#QuiLondra – Sei cose che gli inglesi non capiranno mai

Nonostante la nostra esemplare reverenza nei confronti del popolo istitutore del Fish and Chips, dovremmo ammettere che sebbene rischieremmo di perderci in luoghi comuni impacchettati come fossero un regalo riciclato, esiste pur sempre un fondo di indiscutibile verità in pratiche ed abitudini degli inglesi.

Ecco perché ho deciso di stilare per voi una lista delle cose che il popolo anglosassone, nonostante gli sforzi profusi, non riuscirà mai ad intendere pienamente. 

1. Preparare un modesto piatto di penne al pomodoro non significa spaghetti_in_scatola_john_peter_sloaneessere gran cuochi. È una battaglia persa in partenza. Tu gli prepari un piatto di pasta, magari con un sugo precotto, il cui unico sforzo sarà semplicemente far bollire l’acqua e calare la pasta. Probabilmente, data la tua avversione verso i fornelli, riuscirai anche a renderla scotta. Non importa. Per loro sarà sempre brilliant. D’altronde gli inglesi avranno anche messo in piedi un impero linguistico, ma tu italiano per loro sarai sempre il re della pasta. Anche se scotta. Approfittane.

2. Il pacco con viveri provenienti dall’Italia equivale alla scoperta di acqua potabile nel bel mezzo di un deserto. Il pacco è oramai un’istituzione che va avanti da generazioni. L’abbiamo inventato noi, come la macchina da scrivere di Giuseppe Ravizza ed il telefono di Meucci. Ma nonostante le altre scoperte abbiano col tempo preso piede in tutto il resto del mondo, il pacco di viveri sembri non attecchire, almeno non per loro. Resta comunque una nostra necessità. Le mamme italiane si prodigano per settimane per prepararlo e nonostante il divieto di spedire alimenti, lo fanno comunque. Aprirlo può facilmente sortire il medesimo effetto dell’aprire il vaso di Pandora, assumendo generalmente la stessa capienza della borsa di Mary Poppins. Il pacco supera la dogana e raggiunge la destinazione in poco più di qualche giorno. Sebbene sembri sia destinato a chi si trovi in un villaggio dell’Uganda, in cui dovresti percorrere almeno venti chilometri per raccogliere acqua potabile, in assenza di supermercati e di altre fonti di sostentamento, è a voi Italians in London che è destinato. Che sia ricco di cibarie provenienti da una particolare regione italiana poco importa. Tutti, da Nord a Sud, avranno il Monsignore Parmigiano. La sua presenza sarà immancabile. Dunque la domanda non è che cosa possono saperne loro del fantomatico pacco, piuttosto cosa ne sanno loro delle mamme italiane.

3. Andare a prendere qualcosa al pub non equivale a ridursi come neve al sole. È inutile specificarlo, per gli inglesi il pub è una sorta di tempio in cui non sono ammesse rinunzie. L’epilogo descritto dalla canzone di Gigi D’Alessio sarà già scritto sin nel momento in cui verrà pronunciata la parola pub. Se si tratta del fine settimana poi l’avrete voluto voi.

4. Un tiepido raggio di sole non ti pone in diritto di girare con antiestetici infradito e pantaloncini da mare. Anche questa è una battaglia persa in partenza, ma credo che sia inopportuno spiegarlo anche per evitare di mettere il dito nella piaga. Loro potranno sempre risponderti che l’infradito sta al raggio di sole come il cappello di lana sta alla valigia di un turista italiano che si reca in visita a Londra qualsiasi sia la stagione dell’anno.gianni_morandi-radiobirikina3

5. Che la vita a volte fa anche un po’ schifo. Va sempre tutto bene e qualsiasi cosa è lovely. Sembrano tutti affetti dalla sindrome di Gianni Morandi. Ma ho l’impressione che per spiegarglielo sarebbe opportuno ricorrere a rimedi semplicistici per evitare effetti traumatici, come quando ai bambini si racconta la storia della cicogna per spiegare la riproduzione.

6. Per noi le parole che iniziano con la H sono come per loro pronunciare correttamente bolognese. Quando imparerete a pronunciare i nostri dittonghi in modo eccepibile, ci faremo uscire una H così pronunciata da consigliare l’evacuazione nel raggio di almeno un chilometro per evitare di esserne colpiti. Scusateci se siamo bilingui. O almeno, ci proviamo.

A martedì prossimo. Intanto non perdete il nostro solito appuntamento su RadioStreet Messina, ogni mercoledì dalle 18 alle 19,30 italiane, alla frequenza 103.3 o anche in streaming.

Antonia Di Lorenzo

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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