Pink Up – 1 Maggio, Festa del Lavoro: sicuri di poter festeggiare?

Questa settimana grazie alla celebrazione del primo maggio ci è toccato un lungo weekend, opportunità, per molti, di svago e relax all’insegna del mare o della montagna, per altri, occasione di partecipazione alle molteplici manifestazioni per la commemorazione della Festa del Lavoro.tv1553

Lavoro, che parola brutta da pronunciare ormai! Induce spasmi e stati d’ansia in qualunque soggetto senza un’occupazione che alla domanda “hai trovato lavoro?” esattamente come alla tipica domanda dei parenti, “ti sei trovato una fidanzata?”, risponde sbuffando infastidito, deprimendosi e cadendo in stati irrecuperabili di crisi!

Il lavoro ci dona dignità, ci rende indipendenti, ci rende più grandi, più evoluti: il lavoro nobilita l’uomo, dicevano… Proprio in nome di questo nobile termine si susseguirono numerosi movimenti di lotta, rivolte e morti in tutto il mondo, soprattutto quando il lavoro divenne robotico e l’uomo venne equiparato alle macchine, subendo trattamenti aspri e disumani. Fortunatamente i risultati vennero col tempo: salari dignitosi, orari più adeguati, un trattamento più civile da parte del datore di lavoro, riconoscimento di un servizio migliore per i disabili e le donne e tante altri. Così, a seguito di ciò, la Seconda Internazionale, nel 1890 decise di affidare a questa giornata il riconoscimento di tanti coraggiosi sforzi portati avanti con la voce del popolo.

Eppure ad oggi, quello del lavoro è ancora un tema scottante e delicato: non c’è vergogna peggiore per uno Stato che quella di vedersi scappare da sotto le braccia i migliori talenti e i giovani più capaci, non c’è peggior Stato di quello che mette in ginocchio le famiglie, strappandogli i sacrifici di una vita, rendendo i cittadini improduttivi e disoccupati, non c’è peggior piaga in uno Stato come quella della persistente disparità di trattamento tra uomo e donna nell’ambiente lavorativo. Non posso non soffermarmi su quest’ultimo dato, che ci porta a fare cento passi indietro di arretratezza.

I dossier annuali dell’Istat affermano testualmente: <<Il nostro Paese si caratterizza per un basso livello di partecipazione femminile al mercato del lavoro testimoniato da un tasso di occupazione delle donne di 15-64 anni che, già a partire dal 2013, si attesta al 46,5 per cento, 12,2 punti in meno rispetto al valore medio della Ue>>.

717U5JkpNKL._SL1500_ Vari sono i motivi alla base: una mentalità primitiva congenita, che vede nelle donne una debolezza sì fisica, ma a quanto pare anche mentale, che impedisce loro di essere considerate una forza lavoro degna di una retribuzione elevata e di fiducia; impossibilità familiari, soprattutto nelle zone del Mezzogiorno, dove i genitori investono più sui figli che sulle figlie; impossibilità dovuta a sopraggiunta maternità o alla difficoltà di conciliazione lavoro – famiglia. Eppure sempre più in crescita sono le donne breadwinners, coloro che nel nucleo familiare, oltre ad essere madri e mogli, sono gli unici soggetti dotati di un lavoro, necessario al sostentamento della famiglia.

I dati risultano più confortanti per le donne single, laureate e disposte a spostamenti e viaggi, poiché decidere di avere famiglia e stabilità non incoraggiano le imprese ad assumerle! Insomma quello stesso credo tradizionalista affermato dall’art. 37 della Costituzione in cui, <<la donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione>> viene tradito giornalmente dalle nuove necessità di dover scegliere tra affetti e incarichi professionali.

E se da un lato le nuove riforme tentano la via dell’aiuto in questo campo, dall’altra fanno grossi buchi nell’acqua perché le agevolazioni costano sempre troppo o durano molto poco! Ma cosa aspettarsi da un organizzazione statale che nel Lavoro-sognidibattere lungamente sulle quote rosa negli organi politici, non fa altro che rendere più evidente la disparità?

Insomma le cose non vanno tanto bene, quindi, giovani, adulti, uomini o donne dobbiamo difenderci dalle intemperie di questi intrepidi tempi di crisi a denti stretti, spalleggiandoci tra la folla di coloro che lottano per raggiungere i propri obiettivi (chi con onestà e chi no) e vedere riconosciuti i propri diritti. Non facciamoci togliere la libertà di rincorrere il lavoro perché gran parte dei nostri sogni risiedono in esso e finiremo per rendere vano lo sforzo popolare di un tempo.

Carmen de Marco

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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