#QuiLondra – Ecco cosa cambia per gli Italians con la vittoria di Cameron

Nonostante i sondaggi elettorali avessero annunciato uno scenario confuso, quelle che sono state considerate le elezioni più drammatiche degli ultimi decenni hanno visto ancora una volta il trionfo del partito conservatore con il leader David Cameron, che guiderà la Gran Bretagna con la maggioranza assoluta dei seggi (331 su 650).

155650-420x236Se da un lato dalla Gran Bretagna arriva una lezione di democrazia impartita dai leaders degli altri partiti che a seguito del loro fallimento elettorale hanno immediatamente rimesso le loro dimissioni (il Laburista Ed Miliband, il liberal-democratico Nick Clegg e Nigel Farage, leader del partito anti-immigrazione UKIP) testimonianza di come il popolo inglese sia compatto nel mandare a casa chi accantona promesse non mantenute, dall’altra sarebbe opportuno capire quali potrebbero essere le conseguenze di questo secondo mandato firmato David Cameron.

Ed intanto l’Europa trema e rischia di sfaldarsi. Uno dei punti principali del programma di Cameron riguarda infatti proprio il tema immigrazione, strettamente legato a quello Europa, centrandolo su un rigido controllo per consentire l’immigrazione nel Regno Unito solo a qualche decina di migliaia di persone e l’accesso a sussidi e benefit solo dopo aver lavorato per un certo numero di anni nel Paese.

Minacciando l’Europa di un ritiro del paese dalla Convenzione europea sui diritti umani e l’introduzione di una dichiarazione dei diritti britannica, Cameron promette un referendum entro il 2017 per chiamare il popolo a votare sulla permanenza o l’uscita dall’Unione.

Cosa comporterebbe l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea?

Dopo Germania, Francia ed Italia, la Gran Bretagna è il quarto finanziatore dell’Unione Europea ed una sua eventuale uscita comporterebbe la perdita dell’onere di contribuire al suo budget. Oltretutto, il Regno Unito riuscirebbe a controllare meglio i flussi migratori. Ma a partire dalla sua adesione avvenuta nel 1973, il Regno Unito ha avuto accesso al mercato unico, con libera circolazione di beni, persone e servizi e l’abbattimento di frontiere doganali. Questo ha permesso al Regno Unito di accrescere le proprie esportazioni verso gli altri Paesi europei del 55%, oggi uno dei suoi principali partner commerciali. Anche limitare l’immigrazione potrebbe essere controproducente: uno studio dello University college di Londra ha dimostrato che gli immigrati europei arrivati nel paese tra il 2000 e il 2011 hanno contribuito al bilancio pubblico pagando tasse per 20 miliardi di sterline.

Potrebbe prospettarsi un’uscita secca, che costerebbe all’economia britannica la perdita del 2.2% del pil in meno da oggi al 2030, o un’ uscita con negoziati sui trattati di libero scambio, come la Svizzera e la Norvegia, in questo caso il Regno Unito non perderebbe del tutto i vantaggi legati al mercato unico, ma dovrebbe rispettare comunque dei regolamenti europei oppure un’ uscita con negoziati commerciali con il resto del mondo: il Regno Unito potrebbe negoziare accordi con l’Asia, con un probabile aumento del pil dell’1,6% da qui al 2030, a patto che scelga di liberalizzare l’economia, e le imprese e i lavoratori dovrebbero affrontare una forte concorrenza di paesi dove il costo del lavoro è più basso.

General view of the Houses of Parliament

Quali le conseguenze per noi espatriati?

Laddove l’esito del referendum fosse favorevole, eventuali misure adottate avrebbero efficacia retroattiva. Questo significa che chiunque soggiorni nel Regno Unito avendo un regolare contratto di lavoro non ne subirà tutte le eventuali conseguenze, pur prospettando controlli ancora più rigidi quando si viaggia al momento dell’entrata ed uscita dai confini del territorio anglosassone.

Ma siamo sicuri che queste scelte, laddove trovassero man forte nel consenso popolare, non conducano invece ad un isolamento interno, alimentando inconsciamente un sentimento di astio a fronte di tutto questo spiccato sentimento nazionalista?

Pura propaganda elettorale per intimorire l’Europa ed ottenere i riconoscimenti richiesti, o reale intenzione? Sarà la madre Europa che alla fine chinerà il capo per non perdere il figliol prodigo o sarà quest’ultimo ad abbandonarla rinunciando ad una fetta importante di ricchezza umana che fa girare più della metà dell’economia del Paese?

Chi vive in questo Paese già da un po’ saprà bene che qui si é in grado di rinunciare a tutto, ma il Dio denaro, a sufficienza per acquistare tutto il materiale umano di cui si necessita, resta sempre il solo ed unico credo.

Io ho già le mie risposte, ma per palesarle aspetto il 2017.

A martedí prossimo. Ricordate sempre il nostro solito appuntamento ogni mercoledì su RadioStreet Messina, dalle 18 alle 19,30 italiane, alla frequenza 103.3 o anche in streaming, con tanta informazione dall’estero da parte dei Cosmopolitalians.

Antonia Di Lorenzo

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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One Response to #QuiLondra – Ecco cosa cambia per gli Italians con la vittoria di Cameron

  1. breisen says:

    L’ha ribloggato su Amolanoia.

    Mi piace

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