#QuiLondra – Perché la vita è un viaggio…

“Finalmente siamo partiti”, esclamò lei sull’aereo che li avrebbe condotti verso una nuova vita. Nei suoi occhi, in quegli occhi, il sogno di una vita. Lì, ad un passo. Anzi: uno step, giusto per prendere confidenza con la lingua che li avrebbe accompagnati, ogni giorno, nei mesi successivi.

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Entrambi stavano scappando da qualcosa: una realtà che non apparteneva più ai loro sogni. Una realtà che non poteva più contenere i loro sogni. Lui era eccitato, innamorato e sognante quanto basta per essere sicuri di sé. Lei accecata dalle luci della City e felice forse più di lui. Due grandi valige, quelle per un lungo viaggio. Si partiva dalla Sicilia, poi scalo a Roma per arrivare all’aeroporto di Heatrow in serata.

Irene Grandi li aveva avvisati: “Prima di partire per un lungo viaggio, porta con te la voglia di non tornare più”. Quei due ragazzi, forse, non l’avevano ascoltata fino in fondo.

Sud Italia, Sicilia. Giovani laureati. La determinazione di arrivare fino in fondo all’obiettivo. La voglia di sentirsi realizzati: riuscire a trovare lavoro nel proprio settore nella capitale d’Europa. L’inglese non quello del “Noyo volevam savoir…” di Totò a Milano, ma neppure quello di Mark Zuckerberg. Tempi diversi dall’emigrazione con la valigia di cartone dei nostri trisavoli. Tempi di iper specializzazione.image

Ricordo che lui aveva investito tutti i suoi risparmi in quello step di vita, come molti altri suoi coetanei che cercavano fortuna altrove: perché nemo profeta in patria. Si andava non a studiare inglese ma a specializzarsi all’università (privata). Solo che nessuno aveva raccontato loro di quanto potesse essere competitiva una realtà come quella londinese. Da ingenui, si contava solo sulle proprie capacità.

Un modesto hotel di fronte ai giardini di Norfolk Square fu la loro casa per quel weekend, uno dei pochi che i due ragazzi trascorsero insieme col solo pensiero di visitare la città. E poi via col giro turistico, delle case. Prima un grattacielo ad Edgware Road. Poi Aldgate East, dove i due decisero di partire con la loro nuova vita. Anche se quella reale si sarebbe svolta tra Maida Vale e le scuole di Holborn, a due passi dal British Museum.image

Un appartamento ben tenuto, su due piani, in condivisione con altri due ragazzi, anche loro italiani ma quasi mai in casa. Era a due passi da Tamigi e dal Tower Bridge, dove si andava a fare running quando le temperature lo consentivano.

La serenità di un pomeriggio a Greenwich. I giri in bicicletta dentro Hyde Park e quel bar, a due passi dal lago nei Kensigton Garden. E la statua di Peter Pan, per lui che non era ancora pronto a crescere. Le panchine con gli scoiattoli del St. Jame’s Park. I pavoni del giardino giapponese di Holland Park, di sabato, dopo il mercatino di Portobello.

Osservavano e scattavano foto come turisti, a volte dimenticandosi di essere ormai citizens. Una dimensione mentale che avrebbe certamente fatto la differenza col tempo. Nelle giornate frenetiche e di pioggia.image

Quello fu un periodo che i due giovani avrebbero portato dentro come un marchio indelebile per tutta la loro vita. Un marchio di fabbrica: expat, handle with care. Perché anche chi torna, poi, non dimentica di essere stato Cosmopolitalians. Non sapevano come sarebbe andata a finire, e neppure chi scrive in questo momento conosce la fine di quella storia. Ma stavano finalmente vivendo. E questo, in fondo, in quel momento, era tutto ciò che desideravano.

@HermesCarbone

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Cosmopolitalians – Valerio Lollini: “Vi spiego dove trovare lavoro a Londra”

Sono più di 500 mila gli italiani che oggi affollano Londra alla ricerca di una nuova vita fatta di opportunità e meritocrazia. E la parola speranza, in esodi di queste proporzioni, spesso fa rima con truffa. Valerio Lollini, oggi CEO di TruffeaLondra.com, ha iniziato la sua avventura inglese proprio così: da truffato.

Valerio, Cosmopolitalian from London dal 2001

Valerio Lollini, Cosmopolitalian from London

Ma partiamo da undici anni fa, quando Valerio, oggi 38enne, arrivò in Inghilterra: “Ad un futuro incerto come informatico in Italia, nel 2004 ho preferito Newcastle. Ero giovanissimo, pieno di speranze e sogni, ma non parlavo l’inglese. Per lavorare subito e accelerare i tempi, su consiglio di un amico, mi rivolsi ad un’agenzia dedita al caporalato: 80 sterline da pagare per ottenere un lavoro da cameriere in un ristorante italiano”.

