#QuiLondra – I dodici insegnamenti della vita londinese

Nove mesi fa iniziavo con una penna virtuale a dare voce in questo spazio settimanale ad una realtà che stavo imparando a conoscere e che tuttora esploro con lo stesso entusiasmo di una bambina che alla domanda sul cosa desidera fare da grande, risponde con sfrontata ingenuità di voler fare l’astronauta.

Dopo nove mesi, in cui il martedì si spogliava straordinariamente del suo essere geneticamente un lunedì elevato alla seconda, ammetto di non essere ancora diventata un’astronauta, né di conoscere ogni singolo dettaglio che carica questa terra di un fascino ammaliante quanto tagliente. Ma ho assunto la consapevolezza che la navicella su cui salpare posso anche crearmela da sola, a ritmi graduali che spesso potrebbero rivelare una realtà statica, ma invece ci si muove comunque: con la fantasia che é sintomo di quell’entusiasmo che faremo bene a non abbandonare mai. Nello spazio ancora non ci sono arrivata, ma in quella che spero mi ci porterà ho già infilato il piede destro. Ho capito che di imparare non si smette mai, quasi quanto il costruire.

Cabine téléphonique et bus rouges à Londres (UK)Questi mesi raccontano di passione e di una straordinaria carica di entusiasmo dettata dallo stare insieme, dal creare qualcosa che sia destinato prima che agli altri, un po’ anche a noi, di far parte dello stesso circuito di passanti che forse non si incontreranno mai, ma condividono lo stesso destino: il desiderio di creare cose belle. Quelle che sono possibili ovunque, perché l’importante è quello che ci portiamo dentro.

Come omaggio a chi mi segue e chi ancora lo farà forse, vi propongo un sunto di tutto quello che da queste pagine virtuali abbiamo imparato o forse no, insieme.

  1. Che le cameriere e i lavapiatti hanno più sogni di quelli che nascono già in giacca e cravatta. Spesso non significa accantonarli, piuttosto prendersene cura.
  2. Che nella terra del Fish and Chips non avremo mai più un giorno libero, né saremo mai più malati, né dovremmo affrontare un proprietario di casa in calzoncini e ciabatte, né entreremo in un posto affollato. Saremo off, chiameremo sick, affronteremo la figura sinistra del fantomatico landlord e tenteremo di evitare i posti troppo busy, pur ritrovandoci comunque.
  3. Che non tutto é cosí come appare, che la nostra tranquillità la potremmo trovare in una mattinata trascorsa in un parco qualunque a dar da mangiare alle anatre, circondati dal verde e da quei pensieri sfuggenti che vorremmo trattenere ma che ad un certo punto se li prende il vento. Non c’è spazio per le mancanze. Chi la dura, la vince.
  4. Che il mondo è pieno di donne nel cui sangue scorre la voglia di vincere. Di uomini o donne dalle menti brillanti che sfuggono dal luogo comune dell’italiano che all’estero pulisce i cessi. Noi, siamo in grado di porli in testa come copricapo per partecipare ai matrimoni reali.
  5. Che la metropolitana londinese non affascina solo per l’efficienza dei trasporti, ma per quello che dentro ci si trova: milioni di vite incastrate su di uno stesso binario e che poi ad un certo punto si dividono, ciascuno per la propria meta, per qualcuno ancora sconosciuta.flatsharing_milan_-_stanzazoo_-_blog_-_stanza_milano
  6. Che i coinquilini assumeranno una valenza ambivalente: i primi con cui condividere le nostre vite, ma spesso anche il nostro tallone d’Achille. Se non è così, vi suggerisco di guardare i vostri talloni. Poi scegliete se essere quello che lascia i peli nel lavandino, chi frigge cose che noi umani non riusciamo nemmeno ad immaginare, quello che ha deciso di cimentarsi nella realizzazione della torre di Pisa con i piatti nel lavabo della cucina o chi accoglie tutti in salotto a qualsiasi ora del giorno e della notte.
  7. Che i nostri genitori in visita a Londra faranno soltanto finta di non capire per compiacerci, ma avevano già capito tutto ancora prima di partire, forse addirittura già quando hai comunicato loro il desiderio di farlo.
  8. Che l’inglese non si finisce mai di imparare. Ma anche loro a non capire certe nostre usanze “tribali” e noi a non condividere le loro. Tipo: perché non avete le spine nei bagni?
  9. Che la regina è uno state of mind. Quasi quanto la Winehouse.
  10. Che questa terra é piena di progetti all’avanguardia, quanto spettrali. Bizzarri, talmente affascinanti da rischiare di ritrovarsi accasciati su un bancone del pub con il profumo del malto d’orzo che perfora le narici. Una terra dove chi sbaglia paga. Perciò, attenzione ad azzardare un all-in.
  11. Che l’italiano all’estero cucca di più, a meno che non inciampi in un’italiana. A meno che non ti fingi straniero.
  12. Che Cameron potrà dire e fare ciò che crede sia opportuno fare. Questa terra ci dà l’opportunità di poter inventarci una vita, che per molti sarà soltanto una parentesi, per altri quella definitiva, per molti una seconda vita, mentre si fantastica su cosa altrove si sarebbe ottenuto con gli stessi mezzi a disposizione. Magari guardando il mare dalla finestra della propria stanza, nascosti dietro le tende per evitare di essere accecati dai raggi di sole. Siamo in centomila, partiamo con l’essere nessuno, e poi diventiamo uno: quello che ha creduto di poterci riuscire. Ma se da un lato questa terra ce lo permette, dall’altro siamo anche a noi a renderlo possibile. Con la tenacia di chi non si accontenta, di chi, in fondo, crede che questa sia diventata la propria casa. Quella che forse non lo avrà reso ricco, ma che ha imparato ad arricchire ogni giorno, con la passione, l’estro e l’entusiasmo di chi un giorno metterà piede nella sua dimensione spazio-temporale. Solo se ci crederà veramente. L’importante è diventare un’astronauta, non importa dove. Qui o nella sua terra, quella vera.

In bocca al lupo.

Intanto non perdete il nostro ultimo appuntamento su RadioStreet Messina, mercoledì dalle 18 alle 19,30 italiane, alla frequenza 103.3 o anche in streaming. Ci saranno degli ospiti a sorpresa

Antonia Di Lorenzo

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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2 Responses to #QuiLondra – I dodici insegnamenti della vita londinese

  1. Daniele says:

    Nice article… In effetti Londra mi ha dato tanto…soldi, ricchezza…ma piu di tt mi ha fatto capire qnt siamo schiavi…del padrone e del denaro…che tt e’ business e che cn tt si puo’ fare business, soprattutto se ci sono milioni di esauriti che cercano gli svaghi piu strani, o semplicemente la stessa cifra di turisti ogni anno… Insegnamento che oramai indelebile, mi fa davvero capire cosa ci sia di importante nella vita e che trovarlo e viverlo qui e’ praticamente impossibile.
    Grazie Londra

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  2. Robert says:

    mamma come scrivi male!

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