#QuiLondra – Le nove caratteristiche degli inglesi che imparerai a detestare

Tempo fa qualcuno ha paragonato l’emigrazione degli italiani a Londra a coloro che tentano la salvezza nel raggiungere Lampedusa: al posto dei gommoni, ci sono le low cost, dicevano.

20140712_mindthegapStando alla cronaca recente, può sembrare un eufemismo azzardato. Le low cost non ti offriranno lo spuntino, ti fanno pagare il bagaglio in stiva quasi quanto il prezzo originario del biglietto, ti faranno atterrare in aeroporti locati quasi al confine con la Francia o la Scozia, ma a Londra approdi sano e salvo. A meno che qualcuno in cabina di pilotaggio non abbia deciso di suicidarsi. In quel caso, sei fregato anche tu.

Ma ad essere onesti, gli inglesi ci accolgono senza troppi freni. Ci aprono le porte di casa propria e noi ci accomodiamo senza fare troppe cerimonie.

Cercheremo di seguire un codice morale che ci insegni ad amare questo Paese, a mostrargli rispetto, manifestando una sorta di atteggiamento reverenziale. Come quando eri bambino e tua madre ti diceva di mostrare affetto nei confronti del tuo fratellino ancora troppo piccolo. Magari ti rompeva i giocattoli nuovi, ma tua madre ti impediva di schiaffeggiarlo anche se avessi voluto farlo. In fondo, sarai stato piccolo anche tu.

Dunque anche noi accoglieremo loro come parte della nostra famiglia. Talvolta penseremo sia un fratello da prendere come esempio, altre fantasticheremo sull’idea di strozzarlo nella culla.

Ed è per questo che ho stilato per voi una lista delle peggiori caratteristiche del popolo inglese che impareremo, col tempo, a detestare.

  1. Non hanno le spine nei bagni. Per ragioni di sicurezza, dicono. Ma se possiamo abituarci all’assenza del bidet, quella delle spine si rivelerà talvolta un trauma senza precedenti.
  2. L’eccessiva gentilezza. Il che può anche essere un pregio. Anche se in alcuni casi, più che di gentilezza si tratta di formalismi linguistici. Ma diventa una sorta di tic nervoso quando al termine di ogni frase devi elencare il grazie-prego-scusa come fosse l’Ave Maria in una scuola gestita da suore. E può succedere ti capiti a tiro l’inglese di turno che ti faccia presente che l’hai omesso. Allora in quel caso mica gli spieghi che non è nella tua cultura facendo la figura del maleducato. Gli chiedi ancora una volta scusa. È facile, è come il gioco del no, si va avanti all’infinito.
  3. Il complaint ai fast food. Cristo Santo, stai mangiando un panino che hai comprato con i cinque pound che hai trovato anche magari casualmente sull’asfalto. Non c’è bisogno di agire come fossi in un “five stars hotel” e avessi trovato uno scarafaggio nel piatto. Magari, prima di uscire, lanceranno occhiatacce e minacce di non tornare mai più, uscendo come nemmeno i divi hollywoodiani dalla scena di un film di Tarantino. Lei che agiterà il pellicciotto sintetico appena comprato, lui il bavero del giubbotto in pelle sulla sua canottiera da culturista. Bravi, statevene a casa.
  4. La mia é l’unica lingua con ragion d’esistere. Ogni tanto ci azzarderemo a chiedere timidamente perché buona parte degli inglesi non parli un’altra lingua europea. In fondo pronunciano ancora cappuccino alla Stanlio e Ollio e bolognese manco a dirlo. Ma loro ti zittiranno in tono imperialistico “Perché la mia è la lingua più parlata nel mondo.” E tu risponderai “Scusa”. Vedi punto 2 per maggiore chiarezza sul tema.
  5. Il loro entusiasmo raccapricciante. Va sempre tutto bene ed è sempre tutto magnificamente “brilliant”, anche al cospetto della normalità, anche mentre si cibano di carne in scatola. Quando lavoravo come cameriera, nel chiedere a dei clienti se andasse tutto bene, di fronte al loro entusiasmo gestuale e mimico, osservando la realtà proposta sul loro tavolo, ebbi il dubbio che non mi avessero capita. La terza volta ho esclamato “Ma siete proprio sicuri?”
  6. Correre in metropolitana come Heidi dietro Peter. Stessero al Sud Italia dove il passaggio di un vagone o di un qualsiasi mezzo pubblico sortisce lo stesso effetto della constatazione di vita su di un altro pianeta, io li capirei. Ma nella metropolitana londinese è questione di aspettare al massimo due minuti per ciascuna tratta. Perché improvvisarsi cavalli in corsa?
  7. Lo stile. Hanno una voglia matta appena esce un raggio di sole di indossare canotte, pantaloncini ed infradito. Peccato poi venga a piovere.Mason_170204521
  8. Il binge drinking. Quella pratica che un po’ per moda adesso dici di odiare, ma un tempo ti nascondevi tra loro bevendo durante il fine settimana fino allo sfacelo del fegato, con la scusa del socializzare con le prede più insospettabili prima di rintanarti nella tua misantropia il lunedì seguente.
  9. L’ordine. Per ordine si intende tutto il verde che ti circonda curato in modo maniacale, il rispetto per le regole, la prima fra tutte quella secondo cui chi sbaglia paga, la meritocrazia, le possibilità lavorative, l’efficienza dei servizi pubblici, l’assenza di corruzione. Cose che ameremo, ma che impareremo in parte a detestare solo quando penseremo: “Perchè in Italia non può essere lo stesso?

A martedì prossimo. Intanto non perdete il nostro solito appuntamento su RadioStreet Messina, ogni mercoledì dalle 18 alle 19,30 italiane, alla frequenza 103.3 o anche in streaming.

Antonia Di Lorenzo

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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