Valerio, ingenuo come tanti nuovi Italians of London, ci cascò. Ed è questo uno dei motivi che lo hanno spinto a diventare oggi uno scam hunter di professione: “Grazie a TruffeaLondra.com, moltissimi italiani hanno evitato di essere truffati da agenzie che spuntano come funghi a Londra, offrendo lavoro e alloggio in cambio di soldi. E sono contento di poter rappresentare un punto di riferimento per tanti di loro. Ovviamente, il mio aiuto è gratuito”.

Ma Londra significa comunque opportunità. Anche se l’Italia manca. “L’italia è il posto più bello al mondo – dice Valerio – , mi manca il cibo, l’aria e il cielo, ma soprattutto i mie nipotini. E spero di tornare a viverci un giorno. Se tornassi indietro, però, partirei lo stesso. Vivere qui è anche continue chance lavorative”.

Oggi Valerio Lollini, oltre a ricercare le truffe ad opera di italiani ed indiani, lavora come sistemista informatico su alcuni progetti internazionali, un ruolo che non avrebbe potuto ricoprire in Italia. Ambientarsi non è comunque stato facile: “L’aspetto più duro all’inizio sono la lingua ed il clima, ma anche rinunciare a piccole cose e convivere con persone a volte non proprio simpatiche”.

Tra l’Italia ed il Regno Unito, per Valerio resta un gap difficilmente colmabile con l’immobilismo politico degli ultimi decenni: “La cosa che balza agli occhi quando torno in Italia, è la sensazione che sia tutto immobile: capita spesso che parli con amici e mi rendo conto di quanto siano indietro e poco inclini al cambiamento. Il messaggio che arriva ai giovani, soprattutto dalla classe dirigente, è che tutto deve restare per com’è”.1957986_3988680771860_930397832_n

“Di questo Paese che mi ha dato un futuro – prosegue Valerio – apprezzo la puntualità e l’efficienza, dal lavoro ai mezzi di trasporto che ti consentono di fare a meno dell’auto. Ma servono tanti soldi per vivere: se uno crede di prendere casa da solo, deve poter fare affidamento su un budget non inferiore alle 2500 sterline mensili. Londra, negli ultimi anni, – considerando l’enorme flusso di stranieri giunto in città in cerca di una vita – è divenuta carissima; mentre gli stipendi non seguono la stessa velocità”.

Sul lavoro. “Esistono opportunità di lavoro per chi non conosce la lingua, ma considerando i molti italiani che stanno arrivando – l’Ambasciata parla di un flusso di 500.000 italiani tra residenti, studenti e Italians di passaggio – è meglio se c’è già una buona preparazione di base. Per gli informatici anche con poco inglese si potrebbero avere possibilità. Oppure sfruttare i lavori nei call center, che pagano anche 1500 sterline e che restano una valida alternativa. Nei ristoranti è ormai diventato impossibile trovar lavoro, ma nel campo del marketing, grafica, video, informatica il mercato va ancora molto bene”.

@HermesCarbone

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#QuiLondra – Caro David Cameron ti scrivo perché…

Caro Premier Cameron,

David_Cameron,_London,_Saturday,_7_January,_2012Suppongo che questa mia lettera non le giungerà mai a destinazione ma le scrivo comunque, perchè sarebbe come non andare a votare perchè tanto si conosce già l’esito delle elezioni. Le persone votano comunque in virtù di un loro diritto sacro ed inviolabile, così come lo è quello di esprimersi senza peli sulla lingua.

Appartengo a quel ceppo di persone residenti entro i confini del territorio britannico ma provienienti da uno di quei Paesi appartenenti a quel “mostro” chiamato Europa che lei minaccia di abbandonare. Sì, appartengo proprio a quel flusso indecifrabile di Italiani cui lei desidera dare un calcio al fondoschiena un giorno sí, e l’altro pure. Non lo dice apertamente. Sarà per quel gene britannico che le impedisce, per sua fortuna, di omologarsi ai politici italiani che non brillano certo per diplomazia: loro vorrebbero spingere gli africani dai barconi, ma qualcuno di loro lo dice senza perdersi in perifrasi.

Non le scrivo in nome di tutti, ma a nome mio, pur essendo cosciente che la mia idea potrebbe forse essere accolta da molti appartenenti allo stesso “ceppo”.

Quindi quando dirò “io”, immagini che ci sia un “noi” costituito da circa un mezzo milione di persone.
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Siamo sicuri che Londra sia così diversa dall’Italia?

