#QuiLondra – Italians in London: liberi ed imperfetti

Quando siamo piccoli abbiamo pressappoco tutti il desiderio di cambiare il mondo, e data l’ingenuità con la quale ci rapportiamo alla realtà, nutriamo dei sogni che col tempo impareremo a ridimensionare, perché ci insegnano che non è sempre possibile realizzare quello che da piccoli immaginavamo.

10537094_10206507386833094_5258234806829164765_nAllora saremo consapevoli della necessità di inserirci in uno schema, con tante parentesi cui si presta poca attenzione, perché generalmente contengono solo un’esplicazione di quello che è stato scritto prima o dopo, dicono.

Vivremo in blocchi: la scuola prima, il lavoro poi, il matrimonio ed una famiglia forse. Se l’equazione precedente abbia dato il risultato sperato per poter procedere al segmento di vita successivo.

Nessuno però ci insegna che se non siamo abbastanza bravi in matematica da poter ridurre tutto il contenuto di una vita a schemi, blocchi ed equazioni che inevitabilmente riproveremo tante volte giungendo sempre allo stesso risultato imperfetto, ci sono delle altre alternative. Nessuno ci insegna che queste ultime non sono precostituite, ma possono essere il risultato di una nostra creazione, dove il contenuto non è già pianificato, ma lo si articola man mano, al ritmo della nostra mente. Così libera da rompere gli schemi, così flessibile da non reggersi in blocchi e allo stesso tempo imperfetta, da dare alla nostra equazione un risultato sempre diverso che non ostacoli mai il desiderio di procedere comunque.

Ed è a questo che penso ogni volta, quando immagino la vita di un italiano all’estero. Che sia a Londra, New York o Bangkok. Quelli che forse non avevano sogni grandi, ma il bisogno di non sentirsi dire che la realtà spesso tradisce l’immaginazione. Quelli che hanno avuto il desiderio di sperimentare una via alternativa, in cui il terreno calpestato non sarà spesso d’oro colato ed i risultati non come vasi di Pandora, ma dove niente è già pianificato se non sia tu ad imporlo come condizione d’esistenza. Dove c’è il rischio di rinchiudersi in schemi, ma da cui è più semplice fuggire per gettarsi in una mescolanza di colori ed idee che non generano un unico risultato, ma così tanti da poterlo scegliere e non arrendersi se ci appaia imperfetto, piuttosto assumere per vero che è la vita, sempre, a non ammettere perfezioni assolute, per non tradire l’esigenza di sentirsi vivi sul serio. Dove non poniamo parentesi perché tutto frutto di quel risultato, anche ciò che possa apparire meno importante.

Ed è a questi aggettivi che penso con uno sguardo rivolto a questa rubrica e a questo spazio virtuale in generale. Libero, irriverente, non organizzato per schemi, né il risultato perfetto di nessuna equazione. Ma solo un contenitore di idee e di notizie che danno forma alla voce di chi crede che la propria mente abbia il dovere di creare e sfuggire da ciò che sappia di un prodotto precostituito. 

Questa rubrica lo è stata sin dal principio. E come qualsiasi cosa che non segue regole, molto spesso è stata imperfetta. Ma a me è sempre piaciuta l’idea che lo fosse. In caso contrario, non avrebbe potuto raccontare talvolta in toni nostalgici, altre ironici, ancora altre documentare o commentare, porzioni di vite.

libertà_aSono questi gli aggettivi giusti da utilizzare, perché è così che può descriversi la vita di un italiano che abbraccia un’idea e la porta avanti, ovunque questa la conduca, oltremanica o anche oltre i confini oceanici: una mescolanza che non segue blocchi, libera dagli schemi, una lunga equazione senza parentesi. Imperfetta, perché abbiamo imparato che la perfezione non esiste e che anche i nostri sogni non lo sono, al punto che capiremo quanto valga sempre la pena tentare.

La rubrica #QuiLondra vi aspetta a settembre ed intanto faccio a voi ed anche a me stessa lo stesso augurio con cui ho iniziato questa esperienza: Let it be.

Antonia Di Lorenzo

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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