#QuiLondra – Sentirsi a casa é possibile ovunque

Quando ho cominciato a scrivere avevo otto anni. Quando ho cominciato sul serio, ne avevo già più di venti. Quando e se ci sono riuscita, ancora non lo so.

Ma da quando sono arrivata a Londra, sono riuscita a risalire al perché e al come l’abbia fatto. 

IMG_3332Perché esistono luoghi che ti afferrano per fare di te ciò che vuoi essere.

Non sono il prodotto di strade asfaltate, di tetti spioventi, o di grattacieli così alti da non riuscire a vederne la fine.

Sono le persone, con le loro movenze, i loro sguardi, le loro smorfie facciali, le loro parole ed anche i loro silenzi. Sono il prodotto di vicissitudini, nel loro modo di prendere forma e d’un tratto sparire, per poi assumere nuovi contorni. Sono le linee di paesaggi incontaminati, la brezza mattutina, l’erba fresca, il rumore del vento ed il silenzio notturno.

Sei tu. Quando mescoli tutto e te lo fai entrare dentro, come quel luogo in cui avrai sempre il privilegio di tornare, pur restando fermo.

Ed é per questo che non importa dove ci si trovi. Se su di una spiaggia in Thailandia, o a bere una tequila nel peggior bar di Caracas. Se in una caotica metropoli, o in una cascina di campagna. Se in una cittadina del Sud, del Centro o del Nord Italia. Se in una città diversa da quella in cui tu sia cresciuto, ma che hai imparato a chiamare casa. Perché in fondo, siamo tutti sotto lo stesso cielo.

Ed é questo che ho imparato, mentre scrivevo il mio romanzo. Ed é per questo che più del vederlo pubblicato, per me scriverlo é stata l’esperienza più bella che potessi vivere. Perché mentre scrivevo trovavo risposte alle mie domande, prima di capire che spesso si conosce già tutto quello che vorremmo conoscere, ma la sfida più grande sta nel rispondere a qualcosa che qualcun altro non sarebbe stato in grado di dirci.

Dunque non credo che sia necessario conoscere il quando, il come ed il perché delle proprie azioni. Occorre sentirle. Con una valigia alla mano o forse più di una. Con le aspirazioni che traboccano e che non desideriamo più vanificare. Con la consapevolezza che un giorno riusciremo a chiamare casa anche quella verso cui ci siamo diretti senza alcuna aspettativa concreta, quella costruita mettendo un mattone alla volta, quella che ci insegni quanto la costanza sia un ingrediente necessario quanto tutto il resto, quella che dista pochi chilometri, o qualcuno in più. Perché alla fine impariamo a costruirci dentro una casa, per farvi ritorno ogni giorno.

IMG_3069 (1)Ed é per questo che quando qualcuno, dall’altra parte, ci chiede “allora, quando torni?” io immagino un ritorno differente. Quello che non consiste in uno spostamento fisico che abbia come meta un luogo fisicamente esistente. Consiste piuttosto nel restare fermi, accettando di inglobare quanto l’ambiente circostante ci stia offrendo. Quel luogo in cui non esistono orologi, né calendari. Non si corre sulle scale mobili per fiondarsi nel primo vagone della metropolitana o non si aspetta un treno in ritardo alla stazione. Quel viaggio che si pone come meta non un luogo fisico, bensí una condizione, quella dello star bene con se stessi, ed un solo volto: il nostro.

Perché tornare non implica necessariamente voltarsi e dirigere i propri passi verso la direzione di partenza, ma é anche questo: riscoprirsi, ricrearsi, mettere ordine, ovunque sia possibile farlo. Tornare lì, in quel luogo segreto dell’anima dove non possiamo più perderci.

Allora forse si può sempre tornare, e non sarà mai l’ultima volta. Perché quel luogo può essere a due passi da noi, dentro di noi.

Mi auguro che chi mi legga possa dare un’occhiata al mio sito internet per scoprire i dettagli del mio romanzo Quando torni? disponibile in formato ebook su Amazon, Itunes, Kobe, Smashwords, Scribds, Barnes&Noble e lulu.com , su quest’ultimo anche in versione cartacea.

Noi ci rivediamo martedì prossimo per ricominciare la stagione della rubrica #QuiLondra.

Intanto potete anche seguirmi qui.

Antonia Di Lorenzo

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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