“Più vivo in Australia più mi sento italiano”

L’Italia non ha più la forma di uno stivale da anni. Si è modificata. Contorta nelle involuzioni della economia classica, straripando il contenuto più giovane in altri territori. Io sono uno dei fuoriusciti. Uno che non è più là e nemmeno tanto “qua”. Un ItAlieno.

Per una strana equazione naturalista più il tacco del Bel Paese si allontana da me e più io divento parte dell’Italia: i modi, i gesti, l’attitudine. Tutto vola per chilometri, senza mai spostarsi. Inizio il mio terzo anno in Australia e sembra sia il mio terzo giorno: sono sempre al punto di partenza. Posso permettermi tutto ora. Vado al cinema una volta alla settimana, faccio yoga regolarmente, vado in piscina, se voglio ceno fuori e posso passare i fine settimana lotano dalla città. Fuori dal mondo.image

Mi piacerebbe raccontarvi che dopo tutto questo tempo in Australia è tutto perfetto. Fortunatamente, non sono uno di quei Cervelli in Fuga ( e qui si sprecheranno le battute brillanti nei commenti; vi ho anticipato, fregati!) della rubrica de Il Fatto dove va tutto bene e tutto è cool all”estero” (una parola sempre più vuota; all’ estero dove?). Io vi racconto la mia esperienza, strettamente personale, scrivendo tremolante una parola che fa paura: cultura. Mi occupo di questo nella vita.

Ecco i 10 luoghi e fatti, tra i tanti, che ho visto e vissuto in Australia:

1. Una mia studentessa universitaria pensa che Emirates sia un aeroplano, non il sostantivo parziale del nome di uno Stato;

2. Una adolescente di Mildura mi ha chiesto se Roma confina con la Grecia. Le ho risposto di si, considerando le distanze australiane, non le ho detto una bugia;

3. ho quasi litigato con due australiani, i quali insistevano che Bali non è in Indonesia. E io: dove è? Loro: Bali è a Bali. Come dargli torto;

4. Il termine “Penisola” tra tutti i miei studenti è sconosciuto. Fino alla mia rivelazione. Mi sento un missionario linguistico ora;

5. Se vuoi fregare qualcuno fallo con i cassieri dei supermercati ma, in genere, con qualunque tizio lavori in un negozio. Hanno dei grossi deficit in matematica;
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6. Sapete chi è Don Bradman? E allora non passerete mai l’esame per la cittadinanza. Scopritelo da voi. Vi è un limite al limite?

7. Ho un’ampia collezione di bollette della corrente e del gas in cui il mio cognome è scritto sempre in modo diverso. A volte suona indiano, a volte messicano. Tutto ciò non mi aiuta a non pagarle, purtroppo;

8. Le “donne” al venerdì e sabato sera: quelle di venti anni sembrano averne quaranta, quelle di quaranta vorrebbero averne venti. Come si dice: dietro liceo, davanti museo? Qui i musei hanno pochi visitatori;

Va bene, gli ultimi due punti devono essere felici, se no vi crolla il mito australiano.

9. L’Abbotsford Convent di Melbourne. Questo è veramente un posto bellissimo. Non sto scherzando. Un fantastico ex covento, in cui ora vi sono diverse attività, soprattutto olistiche, dove ha sede uno dei quattro Lentil As Anything (http://lentilasanything.com/), la piccola catena di ristorante in cui paghi quanto vuoi, seguendo la filosofia del “ognuno ha diritto a un piatto da mangiare”. Ci vado ogni martedi mattina per la colazione, poi vado alla classe di yoga e ancora per il pranzo. Inoltre, l’area verde è grande e rilassante. Ovviamente, sono riuscito a scovare l’imperfezione. La maggiore parte degli italiani che vengono qua a mangiare pagano una media di 2,75$ al pasto (non so se questa notizia sia vera, ma era riportata in un giornale locale e ristampata e appesa sui muri del convento). Ora il Lentil è in crisi. Non voglio dire che sia colpa dei miei compaesani, ma, certamente, non aiutano;

10. Antonio S., conosciuto al Darebin Intercultural Centre nell’agosto 2014. Un centro in cui organizzano diverse serate tematiche culturali, dedicate a un arte o a una nazione. Sono stato invitato per una serata di letture di poesie, in cui ho letto Shemà di Levi. Tutti i partecipanti recitavano una poesia del proprio Paese. Molto interessante e toccante. Fino al momento del Signor S., un italiano di circa settant’anni emigrato in Australia all’età di 20, il quale legge una sua poesia sull’Australia e Italia. Piena di errori e abbastanza banale ma simpatica.

Alla fine della serata, durante il buffet, Antonio si avvicina, prendedomi la mano, anzi tirandomela e comincia a chiedere: “Che ci fai qui? Ma che ci sei venuto a fare cosi lontano?” Rispondo che, tra le varie attività, insegno lingue. Lui mi guarda e scoppia a ridere, di gusto. E ribatte: “Io, che ho finito a fatica le elementari, guadagno più di te”. Mi viene l’amarezza, per lui. Gli manca sempre l’Italia. Quale Italia? Quella dei suoi tempi, intrisa di lavoro duro e spensierattezza, ormai è andata. Tuttavia, riesce a strapparmi un sorriso, quando mi racconta di fare i salami nel garage per non impazzire in Australia. Poi, mi ristringe la mano, abbassa il capo e, sottovoce, esclama: “Scappa da qui, finché sei in tempo!”

Matteo Preabianca

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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One Response to “Più vivo in Australia più mi sento italiano”

  1. sergio l. says:

    vivono proprio in un altro mondo sti australopitechi

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