#QuiLondra – Ricorda di devastarti il venerdì come fosse una domenica a pranzo da tua nonna

Tempo fa un tale di nome Mosè ha ricevuto delle tavole allo scopo di diffondere dei comandamenti, per la precisione dieci. Tra questi, quello di ricordarsi di santificare le feste.

Non so come, quando IMG_2988e perché sia accaduto. Sarà per le divergenze linguistiche che ad un certo punto tra il popolo anglosassone si è giunti ad una rivisitazione: ricordati di sfasciarti il venerdì. Gli hanno persino attribuito un nome: binge drinking, ossia quell’abitudine oramai consolidata di ritrovarsi in un pub nel weekend allo scopo di uscirne devastato.

Se ci pensate, anche il barcollare pur tenendo ben fermo il braccio destro che impugna un bicchiere dal profumo di malto d’orzo (e magari al contempo anche il sinistro) prima di accasciarsi sul suolo di un pub qualunque dalla superficie appiccicosa, meriterebbe la stessa aurea di santificazione. In fondo, vale lo stesso effetto del sentirsi in paradiso, pur passando prima per i piedi di Pilato.

Un giorno da ricordare, prima delle cinque del pomeriggio, quando gli uffici chiudono e ti senti in diritto di dimenticare anche la tua data di nascita, in un pub nei pressi del tuo posto di lavoro, dove tutto ha un retrogusto di malto d’orzo. Le pareti, il bancone, le sedie, il rutto libero del vicino, il tuo per compensare.

Ultimamente volevo essere protagonista di una qualche esperienza estrema. Così, dopo aver già sperimentato la coabitazione con dodici persone, rassegnata all’assenza delle spine nei bagni e all’esistenza di rubinetti separati, ho deciso di sperimentarne un’altra: accettare di andare al pub con i tuoi colleghi inglesi dopo il lavoro, di venerdì. Come una sorta di rito d’iniziazione o un battesimo, come preferite.

Prima di allora, la mia vita londinese è sempre trascorsa pensando che tra un giorno o l’altro non ci fosse una gran differenza. Prima di appurare che sul mio nuovo posto di lavoro vige una regola ferrea che riguarda proprio il dress-code: no jeans, né scarpe da ginnastica dal lunedì al giovedì, il venerdì è libero.

IMG_3066Ed è in questa concessione di libertà che si consuma la tragedia, sin dalle prime ore del mattino, quando apri gli occhi con la consapevolezza che sia il giorno della santificazione e puoi accantonare certi abiti per indossarne altri. Per me vale la regola del jeans con le converse. Qualcun altro invece la interpreta come se più che prepararsi ad un binge drinking si stesse accingendo ad un bumping jumping. Bermuda, calzettoni bianchi, scarponcini da sciatore.

Anche nella mia palestra il venerdì non ci sono corsi. L’unico cui puoi partecipare è un corso intensivo di bicipiti e tricipiti a suon di bicchieri, fin quando siano ancora pieni.

Ed è proprio in bermuda con una temperatura esterna di cinque gradi centigradi, ingurgitando la settima birra, che impari a conoscerli meglio e a farteli piacere di più. Perché è alle prese con lo sfacelo del proprio fegato che, assottigliando distanze e differenze anagrafiche, ti confesseranno la verità: quanto desiderino una promozione, quanto amino il proprio lavoro, quante notti a settimana sognino di stringere al capo un cappio al collo, quanto odino questa città o quanto, piuttosto, abbiano imparato ad amarla. Come chi per qualche ora sceglie di togliersi la corazza robotica e di indossarne un’altra, una più autentica: quella di esseri umani che in quanto tali apprezzano e disprezzano allo stesso tempo.

E mentre se lo gridano in faccia ad un bancone, o in piedi su di una sedia invitando tutti a fare l’ennesimo brindisi della serata facendo diventare la cravatta una fascia sulla testa come fosse una nuova moda giovanile, c’è soltanto una cosa che tu, da straniero, non devi assolutamente fare: dire loro che non bevi.

Equivale a ricevere la stessa reazione di una nonna, meglio se del Sud Italia, che ogni domenica ti prepara le polpette al sugo e tu alla decima ammetti di essere sazia. Un’espressione così contrariata che potrebbe farti saltare il prossimo invito a pranzo, così come tra le pareti che emanano una fragranza di malto d’orzo potresti giocarti il tuo posto di lavoro.

Ricordati quindi di santificare il venerdì, quasi come le polpette ed il ragù di tua nonna.

Noi ci rivediamo tra due martedì con la rubrica #QuiLondra.

Intanto, potete seguirmi anche qui.

Antonia Di Lorenzo

autrice di Quando torni? – un romanzo sugli italiani in Regno Unito

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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