progredire ed andare sempre più avanti.

Ed allora questo posto, di cui la leggenda racconta non batta mai il Sole, le persone sono fredde ed il ragù non è buono come quello di mamma, si trasforma in una lotta inarrestabile. Si fa a gara a chi lavora più ore. A chi fa più sacrifici. A chi ha una storia più avvincente da raccontare alle future generazioni.

from Trey Ratcliff at www.stuckincustoms.com

A nessuno è mai venuto in mente che la risposta all’ analisi del perché, del come e del quando si è giunti in terra d’Albione non va ricercata soltanto in quello che questo Paese ci offre, ma in quello che il Bel Paese ci ha impedito di ottenere, per alcuni di noi, ancor prima di iniziare a cercare, perché forse si sapeva già come sarebbe andata a finire e non volevamo perdere speranza ed ambizione, perché siamo soprattutto giovani.

Si è vero. Il ragù della domenica non è buono come quello che prepara mia madre ed ammetto che spesso nemmeno lo preparo. Il tempo è tendenzialmente grigio, ma quando c’è il sole vi perdereste i tramonti più rosei che abbia mai visto. E sì le persone corrono e non sono così propense a legarsi perché avranno sempre altro a cui pensare e tu ti sentirai sempre come una seconda scelta, provando la più cieca delle solitudini che tu possa mai sperimentare sulla tua pelle. Aspetteranno il venerdì per sfasciarsi di alcool e cominciare a socializzare, come se ci fosse un tempo per ogni cosa e delle scadenze da rispettare. Per poi ricominciare la corsa all’indomani del sorgere del sole il lunedì mattina.

Però, che ci piaccia o meno, lo scegliamo noi. Quelli che chiameremo sacrifici non saranno altro che quella parte di vita vera che prima di allora ci era mancata perché si viveva in una realtà ovattata ove c’era stato sempre qualcun altro sino a quel momento a prendersi cura di noi.

E che vi piaccia o meno, non siamo topi da laboratorio su cui aprire casi per stilare statistiche. Piuttosto, stilatene altre per provare a capire come attirare, da altre parti del Mondo, almeno la metà della stessa fetta di popolazione che lascia il Paese.

Non siamo come topi da laboratorio, siamo semplicemente persone che come tali abbiamo il sacrosanto diritto di scelta e dunque, anche quello di scegliere il meglio per la nostra vita. L’unica vera lotta concepibile non è fra chi lavora di più o di meno, fra chi fa a gara a chi riesce ad aggiungere un sacrificio in più come fosse un pezzo mancante di un puzzle, fra chi resiste o se ne va. Ma è quella in cui, stracciata la tela della paura, vince solo chi non si accontenta. Con i ricordi sempre al braccio, separati, ma mai abbastanza.

A martedì prossimo. Restate con noi anche per l’appuntamento di ogni mercoledì su RadioStreet Messina, dalle 18 alle 19,30 italiane, alla frequenza 103.3 o anche in streaming, per parlare ancora di Cosmopolitalians.

Antonia Di Lorenzo
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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