#QuiAustralia – Stop alle miniere di Carbone, mate!

Se l’Australia avra’ successo nel suo progetto di duplicare la sua esportazione di carbone, gli interventi mondiali per affrontare il cambiamento climatico falliranno.

Si apre con questa frase il sito http://www.nonewcoalmines.org.au il quale supporta la campagna per ridurre l’impatto delle miniere di carbone, colpevoli del devastante cambiamento climatico. A pochi giorni dalla conferenza di Parigi, il mondo si sta mobilitando per chiedere a gran voce soluzioni concrete e non effimere. Australia inclusa. Tuttavia, secondo la campagna NoNewCoal Mines, l’Australia vuole che I dialoghi della conferenza sprofondino nel nulla e sta lavorando molto in questa direzione.image

Il motivo e’ semplice. Nel mercato del carbone, possiede piu’ azioni dell’Arabia Saudita. E’ sta programmando di espandere le esportazioni nei prossimi decenni. Le nuove miniere in progetto sono molto piu’ grandi di quanto gli australiani possano comprendere. Una di queste, della lunghezza di 40 chilometri, coprirebbe tre volte la capitale francese.

La miniera Carmichae, ad esempio, produrrebbe 40 milioni di tonnellate di carbone all’anno e piu’ di 2 miliardi nell’arco della sua attivita’. E’ abbastanza per costruire una strada di 10 metri di larghezza , 1 metro di profondita’ e 200 mila chilometri di lunghezza, girando 5 volte attorno al mondo. E questa e’ solo una delle miniere progettate. Ci sono altre tre miniere proposte della stessa dimensione e altre 80 piu’ piccole. L’Indonesia, uno dei principali partner australiani, ha la stessa idea. Ovviamente.

Il presidente di Kiribati, Anote Tong, in visita alla Melbourne University il 18 novembre, e’ uno dei piu’ autorevoli politici contro l’apertura di nuove miniere di carbone. La sua motivazione e’ altrettanto limpida: arcipelaghi come il suo Paese, uno dei tanti sparsi in Oceania, scomparirebbero se la temperature si alzasse di “solo” 2 gradi. Come gia’ successo in passato, il president Tong ha chiesto a gran voce di fermarsi prima che sia troppo tardi. Lo gridera’ ancora alla conferenza parigina.

image61 australiani noti e auterevoli, tra cui il campione di rugby (sigh! Il popolo ascolta piu’ uno sportivo che uno scienziato, ma ben venga) David Pocock, sostengono il documento firmato al Pacific Island Development Forum, guidato da Kiribati. Inoltre, hanno firmato una lettera aperta per il presidente Hollande e gli altri capi di stato presenti in Francia, in cui appoggiano le ragioni della moratoria.

Secondo il politico del piccolo arcipelago, ci sono cinque ragioni per cui ne abbiamo bisogno:

1. Per limitare il riscaldamento, la maggiore parte del carbone deve rimanere nel suolo, come dichiarato da molti scienziati;
2. correggere gli attuali prezzi bassi del carbone, i quali incoraggerebbero il suo uso;
3. creare un nuovo consiglio di amministrazione tra le miniere di carbone in carica e la loro forza lavoro;
4. reindirizzare il capitale da attività rischiose e garantire sicurezza nella transizione energetica;
5. spiegare il tutto in modo chiaro e semplice con una sola voce che unisca i numerosi sforzi sparsi in varie parti del mondo.

È tempo che anche l’Australia prenda posizione…

Matteo Preabianca
http://www.matteoteachesitalian.com
Twitter: @mteachesitalian

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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