#QuiLondra – Una città che fa diventare adulti

Solo qualche giorno fa, ho appurato che sarei rimasta quella ragazzina che si mangiava le unghie e che indossava quella maglietta nera sbiadita per i continui lavaggi in lavatrice per lavorare in un ristorante qualunque, considerato, sempre più spesso, come la tomba delle sue ambizioni.

Ci ho pensato quando ho capito che quello che un tempo detestavo, è invece cominciato a mancarmi.

IMG_3058.jpgEd è accaduto inconsapevolmente, proprio mentre mi distaccavo da quell’immagine di me gradualmente. Passando da una maglietta nera sbiadita mai pulita abbastanza, ad i miei abiti giornalieri. Da un paio di jeans scuri, a questi ultimi che ho riservato per il fine settimana perché non mi è più consentito indossarli.

Da un paio di scarpe, in tinta con gli abiti scuri e gli schizzi indelebili di salse, comprate da Primark a scadenza mensile, a scarpe con il tacco, alto o basso, l’importante è che non siano da ginnastica. Da un ristorante, ad un grattacielo, a poi un ufficio più modesto, dove tutto funziona meglio nonostante non ci sia l’uomo alla porta che ti accompagni agli ascensori ed il lusso non sia una priorità.

Perché la verità è che pensiamo che sia sempre la volta buona, cadendo poi in errore.

Perché è certo che non sarà mai la volta buona, se invece dei passi compiuti, uno alla volta, ci fossilizziamo sulla meta del nostro viaggio, quello che sembri non avere mai un traguardo definitivo.

Ma c’è una cosa che ho imparato a mie spese, e proprio all’inizio del mio percorso, quando ancora credevo di non poter essere all’altezza di gareggiare, quando ancora guardando le donne in tailleur e tacchi a spillo in metropolitana, mi convincevo che in fondo preferivo indossare le scarpe dalla suola consumata per poter affrontare meglio la corsa giornaliera tra un vagone e le scale mobili. Quando ancora ero l’unica tra le mie amiche a non comprare smalti.
Che non sarà mai abbastanza. Che non siamo esseri speciali il cui destino sta attendendo il verificarsi di qualcosa di meravigliosamente più grande solo perché lo dice l’oroscopo di Paolo Fox. Che si può correre su un tacco dodici come se lo si stesse facendo su di un paio di suole di gomma consumate dall’impatto con l’asfalto. Che non siamo mai troppo piccoli o le nostre aspettative troppo grandi, piuttosto sono loro a rendersi più piccole e per questo più visibili man mano che il nostro cammino segnerà le nostre impronte e identificherà quella come direzione.

Che non è tutto oro ciò che luccica, per questo sarà necessario affinare tutti i nostri cinque sensi e spesso scoprire di averne anche un sesto.

Che chi non impara a conoscere e si accontenta, è destinato a rimanere sempre ultimo.

Perché se per molti la frase di Samuel Johnson, “chi è stanco di Londra, è stanco della vita”, è soltanto un’iperbole di un intellettuale da incidere su di una distesa di sabbia, per me piuttosto è divenuta un monito per andare avanti.

IMG_3082Perchè c’è una profonda verità che può suonare banale, eppure la più autentica fra tutte.

Che ci si può stancare di un vecchio paio di scarpe.

Ci si può stancare di rapporti convenevoli.

Ci si può stancare del proprio datore di lavoro.

Ci si può stancare di un lavoro che consideriamo essere non alla nostra portata.

Ci si può stancare di una camera da letto condivisa con un estraneo.

Ci si può stancare di indossare sempre la stessa maglietta nera con il tempo ingrigita.

Ci si può stancare di tornare a casa con la puzza dei fumi della cucina nei capelli.

Ci si può stancare nell’osservare il tempo che inesorabilmente scorre senza che quest’ultimo adotti una strategia per cambiare le cose.

Ci si può stancare della corsa sulle scale mobili per tuffarsi nel primo vagone, anche se un tempo pensavamo che non l’avremmo mai fatto.

Ma della vita no. Quella non sarà mai abbastanza. Sempre troppa da poterla prendere a piene mani.

Ed è cosí che in un giorno qualunque ti svegli e sei diventato adulto.

Ricordando ciò che eri ed osservando ciò che sei.

Con lo stesso entusiasmo di chi qualche tempo fa ha intrapreso quello che sarebbe stato molto più di un semplice viaggio.

Con lo stesso spirito di chi al desiderio ingenuo di cambiare il mondo, ha preferito la consapevolezza che sarebbe bastato cambiare prima se stessi.

Di chi alla fine si é stancato soltanto di una cosa: di avere paura di tutto.

La rubrica #QuiLondra torna tra due martedí.

Intanto potete seguirmi anche qui.

Antonia Di Lorenzo

autrice di Quando torni? – un romanzo sugli italiani in Regno Unito

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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