#QuiLondra – “Non andrei in metropolitana, meglio prendere l’autobus”

Apostrofata “Lady di Ferro” per via del suo stile, Margaret Thatcher è stata primo ministro del Regno Unito dal 1979 al 1990, periodo che coincise altresì con la rapida ascesa della produzione petrolifera del Mare del Nord.

Ma in questi giorni tutta la stampa inglese sembra essere focalizzata su di un’altra Lady che nelle ultime ore ha gettato la città di Londra in allerta terrorismo, proprio a cavallo con l’inizio del Ramadan.

PAY-Sally-Jones-kd5D-U4319048761388gmF-593x443@Corriere-Web-Sezioni.jpgSi tratta di Sally Jones, soprannominata Mrs Terror (Lady Terrore), la 45enne originaria del Kent, convertitasi all’Islam radicale e combattente tra file dell’Isis.
La donna, in passato membro di una band rock femminile, ora si fa chiamare Umm Hussain al-Britani, dopo essersi unita nel 2013 allo Stato Islamico in Siria portandosi dietro anche il figlio di quattro anni.

Rimasta vedova di un hacker dell’Isis originario di Birmingham, Junaid Hussain, ucciso in un raid aereo nel 2014, la donna risulta impegnata nel reclutamento di nuovi foreign fighters e negli ultimi giorni ha minacciato attacchi terroristici in Regno Unito, menzionando esplicitamente le città di Londra e Glasgow, dal suo account twitter.

“You all scare so easily… it only takes a few tweets, because you are pathetic England” (Vi spaventate facilmente, bastano pochi tweets, perchè Inghilterra tu sei patetica);

“But b4 I go, I just wanna say… have a nice summer” (Ma prima che vada, vorrei solo dire… buona estate);

“To be honest I wouldn’t go into Central London through June… or even July well to be honest I wouldn’t go there at all especially by Tube” (Onestamente non andrei al centro di Londra a Giugno…o anche a Luglio, ad essere onesta non ci andrei per niente specialmente con la metropolitana);

“Don’all panic…it might be better to take the bus” (Non entrate nel panico, potrebbe essere meglio prendere l’autobus);

“England BOOM :)” (Inghilterra BOOM).

Questi sono solo alcuni dei tweets prima che il suo account fosse bloccato.

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È facile pensare che si possa trattare di affermazioni deliranti di una fanatica in cerca di attenzioni. Ma la conferma che invece possa trattarsi di una seria minaccia arriva anche dall’ipotesi avallata da Michael Smith, esperto statunitense di terrorismo, secondo cui Sally Jones starebbe addestrando le donne per poter compiere attacchi terroristici in Europa – il ruolo sempre più centrale delle donne nell’organizzazione terroristica è stato sottolineato anche in una relazione dei servizi segreti italiani prima e di quelli spagnoli poi, come riportato da Il Corriere della Sera. Infatti, sembrerebbe che i documenti ufficiali dello Stato Islamico abbiano recentemente confermato la possibilità che anche le donne possano essere addestrate come kamikaze, “privilegio” che un tempo era riservato ai soli uomini.

Lady Terrore aveva già in passato manifestato la sua volontà di ritornare in Inghilterra e di voler scegliere la strada del martirio emulando le vedove cecene. Infatti, ancora scrive “I know what I’m doing. Paradise has a price and I hope this will be the price for Paradise” – So quello che sto facendo. Il Paradiso ha un prezzo e spero che questo sarà il prezzo da pagare per il Paradiso.

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In risposta alle minacce è giunto prontamente l’intervento del neo-sindaco di Londra Sadiq Khan, il quale ha chiesto a Lord Harris, capo della Metropolitan Police, di condurre un’indagine per verificare l’effettività delle misure di sicurezza della capitale a fronte di un imminente attacco terroristico, il cui resoconto dovrà essere consegnato entro l’estate.

Il fine dell’indagine è quello di capire come la città sarebbe in grado di reagire in caso di attacchi simultanei. Nonostante sembrerebbe si sia in grado di fronteggiare fino a dieci attacchi terroristici simultanei, l’allerta che incombe sulla capitale resta alta ed alimenta un clima di forte tensione.

Appena 24 ore dopo le minacce rese via Twitter da Sally Jones, due elicotteri anti-terrorismo sono stati avvistati nei cieli del pieno centro della capitale la mattina del 26 maggio. Non è chiaro se si sia trattato di un atto dimostrativo messo sù deliberatamente o invece praticato in vista di una minaccia imminente.

Noi ci rivediamo tra due martedì.

Intanto potete seguirmi anche qui.

