#QuiLondra – Caro David Cameron ti scrivo perché…

Caro Premier Cameron,

David_Cameron,_London,_Saturday,_7_January,_2012Suppongo che questa mia lettera non le giungerà mai a destinazione ma le scrivo comunque, perchè sarebbe come non andare a votare perchè tanto si conosce già l’esito delle elezioni. Le persone votano comunque in virtù di un loro diritto sacro ed inviolabile, così come lo è quello di esprimersi senza peli sulla lingua.

Appartengo a quel ceppo di persone residenti entro i confini del territorio britannico ma provienienti da uno di quei Paesi appartenenti a quel “mostro” chiamato Europa che lei minaccia di abbandonare. Sì, appartengo proprio a quel flusso indecifrabile di Italiani cui lei desidera dare un calcio al fondoschiena un giorno sí, e l’altro pure. Non lo dice apertamente. Sarà per quel gene britannico che le impedisce, per sua fortuna, di omologarsi ai politici italiani che non brillano certo per diplomazia: loro vorrebbero spingere gli africani dai barconi, ma qualcuno di loro lo dice senza perdersi in perifrasi.

Non le scrivo in nome di tutti, ma a nome mio, pur essendo cosciente che la mia idea potrebbe forse essere accolta da molti appartenenti allo stesso “ceppo”.

Quindi quando dirò “io”, immagini che ci sia un “noi” costituito da circa un mezzo milione di persone.
Lavoro, ho un contratto a tempo indeterminato, pago le tasse. Prima di trovare un lavoro consono alle mie aspirazioni, ho cominciato la mia esperienza in terra d’Albione lavorando nell’ambito della ristorazione ed intanto conseguivo un master. Anche allora lavoravo sodo, avevo un regolare contratto e pagavo le tasse. A naso, credo proprio come facesse parte di quel mezzo milione succitato.

Pago un affitto. Ne ho pagati tanti, in case diverse. Soltanto quest’ultima è piccola ma almeno accogliente. Significa che non ci sono topi, non si forma umidità sulle pareti e ho l’acqua calda. Mi creda, non si tratta di ovvietà. Nonostante la cifra che non rispecchia di certo le condizioni dell’abitazione, non mi sento vittima della bolla immobiliare con cui la capitale soprattutto si trova a dover fare i conti: vivo a Londra e so benissimo che per pagare la metà mi basterebbe trasferirmi a soli trenta minuti da qui. Ma va bene così. Voi altri siete d’accordo?

Non ho figli e non richiedo sussidi finanziari per sfamare la mia famiglia che intanto potrebbe trovarsi in un altro Paese dell’Unione. Sono venuta per apprendere la lingua, per studiare, per accogliere le opportunità lavorative che solo dopo tanta gavetta, costanza e dedizione mi si sono presentate. Se volevo trasferirmi per fare la parassita sulle spalle di un governo estero, restavo a casa mia a fare la parassita di mamma e papà. Immagini sempre che ci sia un “noi”, questa volta forse quasi assoluto.

Vorrei cogliere l’occasione per ringraziarla, perchè nonostante la percezione che i tempi siano stati lunghi, nel mio Paese immagino sarebbero stati strazianti, realisticamente più lunghi. Vorrei ringraziarla perché, nonostante la sensazione di non sentirmi mai a casa pienamente, casa mia questa è diventata comunque, nonostante alcune tangibili lacune. Di certo non vi sforzate nel capire uno straniero che tenta di parlare la vostra lingua nonostante vi ostiniate a pronunciare “cappuccino” a mo’ di Stanlio e Ollio e “bolognese” manco a dirlo. L’assenza di tutte e quattro le stagioni che impedisce di fare un cambio netto nel tuo armadio. L’indifferenza, la frenesia, lo sgomitare della gente in corsa nelle metropolitane. Ma mi creda, sono oramai dettagli. Oramai ho imparato a conviverci.

Mi trovo ancora in quella fase in cui dico che mi piace vivere nel suo Paese. Non so se si tratta però di un piacere reale o dettato piuttosto da una sorta di riconoscenza, una scelta che darà i suoi frutti progressivamente. Ho sempre creduto che il suo governo abbia garantito la prosperità in questo paese, la cui forza è stata peró da sempre una multiculturalità difficile da trovare altrove in Europa. Ci concedete un’altra possibilità o anche più di una e cresciamo, anche voi insieme a noi.

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Per questo quando ammette che per il bene del suo Paese é giusto dare solo priorità assoluta al suo popolo nella ricerca di opportunità lavorative, mi permetta di manifestarle il mio dissenso. Servo il suo Paese con dedizione e rispetto da buona stacanovista quale mi sento, ed il suo intento sarebbe quasi paragonabile all’azione di un datore di lavoro a favore di un dipendente perché amico-conoscente-parente invece che ad un altro forse più promettente, ma che indubbiamente ha profuso un notevole sforzo.

Quando promette di staccare il cordone ombelicale da Mamma-Europa, senza alcun ombra di dubbio lo fa con l’intenzione di mitigare il flusso migratorio, in parte condivisibile come in parte no. Sebbene tutti quelli che come me hanno avuto la fortuna di trovarsi nel suo Paese già prima di un eventuale distacco non ne subiranno a pieno tutte le conseguenze, temo sia possibile un isolamento interno che forse potrebbe portare ad abbandonare questo Paese comunque. Non si preoccupi, è soltanto un pensiero che da un po’ affolla la mia mente, nessun’altro a parte lei minaccia di andar via.

Ma non è forse vero che gli immigrati portano beneficio fiscale alla Gran Bretagna contribuendo al bilancio statale del Regno Unito per 25 miliardi di sterline e che di questi quindici provengono dai migranti europei? Non è forse veritiera la ricerca effettuata dall’Università degli studi di Milano in collaborazione con l’University College di Londra, secondo cui il flusso di migranti si sposterebbe per motivi di impiego e rispetto ai nativi vanta tassi di partecipazione al lavoro più alti? É vero, sempre secondo questo studio, che tra il 2000 ed il 2011 avremmo contribuito al bilancio pubblico pagando tasse pari a 20 miliardi di sterline?

Dal suo Paese apprendiamo sempre lezioni di alta democraticità. Per l’appunto, ho sentito dire che una volta reimpatriati, riceveremo indietro tutte le tasse pagate durante la nostra breve o lunga permanenza nel Regno Unito.

A tal proposito, vorrei chiederle: nel caso in cui, parlando sempre per assurdo, liberamente decidessimo di andarcene tutti, parlando sempre per assurdo, nessuno escluso, ce li avete 20 miliardi di sterline da restituirci?

In attesa di una sua risposta, che probabilmente non avrò, la ringrazio per la sua attenzione.

Cordialmente,

Antonia Di Lorenzo
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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3 Responses to #QuiLondra – Caro David Cameron ti scrivo perché…

  1. Ti sto applaudendo mentalmente, sappilo. Bellissimo post, brava!

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  2. rita says:

    grande …..sei stata grande ……..non conosco bene l’inglese ma fossi stata in te l’avrei scritta anche in inglese su qualche giornale locale………….complimenti

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  3. gianni says:

    Si continua ancora con questa bufala del rimborso totale tasse. Non esiste. Da una persona con tanto di master master che pubblica su un blog é lecito aspettarsi la capacitá di usare google? Se si critica cameron di populismo (cosa lecitissima peraltro) magari evitare la solita tiritera di luoghi comuni?

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