Quando ho lasciato l’Italia sapevo che il mio percorso non sarebbe stato facile. Prima in Germania e poi in Inghilterra, ero convinta di lasciarmi indietro quel sistema italico mal organizzato e deludente dal quale tutto, prima o poi, scappano. Mi sbagliavo.

Abito a Londra da due anni e spesso mi riecheggia nella mente la frase ‘tutto il mondo è paese’ che può suonare come un cliché ma non c’è proverbio più veritiero. Nonostante il Regno Unito sia noto per la sua meritocrazia e le sue svariate opportunità, dopo un po’ di tempo che ci vivi ti accorgi che non tutto è proprio cosi impeccabile.

Sorvoliamo la qualità del clima o del cibo, noti ormai a tutti, e parliamo di fattori importanti. Aziende che non pagano, continui traslochi e sanità che, anche se gratuita, non è poi del tutto raccomandabile. Conosco persone che sono dovute tornare in Italia a curarsi a causa della negligenza di medici o di strutture ospedaliere. E’ una lotta continua.10559764_10205688792408745_7878096639352356923_n

Le case? Sembra un terno a lotto. Durante il mio soggiorno londinese ho traslocato ben sei volte. I motivi sono tanti: costo dell’affitto, coinquilini sgraditi, distanza eccessiva dai mezzi di trasporto in case il più delle volte fatiscenti e dove la pulizia è solo un dettaglio. Inoltre, in questo momento, il mercato immobiliare britannico è più attivo che mai. Sono aumentati imprenditori o privati interessati ad investire negli immobili della capitale. Ciò significa maggiori vendite e di conseguenza maggiori sfratti. Io, ad esempio, sono stata sfrattata con solo una settimana di preavviso dal mio proprietario solo perché il nuovo acquirente aveva una certa fretta di inaugurare la sua nuova casa.

E il lavoro? In questo il mercato britannico fortunatamente è molto vario. Da un lato ci sono le grandi multinazionali o aziende con le quali stipuli un regolare contratto e hai la possibilità di assicurarti una carriera ricca di successi con tanto di promozioni. Dall’altro ci sono quelle aziende che a prescindere dalla stipulazione di un contratto ti creano soltanto problemi come ritardi o, addirittura, mancati pagamenti dello stipendio o della malattia. Altre invece ti pagano ma sul conto ti ritrovi una cifra diversa da quella pattuita.

E’ una giungla. In più ci si aggiunge i costi e la frenesia della grande metropoli. Corse forsennate per ‘acciuffare’ la metro e, una volta salita, diamo il via alla trasformazione in sottiletta trattenendo anche il fiato. E si, ‘This is London’, meta sempre più ambita da giovani, professionisti e famiglie che si rifugiano nella capitale londinese in cerca di successo, sogni e felicità. Quanti di loro li troveranno qua?

Juli Piscedda (Freelance journalist, ex blogger di #QuiLondra)

#QuiLondra – Le nove caratteristiche degli inglesi che imparerai a detestare

Tempo fa qualcuno ha paragonato l’emigrazione degli italiani a Londra a coloro che tentano la salvezza nel raggiungere Lampedusa: al posto dei gommoni, ci sono le low cost, dicevano.

20140712_mindthegapStando alla cronaca recente, può sembrare un eufemismo azzardato. Le low cost non ti offriranno lo spuntino, ti fanno pagare il bagaglio in stiva quasi quanto il prezzo originario del biglietto, ti faranno atterrare in aeroporti locati quasi al confine con la Francia o la Scozia, ma a Londra approdi sano e salvo. A meno che qualcuno in cabina di pilotaggio non abbia deciso di suicidarsi. In quel caso, sei fregato anche tu.

Ma ad essere onesti, gli inglesi ci accolgono senza troppi freni. Ci aprono le porte di casa propria e noi ci accomodiamo senza fare troppe cerimonie.

Cercheremo di seguire un codice morale che ci insegni ad amare questo Paese, a mostrargli rispetto, manifestando una sorta di atteggiamento reverenziale. Come quando eri bambino e tua madre ti diceva di mostrare affetto nei confronti del tuo fratellino ancora troppo piccolo. Magari ti rompeva i giocattoli nuovi, ma tua madre ti impediva di schiaffeggiarlo anche se avessi voluto farlo. In fondo, sarai stato piccolo anche tu.

Dunque anche noi accoglieremo loro come parte della nostra famiglia. Talvolta penseremo sia un fratello da prendere come esempio, altre fantasticheremo sull’idea di strozzarlo nella culla.

Ed è per questo che ho stilato per voi una lista delle peggiori caratteristiche del popolo inglese che impareremo, col tempo, a detestare.
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