Antonia Di Lorenzo

autrice di Quando torni? – un romanzo sugli italiani in Regno Unito

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#QuiLondra – Otto tradizioni natalizie da spiegare ad un inglese

Di questi tempi, la risposta che suona più complicata da dare è quella negativa alla domanda: “A Natale vieni in Italia?”

natale-a-Londra-PhoneForse più ingombrante di quella all’interrogativo su quali siano i nostri piani a Capodanno, che ci lascia con uno sguardo vitreo di fronte quello di chi la pronuncia, poco consapevole del peso che sta per gettare su di noi, più dei peperoni imbottiti a cena.

Perché si sa, anche i blocchi di cemento nel periodo natalizio sembrano impregnarsi della magica atmosfera natalizia in una città come la capitale britannica. Quelli che non sempre ci permettono di andare.

Gli stessi in grado di farci sentire la mancanza persino delle tradizioni che avevamo imparato a detestare. Perché, in fondo, è vero ciò che si dice in giro: che impareremo a dar valore alle cose soltanto quando non ci apparterranno più. E cominceremo a chiamarla crescita, condividendone tutti gli aspetti, il primo fra tutti rendere ricordi quello che non si può portare con sé.

Così ho pensato ad un modo originale per spiegare ad un inglese il nostro concetto del Natale. Cosa siamo disposti a perdere pur di restare nella terra del Fish&Chips.
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#QuiLondra – Ricorda di devastarti il venerdì come fosse una domenica a pranzo da tua nonna

Tempo fa un tale di nome Mosè ha ricevuto delle tavole allo scopo di diffondere dei comandamenti, per la precisione dieci. Tra questi, quello di ricordarsi di santificare le feste.

Non so come, quando IMG_2988e perché sia accaduto. Sarà per le divergenze linguistiche che ad un certo punto tra il popolo anglosassone si è giunti ad una rivisitazione: ricordati di sfasciarti il venerdì. Gli hanno persino attribuito un nome: binge drinking, ossia quell’abitudine oramai consolidata di ritrovarsi in un pub nel weekend allo scopo di uscirne devastato.

Se ci pensate, anche il barcollare pur tenendo ben fermo il braccio destro che impugna un bicchiere dal profumo di malto d’orzo (e magari al contempo anche il sinistro) prima di accasciarsi sul suolo di un pub qualunque dalla superficie appiccicosa, meriterebbe la stessa aurea di santificazione. In fondo, vale lo stesso effetto del sentirsi in paradiso, pur passando prima per i piedi di Pilato.

Un giorno da ricordare, prima delle cinque del pomeriggio, quando gli uffici chiudono e ti senti in diritto di dimenticare anche la tua data di nascita, in un pub nei pressi del tuo posto di lavoro, dove tutto ha un retrogusto di malto d’orzo. Le pareti, il bancone, le sedie, il rutto libero del vicino, il tuo per compensare.

Ultimamente volevo essere protagonista di una qualche esperienza estrema. Così, dopo aver già sperimentato la coabitazione con dodici persone, rassegnata all’assenza delle spine nei bagni e all’esistenza di rubinetti separati, ho deciso di sperimentarne un’altra: accettare di andare al pub con i tuoi colleghi inglesi dopo il lavoro, di venerdì. Come una sorta di rito d’iniziazione o un battesimo, come preferite.
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#QuiLondra – Sentirsi a casa é possibile ovunque

Quando ho cominciato a scrivere avevo otto anni. Quando ho cominciato sul serio, ne avevo già più di venti. Quando e se ci sono riuscita, ancora non lo so.

Ma da quando sono arrivata a Londra, sono riuscita a risalire al perché e al come l’abbia fatto. 

IMG_3332Perché esistono luoghi che ti afferrano per fare di te ciò che vuoi essere.

Non sono il prodotto di strade asfaltate, di tetti spioventi, o di grattacieli così alti da non riuscire a vederne la fine.

Sono le persone, con le loro movenze, i loro sguardi, le loro smorfie facciali, le loro parole ed anche i loro silenzi. Sono il prodotto di vicissitudini, nel loro modo di prendere forma e d’un tratto sparire, per poi assumere nuovi contorni. Sono le linee di paesaggi incontaminati, la brezza mattutina, l’erba fresca, il rumore del vento ed il silenzio notturno.

Sei tu. Quando mescoli tutto e te lo fai entrare dentro, come quel luogo in cui avrai sempre il privilegio di tornare, pur restando fermo.

Ed é per questo che non importa dove ci si trovi. Se su di una spiaggia in Thailandia, o a bere una tequila nel peggior bar di Caracas. Se in una caotica metropoli, o in una cascina di campagna. Se in una cittadina del Sud, del Centro o del Nord Italia. Se in una città diversa da quella in cui tu sia cresciuto, ma che hai imparato a chiamare casa. Perché in fondo, siamo tutti sotto lo stesso cielo.
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#QuiLondra – Italians in London: liberi ed imperfetti

Quando siamo piccoli abbiamo pressappoco tutti il desiderio di cambiare il mondo, e data l’ingenuità con la quale ci rapportiamo alla realtà, nutriamo dei sogni che col tempo impareremo a ridimensionare, perché ci insegnano che non è sempre possibile realizzare quello che da piccoli immaginavamo.

10537094_10206507386833094_5258234806829164765_nAllora saremo consapevoli della necessità di inserirci in uno schema, con tante parentesi cui si presta poca attenzione, perché generalmente contengono solo un’esplicazione di quello che è stato scritto prima o dopo, dicono.

Vivremo in blocchi: la scuola prima, il lavoro poi, il matrimonio ed una famiglia forse. Se l’equazione precedente abbia dato il risultato sperato per poter procedere al segmento di vita successivo.

Nessuno però ci insegna che se non siamo abbastanza bravi in matematica da poter ridurre tutto il contenuto di una vita a schemi, blocchi ed equazioni che inevitabilmente riproveremo tante volte giungendo sempre allo stesso risultato imperfetto, ci sono delle altre alternative. Nessuno ci insegna che queste ultime non sono precostituite, ma possono essere il risultato di una nostra creazione, dove il contenuto non è già pianificato, ma lo si articola man mano, al ritmo della nostra mente. Così libera da rompere gli schemi, così flessibile da non reggersi in blocchi e allo stesso tempo imperfetta, da dare alla nostra equazione un risultato sempre diverso che non ostacoli mai il desiderio di procedere comunque.
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#QuiLondra – Luca Caló: da Lecce al successo di Britain’s Got Talent in tacchi a spillo

“Mi chiamo Luca, sono italiano e vivo a Londra. Lavoro in un pub a Soho ma il mio sogno é quello di diventare una superstar.” Un vero e proprio antidoto contro il malumore ed un mix di grinta ed ottimismo in grado di trascinare chiunque: é cosí che Luca Calò, un ventitreenne originario della provincia di Lecce, si presenta alle telecamere del Britain’s Got Talent, uno dei programmi televisivi più attesi della stagione, danzando con incredibile disinvoltura su di un paio di tacchi a spillo.

britain's got talent luca calo“Voglio solo rendere felici gli spettatori con quello che faccio”, dice alla giuria che gli siede di fronte durante i provini.

Dopo aver vissuto il primo anno a Bournemouth lavorando in un albergo e poi in una gelateria, proprio lí dove scopre la sua passione per i tacchi a spillo e matura l’abilità nel ballarci con inviabile maestria, Luca decide di trasferirsi a Londra dove punta ad entrare nel mondo della moda e dello spettacolo. Dopo alcuni servizi fotografici e sfilate, decide di inviare la sua candidatura al Britain’s Got Talent.

Mi é sempre risultato naturale ballare e da qualche tempo ho anche iniziato a seguire lezioni di canto. Quando andavo a ballare in qualche locale con i miei amici spesso mi rendevo conto di fare spettacolo pur non facendolo di proposito. Molte persone si complimentavano con me. Una volta una ragazza mi incoraggiò a partecipare al programma, così mettendomi questa pulce nelle orecchie ho pensato che avrei potuto tentare. E alla fine ci sono riuscito.”
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#QuiLondra – I dodici insegnamenti della vita londinese

Nove mesi fa iniziavo con una penna virtuale a dare voce in questo spazio settimanale ad una realtà che stavo imparando a conoscere e che tuttora esploro con lo stesso entusiasmo di una bambina che alla domanda sul cosa desidera fare da grande, risponde con sfrontata ingenuità di voler fare l’astronauta.

Dopo nove mesi, in cui il martedì si spogliava straordinariamente del suo essere geneticamente un lunedì elevato alla seconda, ammetto di non essere ancora diventata un’astronauta, né di conoscere ogni singolo dettaglio che carica questa terra di un fascino ammaliante quanto tagliente. Ma ho assunto la consapevolezza che la navicella su cui salpare posso anche crearmela da sola, a ritmi graduali che spesso potrebbero rivelare una realtà statica, ma invece ci si muove comunque: con la fantasia che é sintomo di quell’entusiasmo che faremo bene a non abbandonare mai. Nello spazio ancora non ci sono arrivata, ma in quella che spero mi ci porterà ho già infilato il piede destro. Ho capito che di imparare non si smette mai, quasi quanto il costruire.

Cabine téléphonique et bus rouges à Londres (UK)Questi mesi raccontano di passione e di una straordinaria carica di entusiasmo dettata dallo stare insieme, dal creare qualcosa che sia destinato prima che agli altri, un po’ anche a noi, di far parte dello stesso circuito di passanti che forse non si incontreranno mai, ma condividono lo stesso destino: il desiderio di creare cose belle. Quelle che sono possibili ovunque, perché l’importante è quello che ci portiamo dentro.

Come omaggio a chi mi segue e chi ancora lo farà forse, vi propongo un sunto di tutto quello che da queste pagine virtuali abbiamo imparato o forse no, insieme.

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